lunedì 30 gennaio 2006

D@di è anche su Skype!


Novità!
Da oggi, oltre che su Msn (dsemeraro81@hotmail.com) puoi contattarmi anche su Skype! Il mio nickname è "Daniele_Semeraro"!
Inoltre, nella mia galleria di foto su Flickr.com puoi guardare alcune foto pubbliche (prettamente "turistiche") del mio viaggio a Parigi.

Atenei, rischio invecchiamento: "Pochissimi i docenti giovani"


Una ricerca, in edicola domani con il mensile "Le Scienze",
mette in luce un forte squilibrio nel mondo accademico italiano


Università, troppi prof anziani
in arrivo uno "tsunami demografico"


Lo studio: "Così il nostro sistema è privato di professori
e ricercatori nell'età della loro maggiore creatività scientifica"


ROMA - "Uno tsunami demografico si sta propagando nell'università italiana". È un grido d'allarme quello lanciato da Stefano Zapperi (ricercatore del CNR - Istituto nazionale di fisica della materia) e Francesco Sylos Labini (del Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi di Roma) nelle pagine del mensile "Le Scienze" in edicola domani. Nel mondo accademico italiano, secondo la ricerca, si starebbero per abbattere le conseguenze del forte squilibrio demografico tra i docenti in ruolo.

Spesso si parla della difficoltà dei giovani a inserirsi nel mondo accademico e della ricerca, del problema dei precari, della fuga dei cervelli. La causa di questi fenomeni potrebbe essere proprio il progressivo invecchiamento della popolazione docente nei nostri atenei e la scarsa attenzione, degli stessi e del Ministero, verso il reclutamento, che spesso avviene per via legislativa. A questo bisogna, inoltre, aggiungere anche i lunghi periodi in cui le assunzioni sono ridotte al minimo. E così, una delle conseguenze di questa errata politica è che, dati alla mano, alcune generazioni della docenza universitaria sono praticamente inesistenti, a vantaggio di altre (la struttura anagrafica è infatti caratterizzata da un forte squlibrio tra il personale anziano e quello giovane).

L'analisi statistica condotta all'interno dell'indagine dimostra come la politica delle assunzioni abbia portato a una struttura che non ha eguali negli altri paesi. "In particolare - spiegano i ricercatori - il numero dei giovani nel corpo docente è estremamente basso, e tende a diminuire, mentre quello degli anziani è in vertiginoso aumento. L'università italiana è quindi quasi priva di professori e ricercatori nell'età della loro maggiore creatività scientifica, un fenomeno che favorisce, di fatto, la fuga dei cervelli". Queste politiche, inoltre, hanno favorito l'accumularsi di un gran numero di ricercatori precari, che spesso, malgrado l'eccellenza scientifica ottenuta anche a livello internazioanle, lavorano in condizioni di scarsa indipendenza e privi di responsabilità.

I dati. L'Italia, secondo una recente indagine del Miur, è uno dei paesi con il più alto numero di docenti ultracinquantenni (42%), simile solo a quello di Giappone e Francia. Se andiamo a confrontare il numero di professori ultrasessantenni, nel nostro Paese sono il 22,5% contro il 13,3% della Francia e l'8% del Regno Unito. Al contrario, i giovani docenti (sotto i 35 anni) da noi sono solo il 4,6% contro il 16% del Regno Unito e l'11,6% della Francia.

Il dato forse più allarmante è quello che riguarda il numero sproporzionato di professori di età compresa tra i 55 e i 60 anni rispetto alle classi di età adiacenti. I ricercatori puntano il dito contro la legge 382/1980, che "ha promosso ope legis a ricercatore e professore associato una vasta classe di figure orbitanti nel mondo universitario, dai borsisti ai tecnici laureati, passando per i curatori degli orti botanici". La domanda, a questo punto, nasce spontanea: cosa succederà tra quindici o venti anni, quando tutti i professori raggiungeranno l'età pensionabile? Anche la risposta, in questo caso, è quasi ovvia: se non si sarà invertita la tendenza per tempo, bisognerà assumere in massa nuovo personale docente. E questo porterà di nuovo, come un circolo vizioso, al riverificarsi del problema entro qualche decina di anni.

Guardando, inoltre, la distribuzione anagrafica dei nuovi assunti, si può notare che l'incremento è concentrato nella fascia di età che va tra i 35 e i 45 anni: questo significa che le assunzioni arrivano anche dopo un lungo periodo di precariato (a questo si deve aggiungere che il dottorato di ricerca si ottiene in genere prima dei trent'anni).

Il pensionamento. Un'altra delle cause di questo grave squilibrio, si legge su "Le Scienze", è che "la distribuzione di età dei professori universitari è evidentemente legata alla legislazione che ne determina il pensionamento". In Italia, infatti, i docenti universitari vanno in pensione più tardi dei "normali" lavoratori (che si "ritirano" a 65 anni): l'età media della pensione per i professori si attesta infatti sui 70-75 anni.

I mali della nostra università. Lo studio rivela la causa di molti dei mali che affliggono i nostri atenei, tra cui le difficoltà incontrate dai giovani a entrare nel sistema, quindi la precarizzazione del lavoro per periodi eccessivamente lunghi, il numero sproporzionato di docenti anziani e le anomalie prodotte dalle assunzioni ope legis. "A nostro avviso - concludono Zapperi e Sylos Labini - serve un'inversione di rotta, con un ringiovanimento del personale accademico. Questo processo dovrebbe cominciare ora e non fra quindici anni, quando ai problemi creati dal pensionamento collettivo di un gran numero di docenti (lo tsunami) si potrà rispondere solo con una nuova onda".

(30 gennaio 2006)

sabato 28 gennaio 2006

Palestinesi e israeliani in una radio senza confini




Al via un programma radiofonico fatto da ragazzi per il dialogo tra israeliani e palestinesi. La direttrice: "I giovani superano ogni differenza"

"La nostra radio per la pace"
Insieme arabi e israeliani


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Un programma radiofonico per avvicinare israeliani e palestinesi. Realizzato e condotto, insieme, da ragazzi israeliani e palestinesi. È il progetto che sta nascendo in un kibbutz della Galilea, Sasa D.N. Merom Hagalil, dove da diversi anni opera la fondazione Beresheet LaShalom, gestita da Yehuda e Edna Angelica Calò Livné, sposati e con quattro figli.

Una storia straordinaria, iniziata cinque mesi fa, quando ad Angelica, che già ha avuto diverse esperienze di "lotta per l'integrazione" (da quattro anni tramite la propria fondazione gestisce una compagnia teatrale multiculturale) è stata fatta la proposta di creare un programma realizzato da giovani per giovani sulla stazione radio "All for peace", che trasmette in tutto Israele da Ramallah e Gerusalemme. Il progetto prevede, per adesso, un'ora a settimana di conduzione sui temi dell'integrazione e dell'educazione alla differenza.

"All'inizio ci è stato chiesto di produrre una puntata pilota - racconta Angelica, ancora molto emozionata - ma portare i ragazzi fino a Gerusalemme sarebbe stato difficile per noi che viviamo in alta Galilea, al confine col Libano. E così abbiamo chiesto a un'altra emittente della zona, 'Radio Galil Eliyon', di poter fare una trasmissione di prova. Anche in questo caso c'è stato grande entusiasmo attorno all'iniziativa, tanto che hanno pensato di mettersi in contatto con 'All For Peace' per poter trasmettere, anche loro, il programma. In questo modo si è creato, facilmente e quasi senza volerlo, un ponte tra nord e sud Israele, tra Israele e Palestina".

Per la puntata pilota, racconta ancora Angelica, sono stati scelti tre ragazzi arabi e tre israeliani. Nella scaletta sono state inserite interviste ai coetanei delle diverse etnie e religioni che vivono nel Paese. Come ad esempio quella a due ragazzi arabi cristiani del villaggio Fassuta, che scrivono e interpretano musica rap per la pace, insieme a due ragazze ebree di Maalot. Poi sono stati intervistati alcuni ragazzi israeliani e palestinesi di ritorno da una "delegazione per la pace" che ha fatto il giro dell'Italia, e, ancora, c'è stato un colloquio con l'ex segretario di Joseph Ratzinger.

"Per spiegare che l'integrazione tra israeliani e palestinesi è possibile - spiega Angelica - i ragazzi hanno anche sviluppato un dialogo con i loro coetanei, dopo aver letto una poesia di Jonathan Gefen. Nella poesia si legge di un omino verde che vive in un mondo verde, con la famiglia verde, la casa verde, l'automobile verde. A un certo punto l'omino esce e vede, per strada, un omino blu. Meital, 16 anni, il moderatore, ha sollevato le domande: si può vivere in un mondo solo verde? Ti è mai capitato di essere l'omino blu della storia? Il tutto condito con musiche e canzoni in arabo, ebraico, inglese e italiano scelte dai ragazzi".

Coloro che si avvicenderanno in redazione saranno chiamati a impegnarsi in un percorso completo, dalla ricerca alla produzione, dalla regia al montaggio dell'audio. Non dimenticando che si cimenteranno anche in un'esperienza organizzativa, politica, sociale, di leadership, di rispetto e di affetto. Gli argomenti trattati durante le trasmissioni saranno i più vari, e saranno sempre i ragazzi a sceglierli, in modo che siano attuali, originali e soprattutto adatti ai propri coetanei all'ascolto.

"All'inizio è stato difficile trovare i giovani - ammette Angelica - perché quando io attaccavo le locandine c'erano tante persone scettiche. Poi, piano piano, qualcuno è arrivato, spinto dalla curiosità. E così tanti ragazzi hanno iniziato a conoscersi e attraverso l'esperienza comune sono diventati unitissimi. Hanno portato amici, parenti: ora siamo tanti, tutti insieme, ebrei, cristiani, musulmani. Per adesso speriamo in un aiuto economico, so che siamo sulla strada giusta, una strada educativa. E so che attraverso questa strada possiamo aprire un cancello e fare in modo che dalle due parti si possa entrare, si possa parlare delle diversità e della multiculturalità".

"Oggi nel nostro Paese - continua ancora Angelica - tutto dipende dall'educazione, tramite l'insegnamento possiamo davvero cambiare le cose. Se si riuscisse a fare altri progetti in cui israeliani e palestinesi stanno assieme sarebbe meraviglioso. La cosa stupenda è che quando i ragazzi delle diverse etnie s'incontrano, vedono subito che tra loro non c'è alcuna differenza. In tanti, da una parte e dall'altra, fomentano all'odio, ma quando ci si conosce, in situazioni positive e in un'atmosfera positiva, tutto cambia. Spesso ai ragazzi viene chiesto: 'Ma qual è il vostro segreto per l'integrazione? Come fate a stare così bene?' e la risposta è la più immediata, ma anche la più semplice: 'Guardateci bene: sapete dirci chi di noi è ebreo e chi è arabo? Siamo tutti uguali!'"

Angelica, che è stata anche candidata, lo scorso anno, al premio Nobel per la pace, è regista e insegnante di teatro. "Due anni fa abbiamo creato una compagnia teatrale chiamata 'Teatron Keshet', 'Teatro dell'Arcobaleno', e con i tanti ragazzi che si sono avvicendati abbiamo portato in giro per il mondo uno spettacolo che mette in scena la pace e il dialogo tra i popoli".

Ancora una volta i giovani si sono rivelati portatori di idee semplici ma rivoluzionarie. Come questa, un'iniziativa nata in un piccolo villaggio israeliano che, attraverso tante fortunate coincidenze, sta prendendo forma. E chissà che da un programma di un'ora non si possa passare, entro qualche mese, a un palinsesto più articolato ed educare sempre più giovani alla pace affinché, come si dice dalle loro parti, "Dio non scagli il cielo sulla terra".

(27 gennaio 2006)

(Nella foto: Da sinistra: Yehuda, Geris, Meital, Nida e Namir durante una registrazione del programma)

venerdì 27 gennaio 2006

"A scuola non c'è posto per me". E Alessio scrive alla Moratti

Guidonia, non può frequentare le lezioni e scrive alla Moratti
L'istituto è troppo lontano e la mamma non ha la patente


"A scuola non c'è posto per me"
Alessio, 9 anni, a casa da un mese


di DANIELE SEMERARO

GUIDONIA MONTECELIO (RM) - "Caro Ministro, mi chiamo Alessio, ho nove anni e non posso andare a scuola: nella scuola del mio quartiere non c'è posto per me. Mi aiuti?" Inizia così la lettera che Alessio, un bambino di Albuccione di Guidonia, un piccolo paese in provincia di Roma, ha inviato al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti.

Succede anche questo, a pochi passi dalla Capitale, dove un bambino dal 15 dicembre non può frequentare la scuola perché trova molta difficoltà a raggiungere quella, lontana da casa, che gli è stata assegnata dall'Ufficio Scolastico Regionale.

Le due quarte elementari più vicine all'abitazione del bambino, ospitate, per questioni di spazio, nella Chiesa del paese, sono ai limiti della capienza: 15 alunni a classe e 4 docenti. Secondo un verbale di un architetto, infatti, per motivi di sicurezza non possono ospitare più di 34 persone. E per Alessio, la trentacinquesima persona, non c'è spazio.

Per questo il dirigente scolastico da fine novembre lo ha assegnato alla scuola di Colfiorito, a cinque chilometri. Ma senza scuolabus e con la mamma (che tra l'altro ha due figli) che non guida, per Alessio arrivare a scuola è una vera impresa.

"Per un mese e mezzo, con grossi sacrifici - racconta la donna - l'ho portato in un'altra scuola che ci era stata assegnata in precedenza dal dirigente scolastico, a Villalba, a diversi chilometri da casa. Con la mia figlioletta di 14 mesi in braccio, io e Alessio facevamo un pezzo di strada a piedi, prendevamo la corriera, per poi fare un altro pezzo di strada a piedi. Così tutti i giorni, all'andata e al ritorno. Mi chiedo come è possibile che in una scuola non ci sia un posto in più per un bambino, o per lo meno uno scuolabus?".

Oltre al danno, poi, è arrivata la beffa. La donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per risolvere il caso. Ma l'Arma, a sua volta, l'ha denunciata per inottemperanza agli obblighi scolastici.

In attesa che la situazione venga risolta, si è mosso il sindaco di Guidonia Montecelio, Filippo Lippiello: "È un assurdo che in una scuola non si possa trovare un posto in più per un alunno", ha detto. "Chiederò oggi stesso un incontro alla direzione regionale scolastica, ma in via del tutto momentanea, nei prossimi giorni, verrà messa a disposizione del bambino un'automobile dei servizi sociali e un impiegato comunale che lo accompagni a scuola e, al termine delle lezioni, lo riaccompagni a casa". La soluzione, però, è temporanea, continua il sindaco: "Il provvedimento non potrà durare più di una settimana, massimo dieci giorni... altrimenti creeremo uno spaventoso precedente, e il Comune non può farsi carico di accompagnare a scuola ogni alunno in difficoltà".

(27 gennaio 2006)

Impazza sul Web una falsa lettera di Berlusconi

Clicca qui per ingrandire.

I giovani e la Shoah: "La vostra voce contro l'odio"





In tutta Italia si celebra la Giornata della Memoria, tra mostre, dibattiti, proiezioni di film, incontri con i deportati. Gli studenti in prima linea

I giovani e la memoria
Ciampi: "Voi i nuovi testimoni"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Tutta l'Italia si ferma oggi, anche se solo idealmente, per ricordare lo sterminio nazi-fascista durante la Seconda Guerra Mondiale. Un appuntamento, quello del 27 gennaio, che da diversi anni ormai coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi, sparsi nel nostro Paese, con iniziative, proiezioni di film, mostre, dibattiti sulla Shoah, incontri con i deportati. Per non dimenticare ma, soprattutto, per evitare che gli orribili eventi dell'Olocausto si ripetano anche negli anni a venire.

"In questi sessanta anni - ha detto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, celebrando al Quirinale la Giornata della Memoria, insieme al sindaco di Roma Walter Veltroni - nel cammino di rafforzamento dei principi democratici, l'Italia ha mantenuto viva la dolorosa e sconvolgente mermoria della Shoah quale monito per tutti a difendere con immutato vigore l'uguaglianza, le libertà individuali e civili, la solidarietà, la partecipazione". Agli studenti che avevano visitato il campo di sterminio di Auschwitz, accompagnati dagli ex deportati sopravvissuti (su Scuola&Giovani di Repubblica.it avevano anche tenuto un diario con le loro impressioni) il presidente Ciampi ha rivolto un ringraziamento particolare: i giovani, infatti, sono nuovi testimoni attivi, in grado di trasmettere alle generazioni che verranno il ricordo di quell'orrore affinché non si ripeta. Ciampi ha poi citato Primo Levi (il dovere di ripercorrere la via della memoria) e ha aggiunto: "È molto bello che gli studenti delle scuole superiori trasmettano la loro testimonianza agli studenti più giovani. La memoria è il filo conduttore che lega le generazioni tracciando un percorso nella coscienza collettiva, che insegna il ripudio dell'indifferenza e di ogni forma di estremismo per costruire una società basata sul rispetto della dignità umana".

Il ricordo di Roma. La Capitale è la città italiana in cui si concentra la maggior parte delle iniziative. Protagonisti, in tutti quartieri, i ragazzi delle scuole e delle università. "Dobbiamo formare nuovi testimoni e favorire un vero e proprio passaggio delle consegne da una generazione all'altra": così il sindaco Walter Veltroni racconta il "progetto della memoria", che da 5 anni il Comune sta portando avanti nelle scuole per non far dimenticare ai giovani lo sterminio degli ebrei, affinché proprio i ragazzi siano immuni dall'intolleranza e dall'indifferenza. Dopo la presentazione del master universitario, a Roma Tre, sulla didattica della Shoah, oggi gli studenti delle 51 scuole superiori che aderiscono al progetto "Noi ricordiamo" si stanno radunando all'Auditorium per assistere alla proiezione del film "Volevo solo vivere" di Mimmo Calopresti. Prima dell'inizio della proiezione, inoltre, è stata presentata la pubblicazione "I nuovi testimoni. Gli studenti romani raccontano Auschwitz".

Trieste. Molti studenti delle scuole triestine si riuniranno, questa mattina, alla Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento in Italia. "Nel giorno sacro alla memoria della Shoah qui sostiamo, reverenti e commossi, sgomenti dinnanzi all'inumana assurda violenza che ha voluto calpestare il diritto di un popolo alla vita, alla sua identità culturale e religiosa, alla sua presenza nella storia", questo il messaggio del vescovo di Trieste, mons. Eugenio Ravignani.

Milano. Alla Stazione Centrale di Milano è in programma la mostra itinerante "Viaggio nella memoria: Binario 21", che attraverso documenti multimediali, video e cartacei ricostruisce il viaggio del convoglio partito da un binario sotterraneo della stazione milanese (a due passi dal Grattacielo Pirelli) il 30 gennaio 1944 e arrivato ad Auchwitz deportando 605 persone. All'Università Cattolica del Sacro Cuore, poi, il 31 gennaio si svolgerà il seminario "Memoria e Shoah: la parola tra propaganda ed educazione".

Firenze. Quattrocento ragazzi delle scuole elementari e medie hanno assistito, ieri, a Palazzo Vecchio alla proiezione del film "Au revoir les enfants", di Louis Malle. Un'iniziativa organizzata dall'assessorato alla pubblica istruzione del Comune per ricordare la tragedia della Shoah. Alla proiezione ha assitito anche il rabbino capo della comunità ebraica fiorentina, Joseph Levi. Oggi circa cinquemila studenti, provenienti da tutte le province della regione, stanno affollando il Mandela Forum di Firenze e per partecipare a "Se non ora, quando?", una manifestazione con filmati e musiche per la pace che si concluderà con un concerto di Antonella Ruggero, che porterà in scena i suoi "Lieder ebraici".

Bologna. Al Muiseo Ebraico la mostra "La persecuzione degli ebrei in Italia 1938-1945", che documenta la storia dell'odio antisemita in Italia, dalla campagna stampa del 1938 alla deportazione ad Auschwitz.

Matera. Per tutta la giornata sono in programma proiezioni di un documentario e di un film per non dimenticare l'Olocausto. Verrà proiettato il film "Train de vie" del regista romeno Radu Mihaileanu e il documentario "Viaggio nella memoria".

Bari. Ad Alberobello, in provincia di Bari, un campo di deportazione ebraica fu la "Casa Rossa", una scuola agraria che dal 28 giugno 1940 al 6 settembre 1943 fu utilizzata per imprigionare in tutto duecento ebrei di varie nazionalità. Oggi, in un incontro in Municipio, per la prima volta un'ex internata della Casa, la slava Maria Zlata Zivaric racconta la sua esperienza.

(27 gennaio 2006)

Anche Google ricorda Mozart


A duecentocinquant'anni dalla nascita, anche Google festeggia il genio di Wolfgang Amadeus Mozart.

Doping, Bode Miller accusa Armstrong. "Prende strane pillole: è così facile barare"


Un'altra intervista choc della stella dello sci americano:
"Il medico gli porta le pillole e Lance le prende senza dire nulla"


Bode Miller accusa Armstrong
"Doping, si può sempre barare"


Poi si scaglia contro il campione di baseball Barry Bonds

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK - "Se vuoi, oggi puoi barare: proprio come Armstrong o Bonds". Lo sciatore Bode Miller torna a far parlare di sé, questa volta non per le imprese sulle piste innevate ma per l'ennesima intervista provocatoria. Oggetto della discussione, questa volta, il doping, in particolare nel mondo del ciclismo e del baseball. Miller, infatti, accusa pubblicamente il pluripremiato ciclista Lance Armstrong e Barry Bonds, stella del baseball dei San Francisco Giants.

In una lunga intervista col mensile "Rolling stone", Miller si scaglia duramente contro Lance Armstrong (il texano, reduce da sette vittorie consecutive al Tour de France, si è ritirato l'anno scorso). Qualche mese fa, il quotidiano francese "L'Equipe" aveva affermato che il corridore risultò positivo all'Epo in alcuni controlli effettuati nel 1999. "Se si parla di consapevolezza del doping - accusa Miller - fai come Lance e quelli lì: ogni giorno il dottore gli dà una scatola di pillole, e loro non chiedono niente. Prendono le pillole, tutto qua".

Lo sciatore non si ferma al ciclismo, ma spara a zero anche contro tutto il mondo del baseball americano: "In questo momento, se vuoi, puoi barare. Barry Bonds e tutti quegli altri stanno barando consapevolmente, ma hanno a disposizione tutte le scappatoie che vogliono". L'immagine del passatempo nazionale statunitense era stata macchiata dallo scandalo legato alla Balco, la società californiana responsabile della produzione e commercializzazione del Thg, uno steroide sintetico. Le indagini federali, poi, avevano evidenziato un uso diffuso di sostanze illecite sui campi della Major League Baseball. Attualmente la Lege ha approvato un protocollo antidoping più rigoroso.

L'argomento doping era già stato affrontato da Miller a inizio stagione, quando aveva stupito tutti pronunciandosi a favore di una parziale liberalizzazione delle pratiche che, secondo il regolamento attuale, sono considerate illecite. Tra le esternazioni dello sciatore che più hanno fatto discutere figura anche una recente intervista alla trasmissione "60 minutes" della Cbs, nella quale il campione aveva ammesso di aver gareggiato ubriaco.

(27 gennaio 2006)

(Nella foto: Lo sciatore americano Bode Miller)

giovedì 26 gennaio 2006

Giovani Usa, contro l'obesità un videogame nelle scuole


Per combattere l'obesità in West Virginia gli studenti dovranno giocare, a scuola, a un famoso videogioco che promette fatica e sudore

In forma con un videogame
singolare decisione in Usa


di DANIELE SEMERARO

NEW YORK - Il problema dell'obesità, si sa, negli Stati Uniti, soprattutto tra i giovani, sta raggiungendo livelli d'allarme. E così, per rimanere in forma, gli studenti delle scuole pubbliche del West Virginia dovranno giocare al famoso videogame "Dance Dance Revolution".

Diffusissimo anche nelle nostre sale giochi, il gioco è composto da uno schermo e una pedana. Lo scopo è quello di imitare il più possibile, con i piedi sulla pedana, i movimenti che il computer indica, tramite delle frecce che appaiono sullo schermo. I giocatori, così, guadagnano punti saltando sulla pedana e facendo sì che i propri movimenti siano uguali a quelli suggeriti sullo schermo. Il computer, alla fine della partita, indicherà anche quante calorie sono state perse.

"Tutte le 765 scuole del West Virginia saranno dotate entro due anni dell'apparecchiatura necessaria", ha spiegato il portavoce della Konami Digital Entertainment Inc. (la società produttrice del gioco) Cara Gilbert. Il costo totale dell'operazione ammonta a circa 500 mila dollari, in parte finanziati dalla stessa Konami.

Ma, ci si chiede da più parti, invece di investire tutto questo denaro e di utilizzare un videogioco, per stare in forma non basterebbe un po' di sana ginnastica in palestra?

(26 gennaio 2006)

Greco, matematica e inglese le prove scritte della Maturità


Tra le novità di quest'anno, la prova di lingua straniera è estesa anche agli istituti tecnici e professionali. Ampio spazio, inoltre, alle materie progettuali

Le materie della seconda prova
Al liceo classico ritorna il greco


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Greco al Classico, matematica allo Scientifico, lingua straniera per il Liceo linguistico, disegno geometrico per l'Artistico, economia aziendale per gli Istituti tecnici commerciali. Sono queste le materie scelte e diffuse oggi dal ministero dell'Istruzione, per la seconda prova scritta dell'esame di maturità.

"La seconda prova scritta - ricorda il ministero - verte su una delle materie caratterizzanti il corso di studio per le quali l'ordinamento vigente prevede verifiche scritte. Gli indirizzi di studio, sia di ordinamento che sperimentali, comprendono una o più materie caratterizzanti tra le quali il ministro ha operato la sua scelta".

C'è da notare che per la prossima sessione sono state scelte più lingue straniere e più materie progettuali. A cimentarsi nella prova in lingua, infatti, non saranno solo i ragazzi dei licei linguistici, ma anche tutti i "colleghi" degli istituti tecnici e professionali (per i quali il piano di studio lo prevede). La presenza sempre più diffusa di questa materia tra le prove scritte d'esame - spiegano dal dicastero di viale Trastevere - "intende sottolineare l'importante ruolo delle lingue straniere per la formazione dei giovani e nel processo di allineamento del nostro sistema educativo a quelli europei". Tra le lingue, oltre a quelle comunitarie (inglese, francese, tedesco, spagnolo) sono presenti anche il russo, l'arabo e l'ebraico.

Ampio spazio è stato riservato, inoltre, anche a materie coerenti con le vocazioni dei giovani e intese a saggiarne le capacità di progettazione e organizzazione (economia aziendale, marketing, informatica, biotecnologie, organizzazione d'azienda).

La lista completa delle materie della seconda prova scritta, suddivise per tipologia di scuola secondaria, è consultabile sul sito del ministero dell'Istruzione.

(26 gennaio 2006)

Le norme sulle droghe leggere inserite nel decreto Olimpiadi


Se approvata, la legge prevede pene da sei a vent'anni anche per
la detenzione di droghe leggere. Giovanardi: "Abbiamo posto la fiducia"


Legge sulla droga nel decreto Olimpiadi
L'Unione: "Faremo battaglia durissima"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Alcune norme del disegno di legge Fini sulle droghe leggere potrebbero entrare in vigore già nelle prossime settimane, inserite nel maxiemendamento del governo per assicurare la sicurezza alle Olimpiadi invernali di Torino. Come riferito dal ministro Giovanardi, il governo ha posto la fiducia.

Le novità. Se il decreto sarà approvato, potranno essere applicate pene da sei a vent'anni se si importa, esporta, riceve, acquista o detiene una sostanza stupefacente per uso non esclusivamente personale. Le quantità sono ancora da definire, ma (questo è uno dei temi più scottanti dello scontro politico) non vi sarà più alcuna distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere. Chi detiene un quantitativo inferiore, tabelle alla mano, per uso personale, potrà essere sottoposto a sanzioni amministrative, come la sospensione della patente di guida, del porto d'armi, del passaporto, del permesso di soggiorno per motivi turistici (o, nel caso di cittadino extracomunitario non lo otterrà mai). Nel maxiemendamento, inoltre, compaiono anche una serie di norme che incidono sul processo penale e di esecuzione di pena guardando alla funzione riabilitativa e al recupero di indagati, imputati o condannati come tossicodipendenti.

La protesta. "Un colpo di mano" per imporre una visione autoritaria: così ha commentato Rosi Bindi, deputata della Margherita, parlando di "norme poliziesche che affrontano il contrasto alle tossicodipendenze in modo assolutamente inadeguato e osteggiate dalla stragrande maggioranza degli operatori e delle comunità di recupero". Dello stesso avviso il senatore Guido Calvi, capogruppo Ds in commissione Giustizia: "Questa legislatura è stata segnata soltanto da strappi istituzionali, ma pensare di concluderla con un voto di fiducia che inserisce in un decreto sulle Olimpiadi di Torino una nuova legge sulle droghe è davvero troppo", mentre Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, annuncia "una battaglia durissima" contro "una legge assurda". Parole molto forti arrivano anche dal segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti: "Quello che offende è che per ammiccare alla parte reazionaria dell'elettorato la Casa delle Libertà si permette di inserire in una legge che riguarda le Olimpiadi un provvedimento sulle droghe. Ci vorrebbe una ribellione etico-morale prima che politica su un episodio come questo".

La difesa della legge. La difesa del governo è affidata ancora una volta al ministro Carlo Giovanardi, che parla di nuove norme contro la droga con l'obiettivo di salvarei tossicodipendenti e sgominare le bande di spacciatori: "Siamo partiti dal principio che un giovane tossicodipendente non può essere ammazzato - ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento - dandogli l'eroina fino a quando non muore. Sia ben chiaro che chi compra eroina sostenendo che sta rifornendo tutti gli amici della festa, difficilmente potrà farla franca, questo è spaccio. La nuova legge - conclude l'esponente dell'Udc - pone fine a una situazione di grande incertezza perché a oggi i tribunali hanno troppa discrezionalità nello stabilire se si tratta di spaccio oppure di consumo personale".

Fortemente critici nei confronti del centrosinistra anche i Radicali: "Mentre nell'Unione ci dicono di non parlare di laicità - dice il segretario Daniele Capezzone - Fini e Giovanardi vogliono sbattere in galera i ragazzi per qualche spinello. È emergenza sociale: ma i vertici del centrosinistra cosa dicono?".

(26 gennaio 2006)

mercoledì 25 gennaio 2006

Un "Erasmus" per i liceali. Manca solo il via dell'Ue



L'Italia è uno dei Paesi in cui ci sono meno scambi e i giovani viaggiano meno. Intercultura sta spingendo la Ue per un importante progetto di mobilità

Erasmus, dal 2007 anche al liceo
"I nostri ragazzi non viaggiano"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Fra qualche anno (forse già dal 2007) anche gli studenti liceali potranno avvalersi dei programmi di studio all'estero, del tipo "Erasmus". La proposta, portata avanti in sede Ue da Intercultura, l'associazione che promuove lo studio oltreconfine e l'ospitalità di studenti stranieri, aspetta solo l'approvazione del bilancio dell'Unione Europea per gli anni 2007-2013.

Il progetto, che si rivolge prevalentemente ai ragazzi di 16-17 anni, prevede un periodo di studio in un paese straniero in una scuola superiore statale di pari grado a quella di provenienza dell'alunno, per un periodo che di solito corrisponde a un anno scolastico. A questo si aggiunge l'ospitalità, da parte di una famiglia selezionata, con cui lo studente potrà passare diverso tempo per acquisire, meglio che a scuola, le caratteristiche del paese ospitante. E poi, importante, sono previste borse di studio che, distribuite in base al reddito, possano permettere allo studente (e alla sua famiglia) di poter trascorrere in piena serenità l'esperienza.

"L'Italia - racconta il segretario generale d'Intercultura, Roberto Ruffino - ha il numero più basso in Europa di scambi culturali o di studenti che partono per un periodo di studio all'estero. In media i ragazzi stranieri che fanno quest'esperienza sono 5 o 6 volte in più rispetto ai nostri studenti. C'è bisogno di creare nel nostro Paese una cultura degli scambi internazionali: questi scambi, infatti, sono fondamentali per tutti i ragazzi, che acquisiscono, oltre alla lingua del paese ospitante, anche un importante bagaglio di conoscenze specifiche".

Secondo il progetto di Intercultura, che si propone come tramite (ma anche come fonte accreditata di documentazione su questo fenomeno) tra l'Unione Europea e il Ministero dell'Istruzione, uno dei requisiti fondamentali per il buon funzionamento dell'iniziativa sarà quello delle borse di studio "altrimenti - spiega Ruffino - i ragazzi, specialmente coloro che arrivano dalle famiglie meno abbienti, non ce la fanno". Inizialmente verranno coinvolti tutti i paesi dell'Unione Europea; probabilmente però entro qualche anno quest'iniziativa si estenderà anche a paesi più lontani.

"Per quanto riguarda Bruxelles - spiega Roberto Ruffino - il progetto è in discussione da un anno e mezzo. Stiamo cercando di decidere se iniziare subito coinvolgendo un grande numero di studenti, oppure se partire in via sperimentale con un piccolo gruppo. Tutto dipenderà dal bilancio dell'Unione Europea... anche se purtroppo si prevede che i fondi a disposizione dei settori educazione e cultura non siano enormi. Per quanto riguarda l'Italia, invece, Intercultura vuole organizzarsi come fondazione per il dialogo interculturale e gli scambi giovanili internazionali, anche con la partecipazione di istituti di credito e contributi pubblici, in modo da poter offrire il massimo agli studenti che partono".

Le modalità di partecipazione non sono state, ovviamente, ancora rese note, Ma è certo che fra qualche anno anche i colleghi più giovani degli universitari inizieranno a girare l'Europa, a fraternizzare e a scambiarsi esperienze.

(25 gennaio 2006)

D@di on the web EXCLUSIVE

Da oggi le notizie trovate e pubblicate da me in esclusiva avranno questo logo:

Márquez in crisi: "Non scrivo più, ho perduto l'ispirazione"


Il Nobel dopo diversi anni accetta un'intervista e rompe il silenzio: "Non ho più ispirazione, e la gente si accorge se non ci metti l'anima"

García Márquez si confessa
"Sono in crisi, non scrivo più"


di DANIELE SEMERARO

MADRID - "Nel 2005 ho smesso di scrivere", non per rinuncia ma per mancata ispirazione. Così Gabriel García Márquez, premio nobel per la Letteratura nel 1982, spiega al magazine del quotidiano spagnolo "La Vanguardia", in edicola domani, il suo lungo silenzio.

"Il 2005 è stato il primo anno della mia vita in cui non ho scritto una sola riga", ammette lo scrittore colombiano, che per la prima volta dopo molto tempo ha fatto un'eccezione alla sua politica di non rilasciare interviste.

Durante la lunga chiacchierata, l'autore di "Cent'anni di solitudine" confessa anche alcuni suoi problemi personali, tra i quali il difficile rapporto con il computer. Poi si dice molto felice di aver avuto la possibilità di scroprire i piaceri di una pausa creativa.

Parlando, poi, della sua casa a Città del Messico, Marquez ammette di non escludere che l'ispirazione possa tornare, anche se si dice pessimista al riguardo. "Con la pratica che ho potrei scrivere un nuovo romanzo senza problemi - ammette - però la gente si accorge se non ci hai messo l'anima".

Gabo (così è chiamato in Spagna García Márquez) è considerato il padre del realismo magico. Tra le sue opere più famose, oltre a "Cent'anni di solitudine", "L'autunno del patriarca" e "Cronache di una morte annunciata", anche l'ultimo libro, "Memoria de mis putas tristes", del 2004.

(25 gennaio 2006)

(Nella foto: Gabriel García Márquez)

Come insegnare la Shoah? Roma, al via un master


A pochi giorni dalla giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio, l'ateneo RomaTre lancia un corso sulla didattica della persecuzione ebraica

All'università un master sulla Shoah
"Per tagliare le radici dell'odio"


Il sindaco Veltroni: "Dobbiamo aiutare i giovani a non dimenticare"

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Come spiegare agli studenti la Shoah? Come aiutare la trasmissione della memoria e del ricordo attraverso le generazioni? Come gestire i processi di elaborazione della tragedia nei suoi aspetti psicologici, filosofici, letterari, storici e artistici? È anche per rispondere a questi interrogativi che sta partendo a Roma un master internazionale di secondo livello sulla "Didattica della Shoah".

Il corso, realizzato in collaborazione con il Miur, la Crui e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è stato organizzato dall'Università Roma Tre e in particolare dal professor David Meghnagi, ordinario di Psicologia Clinica alla facoltà di Scienze della Formazione. La sensazione con cui si parte è che ancora non si sia scavato e non si sia capito abbastanza della Shoah: "Il master ha avuto una lunga gestazione - spiega Meghnagi - perché sono diversi anni che a Roma Tre vengono promosse iniziative di ampio respiro internazionale, specialmente durante le giornate della Memoria. Ora vogliamo creare un network internazionale di specialisti per una formazione di eccellenza su uno dei temi cardine dell'attuale riflessione politica e culturale".

"Da troppe parti si sente parlare del 'grande mistero' della Shoah, che sfugge a ogni comprensione. Questo vuol dire che c'è ancora un ampio spazio di ricerca. E la ricerca è importante perché altrimenti in futuro sarà impossibile prevenire altri atti immotivati di violenza" spiega Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, anch'egli uno dei promotori dell'iniziativa. "Abbiamo ritenuto necessario coinvolgere il mondo accademico nei problemi dell'indagine e della conoscenza puntuale dell'approfondimento dei problemi connessi con la Shoah. In altri Paesi sono già nati movimenti di questo genere e credo che sia maturo il tempo in cui il mondo accademico inizi a scavare anche in Italia sul modo di educare e di scoprire i punti ancora oscuri in questa storia. E poi - continua Luzzatto - bisogna aggiungere che attualmente ancora ci sono due modi distinti di considerare il periodo della Shoah: se lo si considera un fatto eccezionale che si apre nel 1933 e si chiude nel 1945, quello che alcuni chiamano una grande parentesi scura, un buco nero nella storia dell'Europa che non ha precedenti e che si chiude con la sconfitta del nazifascismo... beh questa è una visione che assolutamente non si può condividere. Il nazismo, l'antisemitismo, la xenofobia, l'incitamento alla violenza contro i gruppi di minoranza e contro gli ebrei non sono nati da un giorno all'altro per la follia personale di Hitler, ma hanno radici piuttosto lontane nel tempo. Se vogliamo affrontare il problema in maniera seria dobbiamo ragionare in questi termini: la Shoah non è un la punta di un iceberg, isolata, ma ha radici che risalgono alle radici della cultura europea. Per tagliarle bisogna sapere dove sono e cosa sono, e per fare questo c'è bisogno di ricerca e elementi d'indagine".

Le lezioni affronteranno molteplici aspetti tra i quali nazismo e lo sterminio degli ebrei, sociologia della religione, psicologia della religione, psicologia clinica, cultura ebraica, la Shoah nel pensiero religioso e nella riflessione filosofica, negazionismo e revisionismo storico, esperienze di riabilitazioni in Israele e nel mondo. "Le materie, come si può vedere - racconta ancora Meghnagi - spaziano verso tutti gli aspetti della problematica della Shoah, fino ad arrivare alla comparazione delle diverse letterature, al cinema, all'arte, alla musica. Poi, ancora, c'è il problema dell'identità europea: come s'intreccia con la Shoah la storia della Chiesa o l'antisemitismo islamista di oggi?".

Aggiunge Amos Luzzatto: "Siamo convinti che ora esistano a livello universitario sia le forze dei docenti sia numerosi e freschi cervelli giovanili pronti a impegnarsi in un'attività di ricerca per scavare nel passato e prevenire un avvenire in cui queste cose non si ripetano".

Il master è rivolto in primo piano ai docenti, ma non solo: "Nella scuola c'è una grande domanda di offerta educativa in questo ambito, ma nello stesso tempo ci rivolgiamo anche ai giornalisti, perché loro sono il cardine della divulgazione all'opinione pubblica". Poi ci sono gli psicologi, che spesso si occupano della riabilitazione delle persone che portano dentro la propria problematica. Destinatari del corso anche i filosofi e gli studiosi di letteratura, ma non mancano, ovviamente gli studenti. "Siamo stati un po' rigidi - spiega Meghnagi -: all'inizio avevamo previsto solo 15 iscritti, volevamo creare un corso di altissimo livello. Poi abbiamo alzato il livello a 35 persone, e abbiamo fatto entrare anche molti studenti 'promettenti' che provengono da numerose regioni d'Italia".
Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane
Alla presentazione del corso, in programma per oggi al Campidoglio, interverrà anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni, da diversi anni impegnato nel valorizzare le iniziative per la Giornata della Memoria: "C'è una memoria del passato che deve essere trasferita ai giovani - ha detto, parlando del master - affinché essi stessi ne diventino i nuovi testimoni, affinché si affermi, si imprima nelle coscienze delle future generazioni e si rafforzi quale patrimonio collettivo e incancellabile. In questo processo culturale il corso sull'insegnamento della Shoah assume una grande importanza, confermando il fondamentale ruolo delle istituzioni pubbliche quale fucina delle coscienze dei giovani e luogo plurale di condivisione e trasmissione dei valori che fortificano le nostre istituzioni democratiche. Perché tragedie così immense - conclude il sindaco - non vanno dimenticate, e soprattutto i più giovani vanno aiutati a non dimenticare".

Il corso si articolerà in 500 ore di attività: un terzo di queste sono lezioni frontali, il resto delle ore sarà dedicato alla ricerca, alla produzione di tesine e della tesi finale, alla partecipazione a stage di alto livello. Tra i docenti (tutti di altissimo profilo) che interverranno figurano anche gli scrittori israeliani Amos Oz e Abraham Yehoshua, lo psicologo Reuven Feuerstein (famoso per aver lavorato spesso nella riabilitazione dei bambini) e Anna Bravo, storica delle donne all'università di Torino. Coinvolti anche, oltre agli atenei "La Sapienza" di Roma, quello bolognese e quello della Calabria, due importanti centri di ricerca come Yad Vashem e la Spielberg Foundation.

(25 gennaio 2006)

(Nella foto: In una foto d'epoca, ebrei polacchi salgono su un treno diretto ai campi di concentramento)

martedì 24 gennaio 2006

Prodi da Fiorello: "Roma Capoccia..."


Il leader dell'Unione, ospite telefonico di Viva Radio 2, declama
una strofa della canzone di Venditti. E alla Melandri: "Damose da fa"


Prodi, pace fatta con la Capitale
da Fiorello recita "Roma capoccia"


A metà dicembre le sue affermazioni ("Roma è bella, mi piace, ma
non ci abiterei"), avevano sollevato un polverone tra le forze politiche

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Tra Romano Prodi e Roma è pace fatta. Il leader dell'Unione oggi pomeriggio, ospite telefonico di Fiorello a "Viva Radio 2", ha declamato una parte della canzone "Roma Capoccia" per esibirsi in una "prova di romanità melodica".

Tutto è iniziato quando Fiorello ha chiesto il permesso al Professore di poterlo chiamare semplicemente Romano: "Ma certo - ha risposto lui - mi chiamo Romano e sono nato il giorno di San Romano". A quel punto inevitabile il rimando dello showman siciliano alla polemica che ha investito il leader dell'Unione nel suo rapporto con la Capitale. "La conosce una canzone tipicamente romana?" gli ha chiesto, e Prodi, prontamente, risponde: "Io ritengo che la canzone più romana di Roma sia 'Roma Capoccia' di Venditti, no?".

A quel punto Fiorello ha ricordato al Professore che Berlusconi, partecipando allo stesso programma, aveva cantato. Dopo essersi schermito ("Se canto io è la volta buona che perdiamo le elezioni"), il Professore si è però convinto e ha declamato la canzone di Venditti, da lui stesso definita come "romana, romana, romana". "Ve la declamo, ma non tutta - ha detto -, solo quella parte che fa 'vedo la maestà del Colosseo, vedo la santità del cupolone, e so' più vivo e so' più bono'".

"E poi ricordo - ha detto ancora Prodi - quella frase che è un proclama politico: 'Roma Capoccia del monno infame', che vuol dire che intorno è tutto cattivo ma c'è questa Roma bella, grande, buona con tutte le cupole, una cosa grandiosa!".

Dopo l'esibizione, in chiusura di programma, Fiorello ha chiesto a Prodi ancora una battuta. E il Professore, pur mostrando una qualche incertezza, conclude, salutando Giovanna Melandri, ospite negli studi di Via Asiago: "Damose da fa!".

All'inizio di trasmissione (Fiorello aveva chiamato Prodi al telefono, senza preavviso) il leader dell'Unione aveva detto: "La mia promessa in caso di vittoria alle elezioni è durare cinque anni e ricominciare a fare di questo Paese una roba più allegra, un Paese in cui la gente possa vivere in pace, serena e tranquilla".

La polemica. A metà dicembre il leader dell'Unione con le parole "Roma è bella, mi piace, ma non ci abiterei" aveva scatenato attorno a sé un polverone di polemiche (arrivate, soprattutto, dagli avversari politici, ma anche dal compagno di schieramento Walter Veltroni). "È un vantaggio sul lungo periodo - aveva detto - se un politico vuole durare è bene che ne stia lontano".

Una settimana fa, poi, ospite di Linus a Radio Deejay, il Professore aveva spiegato meglio la sua frase: "Ad abitarci davvero no, perché non si fa altro che consumarsi a parlare di politica. Non si può vivere come degli ossessi per la politica. A Bologna ci sto bene, a Roma invece non ci vivrei, anche se i romani sono simpatici".

(24 gennaio 2006)

(Nella foto: Romano Prodi)

lunedì 16 gennaio 2006

Chiuso per ferie



Domattina parto per Parigi, vado in ferie.
Ci vediamo fra una settimana :).

Le donne fumano di meno, ma smettono con più difficoltà


Il gentil sesso decide meno degli uomini di abbandonare
la sigaretta, e ne avverte di più la mancanza dopo aver smesso


Studio Cnr: le donne fumano meno
ma smettono con più difficoltà


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Le donne confidano meno degli uomini nella capacità di abbandonare la sigaretta, e se smettono di fumare, ne avvertono maggiormente la mancanza. A rilevarlo è un'indagine del Servizio di prevenzione e protezione (Spp) del Cnr nell'ambito di una campagna ("Progetto promozione e tutela della salute") per la prevenzione della cardiopatia ischemica.

Secondo la ricerca, le donne fumano di meno degli uomini, ma fanno più fatica a smettere e sono più a rischio di ricominciare. "Allo studio, iniziato nel 2000, hanno aderito 285 donne e 174 uomini in età compresa tra i 25 e i 65 anni, con attività di tipo impiegatizio", spiegano Roberto Volpe e Gianluca Sotis del Cnr. "L'età media è identica nei due sessi, 48 anni, e analogo è il numero medio degli anni di fumo: 24 per gli uomini e 25 per le donne. Benché non vi siano differenze significative nelle percentuali di fumatori, 35% del genere femminile e 37% di quello maschile - continuano i ricercatori - le donne in media fumano meno: 10 sigarette al giorno, contro le 16 degli uomini".

Una volta provato il piacere della nicotina, però, le donne mostrano meno capacità di abbandonarne la dipendenza. La ricerca dimostra, infatti, che seppure in entrambi i sessi oltre la metà sia intenzionata a smetteere e oltre i due terzi ci abbia già provato una o più volte, il 10% delle donne teme di non riuscirci, contro il 2% degli uomini che pensa di non farcela. Il dato è confermato dal fatto che ha smesso di fumare il 30% dei maschi, a fronte del 17% delle donne.

Il gentil sesso, inoltre, avverte di più la mancanza delle sigarette dopo aver smesso: il 29% prova ancora "nostalgia", contro il 6% degli uomini. "In ogni caso la mancanza del fumo non è avvertita dalla stragrande maggioranza degli ex fumatori: 94% degli uomini, 71% delle donne".

La ricerca sottolinea infine che la legge Sirchia contro il fumo nei luoghi pubblici nell'ultimo anno "ha contribuito notevolmente a ridurre il numero dei fumatori, perché ha svolto, tra l'altro, una funzione di freno psicologico nei confronti di questo vizio".

(16 gennaio 2006)

Da Galileo il primo segnale. "Presto le frequenze"


Parte bene il nuovo sistema europeo di navigazione satellitare
Che sta inviando dati a una potenza definita "inaspettata"


Galileo invia il primo segnale
"Entro 10 giorni le frequenze"


A fine aprile il lancio del secondo satellite pre-operativo
In tutto saranno 30. Copertura 10 volte più precisa del Gps

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Il satellite pre-operativo del sistema europeo di navigazione satellitare Galileo ha inviato il suo primo segnale alla Terra. "Il segnale è di una potenza che non ci aspettavamo, sta funzionando molto bene", ha dichiarato soddisfatto il direttore dei programmi europei per l'Agenzia spaziale europea, Giuseppe Virgilio. E se "Giove A" (questo il nome) continuerà a funzionare correttamente, l'assegnazione delle frequenze per il sistema dovrebbe avvenire nei prossimi dieci giorni.

"Giove A" (Galileo Array Validation Element) è stato lanciato il 28 dicembre scorso dal cosmodromo russo di Baikonur. Attualmente si trova in orbita a un'altezza di di 23.260 chilometri dalla Terra. Il primo segnale è stato ricevuto in Gran Bretagna, dall'antenna della Chilbolton Observatory Facilities for Atmospheric and Radio Research e in Belgio dalla stazione dell'Esa a Redu. I segnali ricevuti verranno ora analizzati nel dettaglio per assicurarsi che soddisfino i criteri concordati con l'Unione internazionale delle telecomunicazioni.

Il lancio del secondo satellite pre-operativo, "Giove B", è previsto per il prossimo 30 aprile. "Se qualcosa non dovesse funzionare in modo ottimale con 'Giove A' - ha spiegato Jean Jacques Dordain, direttore generale dell'Esa - 'Giove B' permetterà di ottenere comunque l'assegnazione delle frequenze entro il prossimo giugno".

Sviluppato dall'Esa e dall'Unione Europea, Galileo è il primo sistema di navigazione satellitare al mondo realizzato e gestito in ambito civile con l'obiettivo di assicurare un controllo preciso e costante per la sicurezza del traffico ferroviario e aereo, o per il controllo ambientale, con un mercato stimato in 850 milioni di utenti e centinaia di miliardi di euro entro il 2020. Il progetto, costato 3,4 miliardi di Euro, offrirà la possibilità di ottenere un posizionamento dieci volte più accurato dell'attuale Gps (utilizzato in modo massiccio dai navigatori satellitari delle auto e delle navi).

Galileo sarà interconnesso anche con gli altri due sistemi di posizionamento, il Gps e il Glonass, e l'utente avrà la possibilità, con lo stesso ricevitore, di utilizzare a proprio piacimento i diversi sistemi. In questo modo si potrà avere una precisione stimata fino al metro.

Il sistema completo è composto da 30 satelliti (27 operativi e 3 di riserva) e, una volta messo a punto, permetterà di avere una copertura di navigazione fino a oltre 75 gradi di latitudine nord (che corrisponde, ad esempio, a Capo Nord). Il grande numero di satelliti utilizzati insieme e l'ottimizzazione informatica del loro posizionamento assicurerà all'utente un margine di errore praticamente inesistente.

(16 gennaio 2006)

(Nella foto: Il satellite pre-operativo "Giove A")

Metalmeccanici bloccano l'autostrada Torino-Milano


Questa mattina in tutta la provincia di Torino era stato indetto
uno sciopero di 4 ore. Presidi di operai anche sulle tangenziali


La protesta dei metalmeccanici
bloccata l'autostrada Torino-Milano


di DANIELE SEMERARO

TORINO - I lavoratori metalmeccanici hanno bloccato l'autostrada Torino-Milano all'altezza di Chivasso in entrambe le carreggiate. Questa mattina in tutte le aziende della provincia torinese era previsto uno sciopero di quattro ore contro il blocco della trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro.

I lavoratori delle aziende del polo di Chivasso, usciti dalle fabbriche, si sono diretti verso l'autostrada. I lavoratori della Fiat di Mirafiori, invece, dallo stabilimento hanno raggiunto in corteo largo Settembrini, bloccando gli imbocchi delle tangenziali. Altre "tute blu" stanno raggiungendo, invece, la Bertone di Grugliasco, alle porte del capoluogo piemontese.

Un altro concentramento di lavoratori metalmeccanici è previsto lungo corso Allamanno. A una di queste manifestazioni potrebbe presenziare anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che si trova a Torino per il congresso provinciale dell'organizzazione.

(16 gennaio 2006)

venerdì 13 gennaio 2006

Fossett tenta una nuova impresa: il volo non-stop più lungo del mondo


Il miliardario americano proverà a battere il record col suo
ultraleggero: una trasvolata di oltre 44 mila chilometri in 80 ore


Fossett tenta una nuova impresa
il volo no-stop più lungo del mondo


di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON - Il miliardario americano Steve Fossett si prepara a un'altra grande sfida. Alla fine del mese, al massimo a inizio febbraio, cercherà di effettuare il volo aereo non-stop più lungo del mondo, cercando, così, di battere il record del 1986 attribuito Dick Rutan e Jeanne Yeager.

La tabella di marcia dell'impresa, che partirà dal Kennedy Space Center, è di tutto rispetto: prevede, infatti, non solo di sorvolare il globo, ma di attraversare l'Oceano Atlantico una seconda volta e toccare terra (dopo circa 80 ore e oltre 41800 chilometri) al Kent International Airport, vicino Londra.

"È solo una sfida - ha dichiarato Fossett -, voglio fare qualcosa che non è stata ancora mai fatta, voglio andare più lontano di qualunque altro". Il volo sarà effettuato sull'aereo denominato "GlobalFlyer", di proprietà della Virgin Atlantic di Richard Branson, un velivolo con un'eccezionale apertura alare e un corpo leggerissimo, tanto da non poter atterrare senza dei paracadute che lo fermino. L'aereo è spinto da un singolo motore.

"Lo Smithsonian National Air and Space Museum (uno dei più importanti museo del mondo di aeronautica, che si trova in pieno centro a Washington, ndr) - ha spiegato il miliardario - ha chiesto di poter avere il mio aereo, e io non vedo l'ora che sia esposto lì. Ma prima devo farlo volare al massimo delle sue capacità".

Il giorno di partenza dell'impresa dal centro spaziale Kennedy sarà determinato dalle condizioni atmosferiche. L'aereo deve però partire per forza entro la fine di febbraio, quando le temperature in Florida assicurano che l'aria è abbastanza densa affinché il GlobalFlyer e il suo pesante carico di carburante possano staccarsi da terra. "C'è solo un problema ancora da risolvere, quello della perdita eccessiva di carburante quando l'aereo supera una certa altezza", ha spiegato Fossett, ricordando come questo problema gli abbia fatto fallire un precedente tentativo di battere il record: "L'anno scorso quando ho fatto salire il GlobalFlyer a oltre 14mila metri di altezza, ho perso più di 1360 kg di cherosene. Ma non pensiamo ad altro, stiamo cercando di risolvere una volta per tutte il problema", ha aggiunto.

Fossett non è nuovo a questo tipo di iniziative: tra le imprese più importanti ci sono il giro nel mondo in aereo in ottanta ore, il giro del mondo in mongolfiera e la circumnavigazione del globo in catamarano.

(13 gennaio 2006)

(Nella foto: Steve Fossett e, sullo sfondo, il GlobalFlyer)

Anteprima: RepubblicaMultimedia

Nasce domani "RepubblicaMultimedia", il sito (all'interno di Repubblica.it) che conterrà tutti i prodotti multimediali (foto, audio, video) del Gruppo Editoriale L'Espresso, da RepubblicaRadio a All Music Tv, da Radio Deejay a Repubblica.it a Trovacinema.
Ecco, in anteprima, la prima pagina di Repubblica Multimedia

Si sposano su internet senza incontrarsi mai


Un'indonesiana e un connazionale vive in Usa si sono conosciuti
in chat, mai di persona. Il matrimonio sette giorni fa. In rete


Giakarta, sposi su internet
senza essersi mai incontrati


Ma a fine mese la coppia si conoscera dal vivo negli Stati Uniti

di DANIELE SEMERARO

GIAKARTA (Indonesia) - Sposarsi senza essersi mai conosciuti "di persona", per di più su internet? È successo a due cinquantenni indonesiani, che hanno pronunciato, in diretta sulla rete, il proprio "sì". Separati da un oceano.

Wiriadi Sustrisno, fisioterapista in California, e Rita Sri Mutiara Dewi, abitante di Bandung, in Indonesia, si sono conosciuti su internet diversi anni fa, "e da quel momento - ammette Dewi - abbiamo iniziato a scambiarci foto, a incontrarci in chat praticamente ogni giorno e a chiamarci spesso al telefono. Ma non ci siamo mai incontrati di persona".

La proposta di matrimonio è arrivata, da Sustrisno, lo scorso anno, e da quel momento la "coppia virtuale" ha iniziato a spargere la voce e cercare di trovare un modo per potersi sposare.

La notizia è arrivata anche al colosso indonesiano delle telecomunicazioni "PT Telekomunikasi Indonesia Tbk", che ha preso a cuore la situazione tanto da fornire schermi, altoparlanti e webcam per la cerimonia. "Ci siamo sposati su internet utilizzando il protocollo 'Voice Over Internet Protocol' (VoIP, il servizio di telefonate via internet a basso costo, ndr), il tutto sotto la supervisione di un ufficiale religioso musulmano", spiega Sustrisno. "La cerimonia, durata 25 minuti, è costata 200mila rupie (circa 21 dollari e 30 centesimi, ndr) - ha raccontato Mahmur Suriadiredja, direttore regionale della società di telefonia - e credo che la scelta sia stata fatta per risparmiare danaro. Immagino che da ora in poi siano in molti coloro che vorranno seguire questa strada".

La coppia, comunque, non dovrà aspettare molto per incontrarsi di persona: alla fine del mese, infatti, Dewi partirà per gli Stati Uniti.

(13 gennaio 2006)

Palermo, ucciso dagli amici per aver lasciato la ragazza


L'omicidio la sera del primo ottobre. Oggi la polizia è arrivata alla conclusione
del caso. In manette un amico del cugino della fidanzata "abbandonata"


Ventenne ucciso in piazza a Palermo
"colpevole" di aver lasciato la fidanzata


Il Pm: "In piazza c'erano oltre cento testimoni, nessuno ha parlato: ci siamo dovuti scontrare con l'omertà del quartiere"

di DANIELE SEMERARO

PALERMO - Un fidanzamento finito nel sangue, a Palermo. Era la sera del primo ottobre scorso quando Giovanni De Luca, poco più di vent'anni, venne assassinato a colpi di pistola davanti a centinaia di giovani, nel quartiere di Borgo Vecchio.

Dietro al delitto, spiegano oggi dalla Squadra Mobile di Palermo, ci sarebbe un fidanzamento interrotto bruscamente e l'offesa all'onore della famiglia della ragazza abbandonata.

A sparare in faccia al ragazzo, sarebbe stato Giuseppe Pecoraro, 24 anni, secondo gli investigatori "amico e guardaspalle del cugino della ex di De Luca". L'assassinio, in piazza, dopo l'ennesima lite: da oltre due anni, infatti, la vittima, i suoi famigliari e i suoi amici subivano violenze e angherie.

Centinaia i testimoni, nessuno dei quali ha collaborato con gli agenti della Squadra Mobile di Palermo. Alla cattura di Pecoraro gli agenti sono arrivati grazie ad intercettazioni ambientali e agli spunti forniti dai carabinieri, che, nell'ambito di un'altra inchiesta, sono riusciti a raccogliere diversi indizi sulla vicenda.

"Ci siamo dovuti scontrare con l'omertà degli abitanti del quartiere - spiega il pubblico ministero Ambrogio Cartosio, che ha coordinato le indagini della polizia -. Nesusno ha collaborato. Chi non poteva farne a meno si è limitato a raccontare frammenti di quanto sapeva".

(13 gennaio 2006)

(Nella foto: la vittima, Giovanni De Luca)

Nuove sindromi, la dipendenza da e-mail


Secondo una ricerca, l'88% degli utenti ritiene
che di e-mail ci si possa intossicare


Dipendenza da e-mail
ne soffrono 3 utenti su 4


L'esperto: "La posta elettronica porta molti
benefici, ma gli utenti devono controllarsi"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - In Italia l'88% degli utenti, cioè 3 su 4, ritengono che di e-mail ci si possa intossicare. Lo rivela uno studio commissionato da Symantec (la stessa società che commercializza gli antivirus e antispam più diffusi nei pc italiani), secondo il quale il 75% degli intervistati ha dichiarato di non poter fare a meno dell'e-mail, e uno su cinque rientra in una nuova categoria di utenti detti "dipendenti", soggetti cioè che controllano l'e-mail in maniera compulsiva e si abbandonano al panico se non riescono ad accedervi.

Secondo lo studio, gli intervistati si possono suddividere sostanzialmente in quattro categorie: i "disciplinati", il 49% degli intervistati, che sostengono di "avere nei confronti della posta elettronica un atteggiamento 'rilassato'", i "dipendenti totali" (21%), che "confessano di controllare l'e-mail in maniera compulsiva, è connesso a internet in media 2,6 ore al giorno e effettua il primo controllo della posta al mattino alle 9). A seguire, poi, le categorie di persone che meno utilizzano la posta elettronica: i "tecnofobici", il 10% degli intervistati, che all'e-mail preferiscono la "snail-mail" (letteralmente "posta lumaca", cioè la posta tradizionale) e la comunicazione verbale, e, infine, i "bombardati" (6%), che subiscono l'e-mail e hanno difficoltà a farvi fronte.

"Le caratteristiche di ciascuna di queste categorie non stupiscono - commenta Marco Riboli, Country Manager per l'Italia della Symantec -. Ciò che preoccupa è il fatto che quasi il 40% del campione ha un approccio 'malsano' all'e-mail: la posta elettronica può portare enormi benefici e facilitare la vita lavorativa, ma gli utenti devono controllare il loro modo di usarla e il numero di volte in cui vi accedono".

Secondo la ricerca, nel 2005 il numero di e-mail da gestire per persona è aumentato notevolmente: il 91% delle imprese ammette infatti che negli ultimi dodici mesi i messaggi di posta elettronica sono aumentati in media del 47%, con un conseguente aumento del tempo dedicato alla consultazione e alla gestione. Addirittura, il 52% degli intervistati dichiara di dedicare anche più di due ore al giorno tra invio e ricezione di e-mail (il 15% vi dedica quattro ore al giorno).

A proposito di orari, secondo quanto emerge dallo studio il 54% controlla l'e-mail prima delle 9 del mattino (alcuni già alle 6) e la maggior parte effettua l'ultima connessione della giornata intorno alle 17 (ma non sono pochi quelli che arrivano anche a mezzanotte). Il 72% utilizza la posta elettronica anche fuori ufficio in situazioni non lavorative, il 40% in vacanza e il 38% durante le assenze per malattia.

La ricerca, infine, conclude con le "regole d'oro" cui ogni utente dovrebbe attenersi: 1) Valutare quando e dove attendere alla posta elettronica; 2) Se non si stanno aspettando comunicazioni urgenti, provare a lavorare offline per qualche tempo così da poter ultimare le attività in corso; 3) Gestire la casella della posta in arrivo conservando solo i messaggi che richiedono un'azione, in modo che possano poi rappresentare la lista delle cose da fare; 4) Cercare di usare l'e-mail solo quando una conversazione non è possibile o risulta inopportuna; 5) Valutare chi ha veramente bisogno di ricevere il messaggio e inviarlo in copia di conseguenza.

(13 gennaio 2006)

giovedì 12 gennaio 2006

"Bacio della morte": incantatore di serpenti indiano tenta nuovo record


Un incantatore di serpenti indiano proverà a baciare 50 volte in bocca in un tempo massimo di dieci minuti un serpente velenoso.
Shahimi Abdul Hamid, 33 anni, tenterà così di battere il record precedente di "bacio della morte", attribuito a un americano, che ha baciato un serpente per 30 volte. "In questo modo - ha detto - voglio provare la superiorità asiatica".

Schumi: "Lasciare? Deciderò a metà della stagione. Se resto, in Ferrari"


"Voglio lottare per il titolo". "Un mio passaggio alla Toyota?
Non mi risulta". "Se continuo, al 99,9% resto con la Rossa"


Schumacher: "Il mio futuro?
A metà stagione deciderò"


E il ferrarista apre a Valentino Rossi: "Se vuole
può diventare un pilota di Formula Uno"

di DANIELE SEMERARO


MADONNA DI CAMPIGLIO (Trento) - A metà stagione Michael Schumacher deciderà se continuare ad essere un pilota di Formula 1. "Se sarà così di certo posso dirvi che al 99,9 per cento resterò in Ferrari", ha detto, aggiungendo che parla di 99 per cento perché non vuole "nemmeno prendere in considerazione di ripetere una stagione come quella dello scorso anno. Non dico che voglio vincere, dico che voglio lottare per il titolo".

Le prime indicazioni sullo sviluppo della nuova macchina, ha detto poi il pilota tedesco, "sono positive". "Probabilmente gioca a nostro favore - ha spiegato - anche tutto il lavoro svolto lo scorso anno. Abbiamo fatto 90 mila chilometri di test senza raggiungere nulla, ma quel lavoro è servito. Quanto accaduto l'anno scorso ha dato una scossa a tutti. Abbiamo capito gli errori fatti e con Massa (suo compagno di scuderia, ndr) facciamo un bel mix di esperienza e gioventù".

L'annuncio è arrivato alla prima conferenza stampa ufficiale della nuova stagione, a Madonna di Campiglio, dove il sette volte campione del mondo è apparso motivato e molto concentrato. Sulla possibilità di un passaggio, dalla prossima stagione, alla Toyota, il ferrarista ha smentito tutte le voci, anche quelle del suo manager Willy Weber: "Non so perché abbia detto certe cose, chiedetelo a lui. Dovessi ritirarmi non farei nulla nell'immediato ma mediterei sul mio futuro".

Durante l'incontro, poi, Schumacher ha aggiunto che Valentino Rossi può diventare un pilota di Formula Uno: "Solo lui sa se vuole o meno accettare l'idea di fare l'esperienza necessaria. Dipende solo da lui - ha aggiunto - e credo che la Ferrari sarebbe felice di aiutarlo. Però Valentino sa che la parte più difficile di questo mestiere è il piccolo salto di qualità finale. Quell'extra in più che fa la differenza. Passare dalle due alle quattro ruote è possibile, molto difficile il contrario. Io, per esempio, ci ho provato e mi sono reso conto che non ce la farei a fare quello che fa lui. Valentino però ha talento e sensibilità, nei test ha dimostrato di sapersi migliorare costantemente".

Chiusura calcistica. Alla domanda "Ha più chance di vincere il mondiale, la Ferrari o la nazionale tedesca?" (che egli stesso ha definito "un po' scorretta"), Schumy ha ammesso di "avere più fiducia nella Ferrari".

(12 gennaio 2006)

(Nella foto: Michael Schumacher)

mercoledì 11 gennaio 2006

Cambia il clima, è allarme: "Specie animali a rischio"


Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, evidenzia come
il riscaldamento del globo stia minacciando la biodiversità


Cambia il clima ed è allarme
"Molte specie animali a rischio"


Lo zoologo Bruce Young: "Ma ora abbiamo a disposizione armi
più adeguate per difendere le popolazioni animali minacciate"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - "Il cambiamento nel clima globale sta causando l'estinzione di specie" e "le epidemie pilotate dal clima costituiscono una minaccia immediata alla biodiversità". A lanciare l'allarme è una ricerca pubblicata questa settimana sulla prestigiosa rivista scientifica Nature condotta da un gruppo internazionale, coordinato da Alan Pounds, e svolta al Centro Monteverde di scienze tropicali di Puntarenas, in Costa Rica. La dimostrazione che il riscaldamento globale sta favorendo la diffusione di epidemie e malattie infettive arriva dalle piccole rane arlecchino (Atelopus) dai colori vivacissimi: il riscaldamento, infatti, sta provocando la scomparsa di intere popolazioni di anfibi, minacciandole di estinzione.

Per la prima volta, lo studio approfondisce i motivi della progressiva scomparsa di almeno i due terzi delle 110 specie di rane arlecchino registrata fra il 1980 e il 1990. Dati alla mano, risulta infatti che il clima più caldo ha favorito la comparsa di un fungo patogeno che cresce sotto la pelle degli anfibi (Batrachochytrium dendrobatidis) e che ha aggredito il 67% delle 110 specie di rana arlecchino, praticamente ormai scomparse dai territori dell'America centrale e meridionale, loro habitat naturale. "La malattia è il colpo di grazia per le rane, ma a premere il grilletto è il cambiamento climatico", sottolinea Pounds nella ricerca, lanciando l'allarme: "Se non s'interverrà velocemente il riscaldamento globale provocherà una seria perdita della biodiversità".

Nel Sudamerica il riscaldamento globale starebbe accelerando la formazione di nubi nella zona dei tropici, riducendo le temperature durante il giorno e aumentandole durante la notte. Queste condizioni climatiche, osservano gli studiosi di Puntarenas, non soltanto sono ottimali per la crescita del fungo (che nasce e si riproduce in modo ideale a temperature comprese fra i 17 e i 25 gradi), ma lo rendono ancora più letale. "Lo studio - si legge su Nature - dimostra che il riscaldamento globale sta portando anche all'estinzione di alcune specie e che le epidemie pilotate dai cambiamenti climatici costituiscono un'immediata minaccia per la biodiversità".

Le preoccupazioni dei biologi non nascono adesso: gli studi, infatti, vanno avanti dal 1990, quando fu segnalata per la prima volta la progressiva decimazione delle popolazioni di anfibi. Per gli scienziati si spiega così una parte consistente dei dati internazionali (pubblicati nel 2004) relativi alle specie di anfibi minacciate di estinzione e secondo i quali è a rischio circa un terzo delle seimila specie di anfibi esistenti nel mondo (un numero decisamente più esteso rispetto a quello finora registrato in qualsiasi altra specie).

Ma dagl esperti arriva anche una buona notizia: spiega infatti lo zoologo Bruce Young (che ha partecipato alla ricerca) che aver compreso il meccanismo all'origine della scomparsa degli anfibi "permette di avere a disposizione armi più efficaci per difendere le specie minacciate".

(11 gennaio 2006)

(Nella foto: la rana arlecchino)

Londra, allarme istruzione. Un milione di ragazzi a rischio


Da un rapporto ufficiale il dato allarmante: oltre 1500 scuole sotto gli standard. Il ministro dell'educazione: "Gli istituti peggiori saranno chiusi"

Bufera sul sistema educativo inglese
a rischio un milione di ragazzi


E nessuno più vuole fare il preside: forte calo nel numero delle domande

di DANIELE SEMERARO


LONDRA - Circa un milione di bambini e ragazzi studiano in Inghilterra in scuole carenti, anche se il numero di queste è in diminuzione. Lo afferma un rapporto ufficiale del National Audit Office (l'ufficio nazionale britannico di controllo della pubblica amministrazione) che ha fatto molto scalpore nell'opinione pubblica inglese.

Dal rapporto, inoltre, risulta che è in calo il numero degli insegnanti che fanno domanda per diventare presidi, e questo dato sembra riflettere la percezione di un'eccessiva pressione su tale categoria e di una minore sua attrattiva.

Secondo il Nao, in particolare, alla scorsa estate erano 1557 le scuole "poco performanti" e 242 gli istituti con prestazioni completamente insufficenti (anche se, bisogna ammettere, il numero di queste ultime è decisamente calato: nel 1998 le scuole totalmente inadeguate erano 515). Le scuole carenti, aggiunge il rapporto, sono il 23% circa di quelle secondarie e il 4% di quelle elementari.

"Sebbene il numero delle scuole dalla prestazione insufficiente sia diminuito è tragico che così tanti allievi ancora non ricevano l'istruzione che meritano" ha commentato Edward Leigh, presidente della commissione conti pubblici della Camera dei Comuni. "La maggior parte di queste scuole hanno bisogno di migliori dirigenti e amministratori, di più alti standard d'insegnamento e di un appoggio più efficace delle autorità locali", ha aggiunto.

"A nessun istituto scolastico sarà permesso di rimanere debole: tutte le scuole che entro un anno non mostreranno segnali di miglioramento andranno incontro alla chiusura", ha affermato, molto seccato, il ministro dell'istruzione britannico Jacqui Smith, aggiungendo che nei prossimi mesi le ispezioni si moliplicheranno. "Standard migliori, migliori metodi d'insegnamento e riforme - ha aggiunto - contribuiranno a migliorare anche quegli istituti che ora chiamiamo 'poco performanti'".

"Voglio puntualizzare che da quanto emerge dal mio rapporto annuale sullo stato dell'educazione in Inghilterra - ha poi dichiarato David Bell, capo degli ispettori del ministero dell'istruzione inglese - la maggior parte delle scuole britanniche sono buone. E molte di queste non sono solo buone ma eccellenti, e forniscono ai propri alunni un'eccellente educazione. Molti istituti - ha aggiunto - stanno affrontando delle difficoltà. Quello che conta però è che sono sicuro che non rimarranno nella mediocrità".

E sull'altro problema, quello del reclutamento dei presidi, con più di un quarto delle scuole primarie che dall'anno scorso non hanno un direttore fisso, il rapporto chiede che si faccia di più per incoraggiare i docenti a intraprendere la carriera di preside e che l'ente cui sono affidate le ispezioni si concentri sulle scuole che mostrano segni di debolezza, riducendo il tempo dedicato a quelle migliori.

(11 gennaio 2006)

martedì 10 gennaio 2006

Cassano dimagrisce, debutto vicino


La prima settimana dell'ex-romanista a Madrid è caratterizzata
da allenamenti e dieta differenziata: l'obiettivo è perdere altro peso


Cassano ha perso un chilo e mezzo
si avvicina il debutto nella Liga


di DANIELE SEMERARO

MADRID - L'inserimento di Antonio Cassano nel Real Madrid prosegue a ritmo serrato: il fantasista barese ha infatti già perso un chilo e mezzo e potrebbe debuttare con i Galacticos al Bernabeu domenica prossima (ultima giornata del girone d'andata del campionato spagnolo) nella partita contro il Siviglia.

Cassano, reduce da due settimane di inattività, sta seguendo un programma differenziato, tutto corsa, palestra e bicicletta, che dovrebbe riportarlo al peso forma entro pochi giorni. Durante il week-end il giocatore ha effettuato una doppia sessione di allenamento: 4 serie di corsa, all'85% della sua frequenza massima cardiaca, poi un'ora e mezza di pesi in palestra.

Secondo il preparatore atletico madridista e la dietologa brasiliana, Cassano deve dimagrire di almeno cinque chili in pochi giorni. E così, oltre agli allenamenti differenziati, sta seguendo una dieta a base di pollo e riso, con divieto assoluto di mangiare formaggi e dolci e di bere bevande gassate e alcoliche.

Ma l'ex romanista ha anche altri "problemi" da affrontare: sta infatti decidendo dove prendere casa. La scelta più accreditata è la ex-dimora di Arrigo Sacchi: è in città, come preferiscono il giocatore e la fidanzata Rosaria, e non è lontana dallo stadio Bernabeu.

(10 gennaio 2006)

(Nella foto: Antonio Cassano e il preparatore atletico Antonio Mello)

lunedì 9 gennaio 2006

Cocaina, Bachini ancora nei guai. Era recidivo, rischia la radiazione


Il giocatore, trovato positivo nel 2004, venne squalificato
per un anno. Pescante: "I provvedimenti siano esemplari"


Cocaina, Bachini di nuovo positivo
adesso rischia la radiazione


Luigi De Canio, allenatore del Siena: "Mi sembra tutto
assurdo, speriamo di trovarci di fronte a un errore"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Il calciatore Jonathan Bachini è nuovamente risultato positivo all'antidoping per cocaina. Il centrocampista del Siena, che fu trovato positivo alla stessa sostanza già quando giocava nel Brescia ed è quindi recidivo, rischia una sanzione pesantissima, se non la radiazione.

Bachini, secondo quanto rende noto un comunicato del Coni, è risultato positivo per "methylecgonine, metabolita di cocaina", al controllo ordinario a cui è stato sottoposto il 4 dicembre scorso, in occasione della partita del campionato di serie A Lazio-Siena.

La Federazione Medico Sportiva Italiana ha ricevuto e trasmesso al Coordinamento Antidoping del Coni il caso di registrata positività di Bachini, e a sua volta il Coni ha informato la Federazione, con cui ha proceduto all'abbinamento codice-atleta.

Il giocatore adesso rischia di chiudere la carriera. Quando fu trovato positivo alla stessa sostanza, nel settembre 2003, Bachini fu squalificato per nove mesi, pena poi aumentata a un anno dalla Caf.

Luigi De Canio, allenatore del Siena, appena ricevuta la notizia si è detto "molto sorpreso": "Mi sembra tutto assurdo. Aspettiamo che si compia tutto l'iter del caso prima di condannare il giocatore. Speriamo di trovarci di fronte a un errore - ha aggiunto -: ho sempre puntato tantissimo su di lui. Sapevo che era difficile recuperarlo ad alti livelli dopo un anno di attività, ma ho sempre pensato che le sue motivazioni el asua qualità potessero essere un'arma vincente per noi. Ora questa nuova tegola, mi dispiace soprattutto per l'uomo".

Sulla vicenda è intervenuto anche Mario Pescante, sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo Sport: "È un doping molto specifico perché questa sostanza non è dopante ma è droga. Il fenomeno è preoccupante e incomprensibile. È accaduto a Maradona e ad altri. Non capisco: in un mondo così brillante e ricco sembra strano che ci siano forme di droga". Pescante ha anche aggiunto che il numero delle positività "è alto per non preoccuparsi" e che ora "i provvedimenti devono essere esemplari".

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: Il centrocampista del Siena Jonathan Bachini)

Un'altra vittima alla Dakar. Muore il centauro Caldecott


Tragedia in Mauritania: il campione della Ktm è deceduto
dopo la caduta al chilometro 250 della nona tappa


Dakar, tragica caduta in Mauritania
muore l'australiano Caldecott


Dal 1979 il rally ha tolto la vita a 50 persone tra partecipanti, pubblico
e membri della carovana. L'anno scorso morirono Perez e Meoni


di DANIELE SEMERARO

KIFFA (Mauritania) - Ancora un morto alla Dakar: il pilota australiano Andy Caldecott, 41 anni, è deceduto durante la nona tappa del rally. La caduta mortale al chilometro 250 della prova tra Nouakchott e Kiffa (599 Km in totale), in Mauritania.

"La morte di Caldecott è stata istantanea ed è avvenuta per trauma cervicale - ha precisato il direttore della prova Etienne Lavigne -. La notizia del decesso è arrivata alle 11.57. Una ventina di minuti dopo un elicottero di soccorso si era già posato sul luogo dell'incidente. I medici, però, non hanno potuto far altro che constatare che il pilota era già morto. Rispetto all'edizione precedente - ha dichiarato Lavigne - abbiamo adottato delle misure di sicurezza: abbiamo imposto un limite di velocità e ridotto l'autonomia delle moto più leggere. Caldecott si trovava su un tratto molto rapido, ma era entro i limiti". Lavigne ha anche annunciato di voler comunicare personalmente la notizia della sciagura ai piloti che raggiungeranno il traguardo di Kiffa: "È con loro - ha detto - che si prenderà una decisione sul prosieguo della gara".

Al termine dell'ottava tappa, Caldecott era sesto in classifica a circa nove minuti dal leader, il francese David Casteu. La partecipazione all'edizione in corso del Rally Dakar non era nei suoi programmi, ma non si era tirato indietro quando, lo scorso mese, era stato chiamato a rimpiazzare lo spagnolo Jordi Duran, costretto a dare forfait per un infortunio.

Caldecott era iscritto al raid con il team Repsol-Redbull, e lo scorso anno era giunto al traguardo di Dakar chiudendo al sesto posto in classifica generale. Originario di Keith, nel sud-est dell'Australia, sposato e con un figlio, durante la scorsa edizione subì la frattura di una caviglia a causa di una caduta; nel 2004, invece, partecipò alla gara grazie ad una raccolta di fondi organizzata dai suoi concittadini. Tra i suoi trofei anche la vittoria, per quattro volte di seguito (dal 2000 al 2003), dell'Australian Safari.

Dal 1979, l'anno della prima edizione della Dakar, il raid ha tolto la vita a cinquanta persone tra partecipanti, pubblico e membri della carovana. Il centauro australiano è la ventitreesima vittima tra coloro che prendono parte alla gara. L'anno scorso morirono due grandi campioni del motociclismo internazionale: lo spagnolo Juan Manuel Perez e l'italiano Fabrizio Meoni.

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: L'australiano Andy Caldecott)

giovedì 5 gennaio 2006

Billè interrogato per quattro ore. "Esco assolutamente confortato"


Il presidente (ora sospeso) Confcommercio indagato per appropriazione indebita, è stato interrogato dai pm romani sui "fondi del presidente". I rapporti con Ricucci

Billè interrogato per quattro ore
"Esco assolutamente confortato"


di DANIELE SEMERARO

ROMA - Il presidente autosospesosi di Confcommercio, Sergio Billè, è stato interrogato per oltre quattro ore, questa mattina, dai pubblici ministeri romani. Assistito dal suo legale di fiducia, Titta Madia, Billè ha replicato punto per punto ai rilievi avanzati dai magistrati Rodolfo Sabelli e Giuseppe Cascini.

"Sono sereno e tranquillo e pronto a rispondere a qualsiasi domanda", aveva esordito questa mattina, varcando i cancelli della cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio, aggiungendo di sentirsi preoccupato per "questa campagna di stampa".

L'accusa per Billè è di appropriazione indebita, con riferimento all'uso dei "fondi del presidente", somme corrispondenti cioè a circa 20 milioni di euro che annualmente la Confcommercio, come hanno contestato i magistrati della Procura di Roma, vengono usati per interventi extra bilancio. Secondo l'accusa, il 75% dei fondi sarebbero stati usati indebitamente da Billè insieme ad altre tredici persone, tra cui alcuni dirigenti della Confcommercio, tutti coinvolti nell'inchiesta. Per la difesa, i "fondi del presidente" sarebbero sarebbero stati, invece, gestiti in perfetta conformità alle delibere emanate dagli organismi di rappresentanza della Confcommercio.

Al centro della vicenda ci sarebbe anche l'anticipo di 39 milioni di euro, che nel dicembre del 2004 Billè versò all'imprenditore Stefano Ricucci, per l'acquisto di un palazzo che doveva essere destinato a nuova sede della Confcommercio. "I 39 milioni versati come anticipo per l'acquisto dell'immobile? - ha detto Billè - Sono affari di Ricucci cosa ne abbia fatto. Per noi quello era un momento finalizzato all'acquisto dell'immobile che poi è stato perfezionato il 19 dicembre".

Nell'ambito di questa istruttoria, recentemente erano stati disposti sequestri e perquisizioni che hanno portato al recupero di una settantina di milioni di euro e al recupero, nell'abitazione di Billè, di opere d'arte, mobili e altri oggetti di ingente valore. Secondo la difesa, però, le opere d'arte e gli arredi sarebbero tutti stati inventariati e regolarmente catalogati presso la Confcommercio; si trovavano a casa del presidente perché in attesa di venire trasferite nella nuova sede.

"Le risposte date - ha dichiarato dopo il faccia a faccia con gli inquirenti il difensore Titta Madia - sono state assolutamente chiare, e nella massima tranquillità".

"Avevo chiesto di essere ascoltato e questo è stato possibile oggi - ha dichiarato Billè dopo l'interrogatorio -. Esco assolutamente confortato dal colloquio con i pubblici ministeri. Credo di aver chiarito ogni questione, anche fornendo documentazione che probabilmente i magistrati non avevano. Esco ulteriormente rafforzato dall'aver operato per far crescere Confcommercio e nel rispetto delle delibere e dei poteri che mi erano stati conferiti". Tra i documenti portati in Procura da Billè ci sarebbe anche la delibera di Confcommercio del 1974, che assegnava pieni poteri al presidente. Una delibera, secondo l'avvocato Madia, "frutto di una scelta politica confermata dagli organi statuari nel 1995".

Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì, quando il tribunale del riesame di Roma dovrà decidere sul ricorso degli avvocati di Billè, che hanno chiesto la revoca del provvedimento di sequestro delle opere d'arte.

(5 gennaio 2006)

(Nella foto: Sergio Billè)

Lo scalatore dei vetri

Un ragazzo pulisce i vetri esterni del palazzo de La Repubblica a Roma attaccato, al nono piano, a una fune da scalatore.


Effetto codice. Seicentomila visitatori in più al Louvre


Sempre più i turisti che visitano Francia e Inghilterra spinti dalla curiosità
di visitare i luoghi dov'è ambientato il best-seller. E i tour-operator si attrezzano


Boom per i tour del "Codice da Vinci"
al Louvre 10% in più di visitatori


E ora il fenomeno inizia a diffondersi anche nel nostro Paese

di DANIELE SEMERARO

ROMA - Luoghi apparentemente sconosciuti diventano pellegrinaggio di migliaia di turisti, luoghi molto conosciuti aumentano di centinaia di migliaia di unità i propri visitatori. Accade sempre più in Francia, come in Scozia o in Italia, che i flussi turistici siano influenzati da libri o film.

È il caso, ad esempio, del museo parigino del Louvre, visitato, nel corso del 2005, da oltre sette milioni e trecentomila persone: un aumento di seicentomila visitatori in un solo anno (nel 2004 erano stati sei milioni e settecentomila). Un record, spiega l'amministratore generale del museo Didier Selles, "di cui è positivamente responsabile, in parte, Dan Brown", autore del thriller best-seller "Il Codice Da Vinci". "E il museo - ammette Selles - si aspetta un ulteriore e vertiginoso aumento di visitatori a partire dalla prossima primavera, quando uscirà nelle sale il film ispirato al libro", girato in un'ala del museo, con Tom Hanks e Audrey Tautou e diretto da Ron Howard

Si attende un successo talmente eclatante che i produttori del film stanno prendendo in considerazione l'idea di proiettare la prima europea del film proprio all'interno del museo parigino. "Per far fronte alla crescita di visitatori - ammette l'amministratore generale - la direzione del Louvre ha aumentato il personale all'ingresso (le file per entrare non sono più lunghe di 15 minuti) e ha aperto nuove sale, portando quelle chiuse dal 25 al 13% del totale".

I tour del Codice. Il successo straordinario del libro ha indotto moltissimi tour operator (alcuni, addirittura, sono nati appositamente) a creare viaggi organizzati e visite delle città con tappe nei luoghi principali della vicenda. Se ci si reca a Parigi, ad esempio, si potrà alloggiare all'hotel Ritz (dove dorme il protagonista della vicenda), e dopo una visita al Louvre si potrà noleggiare una Smart (tutto secondo copione) e percorrere gli Champs-Élysées, visitare la Gare Saint-Lazare e il Bois de Boulogne, senza dimenticare di fare un giro alla chiesa di Saint-Suplice.

Stessa situazione se ci si reca a Londra (tour guidati a Fleet Street, alla chiesa circolare Temple Church e al King's College). Fino ad arrivare alla Rosslyn Chapel, una stupenda chiesa gotica a forma di U che si trova in un villaggio di minatori in Scozia. La chiesa, fino a pochi anni fa sconosciuta al grande pubblico, è uno dei luoghi dove il protagonista cerca il Sacro Graal. E così, fiutato l'affare, anche i responsabili della chiesetta si sono attrezzati, e hanno creato un sito internet molto funzionale in cui si può leggere la storia della chiesa, i riferimenti alle vicende del libro, ma anche un negozio virtuale in cui comprare, senza muoversi da casa, i numerosi souvenir, anch'essi ideati appositamente per l'occasione.

E così, da Londra a New York, si moltiplicano i tour, di 3, 7 ore o anche di diversi giorni per seguire le tracce che portano al Sacro Graal. Per un giro guidato di una giornata a Parigi si arrivano a spendere anche 400 euro. Poco più economico quello londinese: 300 euro per due persone. 3000 euro (viaggio incluso) per i viaggiatori d'oltrealtlantico. E si è attrezzato pure il castello di Villette, anch'esso un luogo chiave della storia di Robert Langdon, che propone un pacchetto con pernottamento per sei giorni e cinque notti all'interno del castello, la visita all'ala Denon del Louvre, un pranzo all'hotel Ritz, la visita di Saint-Sulpice, e un pomeriggio di discussione per rileggere insieme i passi più importanti del libro e guardare alcuni documentari. Il tutto per 4300 euro a persona.

Tutti (o quasi) contenti, a sentirli, i turisti. "È stato incredibile - ammette Luisa di Bergamo in trasferta nella capitale francese -. Sono finalmente riuscita a vedere dal vivo tutte le opere citate nel libro, e ho anche cercato di percorrere i luoghi dove è iniziata la vicenda". Dello stesso parere anche Bill, dal Minnesota, in fila per entrare al Louvre: "Ho visitato Parigi almeno sei volte e la conosco molto bene. Ma ammetto che non sarei mai tornato qui al museo se non avessi letto il libro".

Ma non tutti sono felici di questa moda, soprattutto i francesi, che spesso si vedono "depauperati" della propria tradizione storica. "È per questo che siete venuti a visitare la Francia? Solo per seguire i luoghi riportati in un libro di fantasia?" continuano a ripetere molti intellettuali d'oltralpe. E c'è anche chi, come il parroco della chiesa di Saint-Sulpice, "combatte" tutti i giorni contro l'"assalto" dei turisti: "Vengono qui a chiedermi dov'è avvenuto l'assassinio, e io continuo a dire a tutti che qui non è avvenuto alcun fatto di sangue. E poi quello che c'è scritto nel libro è tutto sbagliato, la descrizione dell'architettura, delle opere d'arte, dei documenti e dei rituali segreti che sono custoditi qui... qui non c'è proprio alcun segreto!".

I tour anche in Italia. Una "moda" che si sta diffondendo anche tra i visitatori del nostro Paese. A Roma, ad esempio, è ambientato "Angeli e Demoni", altro fortunato libro di Dan Brown, la cui vicenda si svolge tra il Vaticano e numerose chiese della Capitale. Ebbene, già dopo pochi mesi dalla pubblicazione del libro sono fiorite diverse società, tra cui la "Tour ufficiale di Angeli e Demoni", che promette di far visitare la chiesa di Santa Maria del Popolo, piazza San Pietro, il Pantheon, Piazza della Minerva, Castel Sant'Angelo e il Passetto di Borgo: 4 ore per 49 euro a persona. Ma c'è anche la possibilità di soggiornare all'Hotel Bernini, altro luogo simbolo della vicenda. Il tour è disponibile - e immaginiamo che avrà molto successo - anche per le gite scolastiche: 35 euro a persona.

E sulla scia dei boom letterari, anche i film ora creano nuovi "luoghi turistici": è successo, ad esempio, ad Agliè Canavese, in provincia di Torino. Nel Castello Ducale, fino a pochi anni fa sconosciuto, è stata girata la fiction "Elisa di Rivombrosa", e da diversi mesi ormai si registra un aumento vertiginoso di visite: sono passati da 100 (prima della popolarità) a quasi mille i biglietti staccati ogni giorno. "Quando i visitatori capiscono che il castello e il comune di Rivombrosa non esistono - spiega Cinzia Michelizza, una delle guide - ci rimangono decisamente male. Per la maggior parte delle persone che si sono appassionate alla storia d'amore risulta difficile pensare che questa sia stata solo il frutto della fantasia di un autore".

(5 gennaio 2006)

(Nelle foto: L'entrata del museo del Louvre, a Parigi; La Rosslyn Chapel, in Scozia; Il Castello Ducale di Agliè Canavese (TO), dov'è stato girato "Elisa di Rivombrosa")

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