
Claudio Coccoluto, promotore di "Amore 06", ci racconta com'è nato il più importante evento dance organizzato a Roma per l'ultimo dell'anno
A Roma il Capodanno dei dj
"Alla ricerca dell'estasi collettiva"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Musica house, techno, elettronica, hip pop. Tutto questo è "Amore 06 Capodanno a Roma", che è considerato il più importante evento dance organizzato per l'ultimo dell'anno in Italia. Allestito in tre aree della Fiera di Roma, il megaraduno ospiterà per tutta la notte, a partire dalle 22 del 31 dicembre fino alle 8 del primo gennaio, concerti, performance musicali e videoproiezioni, e si propone l'obiettivo di raccogliere una fascia di pubblico il più ampia possibile, grazie anche al biglietto d'ingresso a prezzo accessibile (35 euro).
Abbiamo chiesto a Claudio Coccoluto, uno dei dj italiani più affermati a livello internazionale nonché uno degli organizzatori, insieme al Comune di Roma e a Radio Deejay, com'è nata l'idea di creare, a Capodanno, un evento così importante.
"Siamo partiti l'anno scorso in controtendenza, quasi per scommessa... Da qualche anno infatti si sono affermate le piazze come punto di ritrovo del Capodanno, e i club si sono un po' svuotati. Allora con Giancarlino (il mio socio e 'compagno di merende') eravamo convinti che questa 'moda' si potesse 'combattere' attraverso la creazione di un grande evento che attirasse a sé un'ampia fascia di pubblico. E così, siccome il Capodanno ha bisogno di spazi grandi, abbiamo avuto la disponibilità della Fiera di Roma. L'anno scorso il successo è stato eclatante, è andato oltre ogni aspettativa, e quest'anno speriamo di replicare: i presupposti ci sono tutti".
Cosa suonerete questo Capodanno, e quali sono le tendenze musicali che seguirete?
"Di solito a Capodanno si tirano le fila delle tendenze musicali di tutto l'anno. Quello che facciamo noi è la verve elettronica, che ha come epicentro Berlino e che nel 2005 ha contagiato l'Europa e il mondo, ha rotto gli argini ed è diventata una musica quasi di massa. Certo, ovviamente siamo ancora nei limiti dell'underground e del clubbing! Quest'anno allora avremo innanzitutto i dj-set di alcuni dei migliori dj-producer della scena nazionale e internazionale, tra i quali in esclusiva da Detroit il funambolico e leggendario Jeff Mills, e poi da Berlino Steve Bug. E ancora, in corsa si sono aggiunti anche i Subsonica che faranno un concerto live. Ma poi non mancherà anche tutta quella musica citazionista degli anni Ottanta, intesi come prima elettronica, pura elettronica... un po' gli inizi dei Depeche Mode, per intenderci. Diciamo che sarà una specie di spaccato di tutta la musica giovanile in auge".
Hai già pensato a quali pezzi metterai?
"Assolutamente no! Io dico sempre che il dj la serata vera la concepisce a casa quando mette i dischi nella borsa, è lì che si creano tutte le possibilità e le opzioni da sfruttare in maniera improvvisata. Per me funziona così di solito: pesco dal mio archivio, arrivo sul posto, mi faccio guidare dall'istinto, dall'umore, dall'energia della pista e da lì inizio a creare la scaletta che viene fuori in maniera estemporanea. In effetti mettere dischi in sequenza, altrimenti, sarebbe facilissimo, potrebbe essere benissimo fatto da un computer. Invece no: bisogna cercare di leggere le menti di chi sta di fronte, s'instaura un qualcosa di comunicativo a livello molto alto".
Allora ci puoi almeno anticipare con cosa aprirai la serata e con cosa la chiuderai?
"Mah nemmeno questo è facile. In un evento come quello che andiamo a fare a Capodanno ci sarà una sequenza di dj che si alterneranno. L'importante è che ci sia una certa consequenzialità tra di loro... non si tratta di uno show per ogni dj, ma di una festa lunga diverse ore, e così cerchiamo di fare gioco di squadra. Il dj che segue si attacca al feeling di quello precedente, e così via. E questo ovviamente determina poca possibilità di premeditazione. Posso anticipare che ci può essere qualche commistione tra il nostro tipo di musica e i classici di Capodanno... ad esempio a Natale ho fatto una serata e c'è stato un artista inglese, Nathan Flick, che ha creato una versione elettronica di Silent Night (Bianco Natale)... io l'ho suonata con grande emozione e il pezzo ha avuto un enorme successo".
E un lento a Capodanno? Che ne dici, è ammesso?
"L'accezione che si ha oggi del lento è molto diversa da quella di alcuni anni fa, in cui il lento significava praticamente la mancanza di ritmo e il ballo a coppia. Oggi è un po' diverso, perché la lentezza o la velocità di un brano non ne determinano la ballabilità. Quindi ora si possono ballare cose lente come cose veloci. Un lento a Capodanno è possibile, dipende ovviamente dall'atmosfera... se mettessi un brano di Bjork, ad esempio, credo che nessuno si meraviglierebbe... ma non sognatevi il ballo di coppia di una volta!"
Cosa si aspetta la gente da una serata come quella del Capodanno? E tu come la vivi, diversamente da una serata "normale"?
"La gente si aspetta l'estasi collettiva. Credo che la cosa più bella sia guardare tanti come te che ballano allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, si vestono alla stessa maniera... è una sorta di megaraduno di identità simili che si cercano. Eventi di questo tipo, soprattutto a Capodanno, sono ben diversi da un concerto rock in cui il pubblico è protagonista, ma quasi sempre in maniera passiva. Qui c'è un'interazione, uno scambio di emozioni a livello omnidirezionale, in una specie di quello che una volta si chiamava 'rave'. Qui tutti interagiscono con tutti, anche se il fuoco è il dj dentro la sua cabina. Io stesso mi diverto moltissimo a vedere la gente ballare, anche se sto dietro ai piatti... ma questo è il lavoro, il mio ruolo".
Il Capodanno per i dj è anche un momento molto frenetica, di solito si hanno diversi appuntamenti nella notte in diversi luoghi... come lo vivi?
"Ci sono stati alcuni anni in cui avevo anche otto-nove appuntamenti tra la notte e la mattina successiva. C'è da dire che a Capodanno i locali hanno un'estensione dell'orario di apertura, e quindi molti locali, soprattutto quelli del tipo in cui opero io, ne approfittano e rimangono aperti fino all'ora di pranzo del primo gennaio. E così io farò una parte della serata a Roma, poi mi trasferirò in Toscana... scappare fa parte del mestiere, ma se ci si organizza prima ci si riesce tranquillamente senza neanche stressarsi troppo... l'importante è che non si trovi la neve per strada!"
Come scegli, di solito, la musica da mettere. E come fai ad essere sicuro di mettere quella giusta?
"Quello che mi dà fiducia è la credibilità di cui godo. Mi sento responsabilizzato quando faccio le scelte musicali, quando compro i dischi. È lì che io opero la più feroce autocritica su di me e su quello che ascolto. Scegliere un disco può determinare il successo di quell'artista e di quella serata... Quello che mi piace di questo 'mondo' è che le scelte non si operano in maniera fraudolenta come può accadere in radio o in televisione, dove le pressioni del marketing determinano a tavolino i successi... Il circuito dei club, dei dj, è una sorta di media a sé stante, è un network spontaneamente duro, che fa barricate contro la commercializzazione di tutti e tutto".
(30 dicembre 2005)
(Nella foto: Il dj Claudio Coccoluto)
sabato 31 dicembre 2005
A Roma il Capodanno dei dj. "Alla ricerca dell'estasi collettiva"
venerdì 30 dicembre 2005
Il Papa: "Per la famiglia servono sostegni politici e legislativi"

Benedetto XVI in visita al Dispensario di Santa Marta sollecita
interventi a favore del "primo luogo di accoglienza della vita"
Il Papa: "Per la famiglia servono
sostegni politici e legislativi"
di DANIELE SEMERARO
CITTÀ DEL VATICANO - "Sostenere la famiglia", sia sotto il profilo culturale che "politico e legislativo". Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di famiglia come "primo e principale luogo di accoglienza della vita", ricordando come ci sia un "gran bisogno" di interventi a favore di quello che per la Chiesa è il pilastro fondamentale della società. L'occasione, una visita al Dispensario Pontificio "Santa Marta" in Vaticano, un ambulatorio dove si assistono nuclei familiari in difficoltà, soprattutto bambini.
Incontrando i piccoli assistiti, il personale sanitario e i volontari il Pontefice ha ricordato il trascorso periodo natalizio e la festività odierna dedicata alla Santa Famiglia di Nazareth: "Le società contemporanee, pur dotate di tanti mezzi - ha detto - non riescono sempre a facilitare la missione dei genitori, sia sul piano delle motivazioni spirituali e morali che su quello delle condizioni pratiche di vita". Di qui l'appello per incentivare politiche di sostegno per le famiglie.
"La concezione moderna della famiglia - ha proseguito Papa Ratzinger - anche per reazione al passato riserva grande importanza all'amore coniugale, sottolineandone gli aspetti soggettivi di libertà nella scelta e nei sentimenti". "Si fa invece più fatica - ha poi sottolineato - a percepire e comprendere il valore della chiamata a collaborare con Dio nel procreare la vita umana".
Il Papa ha poi invitato a pregare "per tutte le famiglie di Roma e del mondo, specialmente per quelle che versano in condizioni difficili, soprattutto perché costrette a vivere lontano dalla loro terra di origine". "Preghiamo - ha concluso - per quei genitori che non riescono ad assicurare ai figli il necessario per la salute, per l'istruzione, per un'esistenza dignitosa e serena".
(30 dicembre 2005)
(Nella foto: Benedetto XVI)
È morto il Prof. Cultrera
GIORNALISTI: E' MORTO GIUSEPPE CULTRERA
UNA CARRIERA DI 36 ANNI DEDICATA ALL'ANSA
(ANSA) - ROMA, 30 dic - E' morto questa notte il giornalista Giuseppe (Pino) Cultrera: era stato colpito recentemente da una malattia incurabile.
Cultrera, che era in pensione da qualche anno, avrebbe compiuto 69 anni il prossimo 28 gennaio. Lascia la moglie Liliana ed i figli Stefano e Giovanna. I funerali si svolgeranno a Poggio Mirteto (dove Pino Cultrera si era ritirato lasciando Roma), domani alle ore 11.
Siciliano di Messina, Cultrera ha dedicato all' Agenzia Ansa 36 anni di impegno professionale, promuovendo l'informazione nei settori della scienza, della tecnologia, dei beni culturali e facendo dell'Agenzia un punto di riferimento per la divulgazione di materie tradizionalmente considerate "difficili". Ha anche seguito direttamente lo sviluppo tecnologico dell'Agenzia in anni cruciali, quelli che hanno visto il passaggio dalla macchina da scrivere, dagli apparati elettromeccanici, dal filo telegrafico e dalle telescriventi al mondo dell' elettronica e delle nuove telecomunicazioni.
Pino (come tutti lo chiamavamo all' Ansa) era diventato collaboratore dell'agenzia nel 1961; assunto come praticante nel 1964, professionista dal 1966, aveva convinto la direzione dell' agenzia a istituire un "servizio scientifico" di cui venne nominato responsabile. Pino, infatti, è stato uno dei primi giornalisti italiani a dedicarsi professionamente alla divulgazione della ricerca scientifica e ai temi dell' aeronautica e dello spazio, seguendo per l'Ansa i più importanti eventi del settore, dai primi lanci spaziali alla missione NASA sulla Luna, e poi l' ingresso dell'Italia nel settore spaziale, l'evoluzione del trasporto aereo, le grandi scoperte scientifiche, quelle archeologiche e, come cronista, i grandi disastri naturali. Tra l' altro nel 1964 Cultrera fu l'unico giornalista ammesso a bordo del DC-8 Alitalia mandato in India per riaccompagnare in Italia papa Paolo VI che vi si era recato per il congresso eucaristico.
Nel 1980 Pino divenne caporedattore presso la redazione centrale dell' Ansa e dal maggio 1990 il direttore Sergio lepri lo volle come assistente per le tecnologie per il delicato passaggio ai nuovi sistemi editoriali. Un compito difficile che Pino seppe svolgere con competenza ma anche con le doti personali di pazienza e cordialità che lo hanno sempre contraddistinto. Nel 1994 diresse anche il primo servizio sperimentale di infografica dell' Ansa. In pensione dal 1997, Cultrera si era dedicato all' insegnalamento universitario come titolare di "Editoria multimediale" nel corso di laurea in scienza della comunicazione alla facoltà di lettere e filosofia della LUMSA.
Cultrera aveva diretto la rivista specializzata "Alata Internazionale", il Notiziario del Centro per l' Epilessia e "Aresam Notizie" (che si occupa di disabilità psichica). Con Sergio Lepri e Francesco Arbitrio è autore del libro, uscito recentemente presso l'editore Le Monnier, "L'agenzia Stefani da Cavour a Mussolini". Aveva ricevuto numerosi premi tra i quali il premio "Massai" per la stampa aeronautica ed il premio "Casalegno" per la stampa scientifica. (ANSA)
RED-BO
30-DIC-05 10:09 NNNN
giovedì 29 dicembre 2005
Ecco lo spam all'italiana: più sesso che affari

Le esperienze dei lettori di Repubblica.it e alcuni consigli su come liberarsi
dai messaggi indesiderati che ogni giorno compaiono nella nostra posta
Dalle "casalinghe disperate" al Viagra
sesso e truffe nello spam degli italiani
di DANIELE SEMERARO
ROMA - "Ciao sono Sonia. Sono stufa di fare la mogliettina casta e pura come vuole mio marito! Io non sono così, dentro di me arde un fuoco di passione che, da quando sono sposata, pian piano si sta affievolendo. Non voglio! Desidero un uomo che mi faccia ritrovare le vede emozioni che col matrimonio ho perso... ho pensato a te, ti prego contattami!". Se ricevete un messaggio del genere, magari indirizzato proprio al vostro nome, non illudetevi. Si tratta, infatti, di uno degli ultimi ritrovati in materia di spam, la pubblicità spesso non richiesta che ogni giorno diciotto milioni di italiani, tanti sono nel nostro Paese i possessori di una casella e-mail, ricevono.
Dopo la classifica pubblicata da Aol, Repubblica.it ha chiesto ai lettori di segnalare i messaggi di spam più curiosi.
Sesso sempre al primo posto. Dai messaggi, corredati di fotografie che lasciano ben poco all'immaginazione, di giovani fanciulle che offrono i filmini delle proprie "acrobazie" a quelli di ragazzi che cercano di attirare la vittima di turno con consigli per fare impazzire a letto lui o lei. Ci scrive Diego, ad esempio: "Non riesco a liberarmi di e-mail che portano su siti porno assolutamente non richiesti. È un disastro"; poi c'è Francesco, che da anni cerca di rimuovere questi fastidiosi messaggi, senza riuscirci: "Quando sono a lavoro e mi capita di dover aprire la casella e-mail davanti a un mio superiore ho sempre paura che escano fuori messaggi erotici con conseguente brutta figura nei suoi confronti". E poi non mancano i messaggi che invitano a sottoporsi a terapie per l'allungamento del pene o per il potenziamento dello stesso (ovviamente corredati da fotografie del "prima" e del "dopo").
Le pillole. Ultima frontiera, segnalataci da numerosi lettori, è quella della vendita, da parte di società statunitensi, di pillole e medicinali spesso vietati nel nostro Paese. In cima alla lista figurano il Viagra, il Cialis, il Levitra (tutti farmaci che migliorano la potenza sessuale dell'uomo), ma anche aspirine, antibiotici, anticoncezionali, anticolesterolo, antidepressivi. Inutile dire che questi messaggi sono anche molto pericolosi, perché inducono all'acquisto di farmaci, che vengono venduti e consegnati entro pochi giorni, senza alcuna prescrizione medica.
Dagli investimenti finanziari alle lauree. Tra le altre categorie di spam, ci sono la vendita di azioni, di carte di credito, di orologi e gioielli di marca, di iscrizioni a lauree, master o dottorati online. Ma non mancano le truffe e l'uso improprio degli indirizzi e-mail dei propri conoscenti. Scrive Sergio: "Che ne dite dei filippini e dei nigeriani che hanno 13,8 milioni di dollari da far passare sul vostro conto corrente, facendovi guadagnare un milione di dollari?". Oppure, scrive Edoardo: "Mi è pervenuta l'e-mail di un mio amico che mi invitava a vedere un filmato simpatico, e mi forniva anche un link. Io ho inutilmente provato ad aprire il file, senza riuscirci. Sento il mio amico e mi dice che lui non mi ha mandato nessun messaggio". E in effetti, scrive Rita, i messaggi di spam sembrano mimetizzarsi sempre di più: "Usano come oggetto frasi ricorrenti nel mio lavoro o come mittente quello di un mio conoscente".
Alcuni consigli per difendersi. Giuseppe da Lucca lancia un grido d'allarme: "Mi stanno stressando a duemila con lo spam. Mi era stato insegnato come liberarmene, ma ogni tentativo è stato inutile. Secondo me questa gente va messa in galera".
I rimedi. Non è molto semplice riuscire a liberarsi di questa "spazzatura virtuale". Si possono, però, seguire alcuni consigli. Innanzitutto bisognerebbe avere due indirizzi e-mail, uno "pulito", da fornire solo ai propri conoscenti, per la corrispondenza personale o lavorativa, e uno, invece, da fornire su internet ogni volta che ci abboniamo a una newsletter o ci iscriviamo a un sito. E poi, soprattutto per chi controlla la posta attraverso un client (come Outlook, Thunderbird, Eudora), consigliamo di installare un software antispam: se ne trovano moltissimi in giro per la rete, sono quasi tutti gratuiti e filtrano i messaggi pubblicitari. Ultimo consiglio: cercare di evitare che il proprio indirizzo compaia su siti web. In rete, infatti, girano numerosissimi "spider", cioè dei "ragnetti invisibili" sguinzagliati dalle agenzie pubblicitarie specializzate in spamming che scandagliano le pagine e inseriscono nel proprio database tutti gli indirizzi che trovano.
L'origine del termine "spam". Il termine che ormai comunemente sta ad indicare un messaggio e-mail pubblicitario indesiderato sembra avere origine da un divertente sketch del Monty Python's Flying Circus (una serie televisiva molto famosa in Inghilterra negli anni Settanta, che prendeva spesso di mira lo stile di vita "british") ambientato in un ristorante in cui ogni cibo proposto dalla cameriera era a base di Spam, una marca di carne in scatola. Man mano che lo sketch avanza, l'insistenza della cameriera nel proporre piatti con Spam (uova e Spam, salsicce e Spam) si contrappone alla riluttanza degli avventori per questo tipo di carne. A questo indirizzo (http://www.spamterminator.it/orig_en.asp) è possibile ascoltare e leggere, in italiano e in inglese, un estratto dello sketch.
(29 dicembre 2005)
(Nella foto: Una scatoletta di carne "Spam")
Nazismo, espulso "Ivan il terribile". "Ha mentito per ottenere il visto"

John Demjanjuk, pensionato ucraino di 85 anni, via dagli Usa
È accusato di aver ricoperto il ruolo di carceriere nei lager
Nazismo, espulso 'Ivan il terribile'
"Ha mentito per ottenere il visto"
di DANIELE SEMERARO
WASHINGTON - John Demjanjuk, immigrato ucraino di 85 anni, meglio conosciuto per la sua presunta ferocia come "Ivan il terribile", sarà espulso dagli Stati Uniti con l'accusa di aver ricoperto il ruolo di guardia in due campi di concentramento nazisti in Polonia durante la seconda guerra mondiale. Lo ha deciso il giudice federale dell'immigrazione Michael Creppy.
Demjanjuk, da tutti conosciuto come un tranquillo pensionato residente a Cleveland, in Ohio, è stato riconosciuto colpevole di aver dissimulato il proprio passato allo scopo di entrare negli Stati Uniti.
La vicenda va avanti ormai da oltre trent'anni: "Ivan il terribile", infatti, è stato più volte accusato dai dipartimenti Usa della Giustizia e della Sicurezza nazionale di "aver preso parte a persecuzioni naziste nella veste di guardia delle Ss nei lager di Sobibor, Majdanek e Flossenburg" e di aver inoltre "mentito sulle sue attività in tempo di guerra e sui luoghi di residenza quando, nel 1952, chiese un visto d'ingresso negli Stati Uniti".
Demjanjuk, così, fu espulso una prima volta e mandato in Israele, dove fu processato e condannato a morte per crimini nazisti. L'accusa, pesantissima: aver lavorato ed essersi dedicato, in modo attivo, allo sterminio dei cittadini di religione ebraica della Polonia allora occupata dai nazisti. Poi, nel 1993, grazie ad alcuni elementi provenienti dall'ex Unione Sovietica, e in particolare alle testimonianze di alcuni sopravvissuti dei campi di sterminio, la Corte Suprema israeliana decise di rilasciare l'ex guardia nazista. L'uomo, così, rientrò negli Stati Uniti, dove riacquistò la cittadinanza perduta nel 1981.
Nel 2002, infine, sono arrivate nuove prove a suo carico, tra cui una carta d'identità originale del campo di concentramento nazista di Treblinka, in Polonia. Demjanjuk ha comunque sempre negato di aver lavorato come guardia nei lager. Ora l'uomo potrà appellarsi all'ordine di espulsione entro 30 giorni.
(29 dicembre 2005)
(Nella foto: Demjanjuk in una foto del 1993)
mercoledì 28 dicembre 2005
Storace: "È arrivato il tempo di ridiscutere la legge Basaglia"

L'annuncio del ministro della Salute: il governo intende
apportare modifiche alla 180, ventotto anni dopo
Storace: "È arrivato il tempo
di ridiscutere la legge Basaglia"
Scettica l'associazione degli psichiatri: "Non sarà
una nuova normativa a far funzionare i servizi del settore"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - "Credo sia giunta l'ora di mettere mano alla legge 180". Il ministro della Salute Francesco Storace ha così annunciato, a margine della cerimonia di insediamento del nuovo presidente della Croce Rossa Italiana, la volontà di modificare la legge Basaglia sulla tutela del disagio mentale. Il ministro ha detto: "Non voglio mettere in discussione l'impalcatura della legge, ma dopo 30 anni credo ci siano cose che vanno riviste per dare una prospettiva di maggiore sicurezza alle famiglie". E le modifiche alla legge, si affretta poco dopo a precisare il portavoce di Storace Pierguido Cavallina, "saranno precedute da un'ampia, seria e approfondita consultazione con tutti i soggetti interessati".
Dello stesso avviso il sottosegretario alla Salute Elisabetta Alberti Casellati, che, pur ritenendo la riforma Basaglia "fondamentale per il reinserimento nella società dei malati di mente", individua però nella legge 180 alcune carenze: "Quella che è mancata negli anni - ha detto - è stata la creazione di strutture intermedie nel territorio tese a garantire un passaggio equilibrato del malato dalla fase acuta della sua condizione alla successiva socializzazione".
Scettici gli psichiatri: per Carmine Munizza della Società Italiana di Psichiatria "è fondamentale mettere mano alle attuali disfunzioni del sistema attraverso progetti-obiettivo mirati, piuttosto che pensare ad un intervento sulla legge 180", considerato che "non sarà certamente una nuova legge a garantire che i servizi nel settore della psichiatria funzionino".
Per il verde Paolo Cento "per fortuna il governo ha i giorni contati e i propositi di Storace non possono essere relizzati. Quello che preoccupa - aggiunge - è il nuovo tentativo di speculare sul dolore di migliaia di persone che quotidianamente si confrontano con il disagio mentale". Gli fa eco Marco Rizzo dei Comunisti Italiani, secondo cui "il governo Berlusconi ha già dato ampiamente prova di essere reazionario e pericoloso. L'esperienza del professor Basaglia è un patrimonio importante che ha aperto nuovi orizzonti alla scienza medica".
La legge 180, meglio conosciuta come "legge Basaglia", è stata approvata ed è entrata in vigore nel 1978, ed è passata alla storia come il provvedimento che ha chiuso i manicomi in Italia. Essa ha vietato le nuove ammissioni in manicomio e sancito che non si costruissero più ospedali psichiatrici. Dal 1978 in poi, così, sono stati vietati nuovi ricoveri e si sono istituiti i centri d'igiene mentale (prima dell'entrata in vigore della legge, invece, bastava una firma del medico per rinchiudere per sempre in manicomio un malato considerato pericoloso "per sé e per gli altri"). Più volte nel nostro Paese le associazioni dei familiari dei malati hanno cercato di mettere in evidenza le carenze assistenziali e di personale.
(28 dicembre 2005)
(Nella foto: Il ministro della Salute Francesco Storace)
martedì 27 dicembre 2005
Ecco la scuola del "no contact". Usa, linea dura contro baci e risse

Singolare decisione in una scuola media di Los Angeles: gli studenti evitino ogni contatto fisico. Sarà vietato addirittura tenersi per mano
Ecco la scuola del "no contact"
Usa, linea dura contro baci e risse
di DANIELE SEMERARO
LOS ANGELES - Darsi la mano o, nel peggiore dei casi, un bacio appassionato può costare molto caro. Almeno in una scuola media di Culver City, quartiere di Los Angeles, dove da oggi effusioni in pubblico o scazzottate sono garanzia di richiami e convocazione dei genitori nell'ufficio del preside. La regola numero uno che gli studenti dovranno imparare appena entrati nella scuola, infatti, è il "no contact": vietati tutti i tipi di contatti tra ragazzi.
La decisione, spiega il Consiglio d'Istituto, è stata presa per cercare di tenere sotto controllo gli oltre 1700 studenti della scuola ed impedire risse o effusioni troppo spinte. In questo modo preside e docenti hanno scelto una strada per obbligare i ragazzi a vivere in una sorta di "bolla virtuale", facendogli mantenere le distanze l'uno dall'altro. I risultati? Per adesso sono difficili da valutare.
A detta di molti educatori questa politica insegna agli studenti qual è - e quale non è - il comportamento adeguato da tenere a scuola, il che è molto importante proprio durante l'età dell'adolescenza. "Un comportamento accettato al cinema o al centro commerciale - spiegano gli educatori - può non essere adeguato per una scuola, luogo privilegiato di studio e educazione".
Il preside, Jerry Kosh, si trova in prima linea nella convinzione dell'importanza di questa regola: "Il numero delle sospensioni legate a risse o a molestie sessuali è drasticamente calato nella scuola da quando esiste la regola 'no contact'", anche se molti genitori sostengono che i ragazzi hanno solo cambiato le proprie abitudini: invece di pestarsi a scuola, rivelano, aspettano di uscire e si prendono a botte all'esterno.
E loro, i ragazzi, si arrangiano come possono: Matthew e la fidanzatina Stephanie da oggi in poi sono molto prudenti nel girare mano nella mano nel campus. Per Rachel, un'altra studentessa, la regola c'è ma è difficilmente applicata: "Se la infrangiamo riceviamo prima alcuni avvertimenti - spiega - e solo nei casi più gravi vengono convocati i genitori". Lo conferma anche il vicepreside Hiram Celis: "Se sono in giro e vedo un comportamento inappropriato prima lo faccio presente ai ragazzi stessi, affinché loro capiscano che un gesto intimo come darsi la mano può portare a situazioni ben più intime". "Si fa presto - gli fa eco il preside Kosh -: prima si danno la mano e poi li vedi sul prato a sbaciucchiarsi".
Il caso della Culver City Middle School non è l'unico negli Usa. Altre scuole in Oregon e Texas, infatti, stanno attivando regole restrittive nei confronti dei contatti umani.
Tra i più restii alla regola è Michael Carr, portavoce dell'Associazione Nazionale Usa che riunisce i presidi delle scuole superiori: "Se i ragazzi si tengono per mano e non lo possono fare all'interno degli edifici scolastici, lo faranno quando escono e quindi il problema non è assolutamente risolto. Bisogna invece insegnare ai ragazzi quali sono i comportamenti appropriati e quali no, in modo tale che quando sono davanti a una scelta riescano a prendere quella giusta". I dubbi sulla linea dura serpeggiano anche tra i docenti che dovrebbero applicarla. Claudette DuBois, insegnante di studi sociali, confessa di essere permissiva nei confronti della mano nella mano. "Baciarsi dietro un albero è qualcosa che esisterà sempre - spiega -. L'importante è vietare ogni modalità inappropriata di toccarsi".
(27 dicembre 2005)
venerdì 23 dicembre 2005
"Sono fascista ma non un razzista". Di Canio si difende dalle accuse

L'idolo della curva Nord ricorre contro la decisione del giudice sportivo
"Il saluto romano? Soltanto un gesto di appartenenza rivolto alla mia gente"
"Sono fascista ma non un razzista"
Di Canio si difende dalle accuse
BOLOGNA - "Sono un fascista, non un razzista". Così Paolo Di Canio ha motivato il suo ricorso contro la decisione del giudice sportivo, che per il saluto fascista durante la partita Lazio-Juventus del 17 novembre scorso lo ha squalificato e condannato a una multa di diecimila euro. "Il saluto romano - continua l'attaccante laziale - lo faccio perché è un saluto da camerata a camerati, è rivolto alla mia gente. Con quel braccio teso non voglio incitare alla violenza, né tantomeno all'odio razziale".
In un dotto e lungo ricorso d'urgenza, la Lazio ha chiesto non solo l'annullamento della squalifica, ma di riconoscere la legittimità e l'assoluta assenza di illeciti nel saluto romano, con la volontà di fare giurisprudenza, perché se qualcosa d'illecito c'è, sostiene l'avvocato, è la vigente normativa in tema di sanzioni sportive. Sarebbe, infatti, violato l'articolo 11 della Costituzione (quello che prevede il contraddittorio) perché il giudice sportivo decide "inaudita altera parte", cioè senza che l'imputato venga sentito e possa spiegare la sua condotta. Un ricorso che, se accolto, modificherebbe il processo sportivo.
La difesa ha ricordato, inoltre, come la nostra Costituzione proibisca esplicitamente la ricostituzione del disciolto partito fascista, ma al contrario garantisca con chiarezza la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero. Secondo il ricorso, quindi, c'è reato di apologia di fascismo solo quando negli atti ci sia il fine di ricostruire il Pnf. Non sarebbe reato, dunque, il "semplice" saluto romano, che secondo Di Canio è solamente un segno di appartenenza e di esclusione di altri.
La difesa di Di Canio, che chiede l'annullamento della squalifica e della multa e di portare la questione alla Corte Federale, è stata affidata all'avvocato Gabriele Bordoni, figlio di un noto penalista nostalgico della romanità fascista e a sua volta esponente della destra radicale e sfegatato tifoso biancazzurro.
Ieri la Fifa aveva chiesto alla Federcalcio di acquisire il fascicolo dell'ufficio indagini per "stabilire in che misura il gesto ha violato il codice etico della Fifa stessa, entrato in vigore nel 2004, ma anche importanti regole disciplinari".
Questo pomeriggio circa 500 ultras della Lazio hanno manifestato davanti alla sede della Figc di via Allegri. Con loro non c'è il calciatore biancazzurro, che in un primo momento aveva espresso il desiderio di essere presente insieme ai suoi tifosi: il suo legale, infatti, gli ha consigliato di non partecipare al sit-in.
(23 dicembre 2005)
(Nella foto: Il saluto romano alla fine della partita Lazio-Juventus del 17 dicembre scorso)
Enna, si allarga l'inchiesta: una quinta persona indagata

Si tratterebbe della mamma dei due minori già
indagati per omicidio insieme ai loro due "padrini"
Enna, si allarga l'inchiesta
una quinta persona indagata
di DANIELE SEMERARO
ENNA - Una quinta persona è indagata per l'omicidio di Francesco Ferreri, il tredicenne di Barrafranca (EN) ucciso a colpi di spranga venerdì scorso. Secondo fonti attendibili si tratta della madre dei due minori già indagati per l'omicidio insieme ai loro due "padrini".
Il testimone segreto. La donna non è comunque la persona sentita in questi giorni nel massimo riserbo al comando provinciale dei Carabinieri di Enna (lontano dalla caserma di Barrafranca, dove si svolgono tutti gli interrogatori).
Violenza sessuale o spedizione punitiva. "L'inchiesta prosegue" è l'unico commento del sostituto procuratore di Enna Antonio Calaresu, e ciò lascia intendere che la pista della pedofilia rimane in piedi, anche se l'autopsia avrebbe escluso che Francesco ha subito violenze sessuali. Il ragazzo, però, potrebbe essere venuto a conoscenza di un giro di pedopornografia o addirittura aver subito tentativi di approccio, e quindi la sua morte sarebbe stata decisa per evitare che raccontasse quanto a sua conoscenza. D'altra parte sembra accreditata anche l'ipotesi della spedizione punitiva, che sarebbe scattata dopo che il fratello maggiore della vittima aveva rimproverato il compagno di doposcuola con il quale Francesco aveva litigato per un telefonino.
I risultati dell'autopsia. Francesco è stato ucciso con brutalità, diciassette colpi di spranga al capo, anche se l'arma del delitto non è stata comunque ancora trovata. I colpi sono stati inferti con violenza, quindi probabilmente da un adulto, dal quale il ragazzino avrebbe vanamente tentato di difendersi. Il numero dei colpi, tuttavia, potrebbe anche indicare che a colpire sia stata una persona non particolarmente forte, come un ragazzo che ha infierito per essere certo di avere ucciso.
Accusa infondata. È priva di fondamento, invece, la notizia secondo la quale in una delle auto sequestrate a due quarantenni di Valguarnera (EN), "padrini" dei due minorenni con i quali Francesco aveva litigato, i Ris avrebbero trovato tracce di sangue della vittima. In questo caso infatti ci sarebbe stata quella "prova schiacciante" che gli inquirenti cercano, e sarebbero già scattati provvedimenti cautelari.
Rimane da individuare, ora, il ragazzo o la persona che avrebbe chiamato Francesco la sera stessa in cui è scomparso, attirandolo forse inconsapevolmente in trappola. Francesco Ferreri si dice avesse paura del compagno di doposcuola con il quale aveva litigato, quanto del fratello quindicenne di questi, e difficilmente sarebbe uscito se uno dei due lo avesse invitato a raggiungerlo in strada.
(23 dicembre 2005)
(Nella foto: I rilievi dei Carabinieri sul luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere di Francesco Ferrera)
Tre algerini arrestati in Campania: "Terrorismo internazionale"

Operazione del Ros su richiesta della Procura di Salerno
I tre farebbero parte di una cellula jihadista internazionale
Tre algerini arrestati in Campania
"Terrorismo internazionale"
Le indagini svelano contatti con Londra, falsificazioni
di documenti e raccolta di fondi per finanziare il gruppo
di DANIELE SEMERARO
NAPOLI - Tre cittadini algerini, Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi sono stati arrestati, questa mattina, dai carabinieri del Ros, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno. L'accusa per i tre è di appartenere a una cellula terroristica collegata al Gspc, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento algerino.
L'indagine investigativa del Ros "Full Moon" era iniziata già nel 2003 e interessava un gruppo di algerini domiciliati nel napoletano e ritenuti di "oggettivo interesse" investigativo, soprattutto per gli stretti rapporti che questi mantenevano con Serai Khaled, elemento del Gspc.
Le accuse. La Procura della Repubblica di Napoli, esaminati i risultati complessivi delle indagini condotte dai Ros e ritenendo che vi fosse il pericolo di fuga, il 15 novembre scorso ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per associazione con finalità di terrorismo internazionale nei confronti appunto di Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi.
Nei confronti del primo per aver diretto e organizzato il gruppo operante a Napoli e in altre zone del territorio italiano, coordinando l'attività dei membri della cellula italiana, in raccordo con i vertici dell'organizzazione transnazionale. Nei confronti del secondo per aver partecipato all'associazione mantenendo i rapporti con altri affiliati presenti nel territorio italiano ed in altri Paesi europei.
Nei confronti del terzo per aver partecipato all'associazione, assicurando l'approvvigionamento di dichiarazioni di ospitalità e certificati di residenza fittizi in Italia.
Relazioni personali e internazionali. Uno dei sospettati, Bouhrama Yamine, dopo essersi allontanato dalla Campania, frequentava spesso a Vicenza Serai Khaled, con il quale per un certo periodo aveva anche condiviso l'abitazione. Le indagini dei Carabinieri hanno documentato l'oltranzismo ideologico, sfociante nel sentimento antiamericano e innegiante alla Jihad, ma anche i trascorsi in Grecia e Turchia e la conoscenza, seppure superficiale, di materiali utilizzabili per la fabbricazione di esplosivi.
Secondo i Carabinieri è inoltre chiaro il carattere internazionale del circuito di relazioni dell'algerino, che aveva specifici collegamenti con soggetti sospetti residenti in Francia e Inghilterra.
Raccolta di fondi. Sarebbe documentato anche un costante interesse alla raccolta di fondi effettuata nella moschea di Vicenza, dove Bouhrama chiedeva puntualmente i conti dell'ammontare donato da ciascun fedele, precisando che parte del denaro raccolto avrebbe dovuto sostenere la causa palestinese.
Proprio Bouhrama, a differenza di connazionali maggiormente orientati all'evoluzione della situazione in Algeria, per gli inquirenti ha una particolare attenzione per le situazioni di paesi dove è più stridente la contrapposizione tra l'Islam e il mondo occidentale, come Bosnia, Cecenia e Iraq.
Documenti falsi e contatti con Londra. Attraverso Bouhrama Yamine i Carabinieri sono poi arrivati ad altri suoi connazionali, tra cui soprattutto Larbi Mohamed. Di Larbi Mohamed sono stati documentati il coinvolgimento nell'attività di falsificazione di documenti di identità e i suoi rapporti con persone nel Regno Unito. Tra questi alcuni erano già in contatto con Bouhrama ed erano stati identificati dalla polizia britannica al momento degli arresti compiuti a Manchester il 14 gennaio del 2003. Uno dei componenti la cellula indagata uccise un agente della polizia locale.
L'attività del Gspc. Le indagini, con la cooperazione internazionale tra forze di polizia, hanno poi svelato particolari sulla costituzione, l'evoluzione e l'attuale articolazione del Gspc, i suoi collegamenti internazionali e le più recenti attività terroristiche in Algeria. Secondo gli inquirenti l'organizzazione in questione è tuttora quella più pericolosa per potenziale umano e materiale, visto anche il collegamento di elementi della cellula indagata con la struttura islamista già individuata nel Regno Unito ed inserita nel cosiddetto "ricin plot" nei primi mesi del 2003.
(23 dicembre 2005)
venerdì 16 dicembre 2005
"Chi insulta i prof rischia caro". Pioggia di multe in due licei Usa

Singolare decisione in Connecticut: ufficiali di polizia presenti nell'edificio
per dare sanzioni ai ragazzi più indisciplinati. La preside: "Funziona"
"Chi insulta i prof rischia caro"
Pioggia di multe in due licei Usa
di DANIELE SEMERARO
NEW YORK - Tempi duri, almeno negli Stati Uniti, per gli studenti che a scuola non rispettano le elementari regole di comportamento. Due istituti del Connecticut hanno infatti da poco approvato un nuovo regolamento che terrà i ragazzi sull'attenti, nei confronti del loro linguaggio ma soprattutto del loro portafoglio.
Per combattere volgarità e parolacce diretti al personale docente e amministrativo della scuola, infatti, da alcune settimane alla Bulkeley High School e alla Hartford Public High School gli studenti che non si comporteranno bene riceveranno delle vere e proprie multe.
"La nuova legge prevede che alcuni ufficiali di polizia stazionino all'interno dell'edificio scolastico - spiega Miriam Morales-Taylor, preside della Bulkeley High School di Hartford, Connecticut, 1600 studenti - stacchino delle vere e proprie multe ai ragazzi che non si comportano correttamente". La sanzione arriverà sotto forma di un ticket precompilato dal valore di 103 dollari, del tutto simile a quello già usato negli Stati Uniti per l'eccesso di velocità. Chi non pagherà il dovuto entro i termini previsti dalla legge sarà citato in giudizio e dovrà apparire davanti a un tribunale.
"Abbiamo preso questa decisione - aggiunge Morales-Taylor - dopo diversi gravi episodi ai danni dei nostri professori. Ora abbiamo bisogno di raggiungere un po' di tranquillità, e certamente lo faremo tramite il linguaggio corretto e il giusto comportamento nei confronti dei docenti. Le multe saranno applicate - tranquillizza comunque la preside - solo nei casi estremi, quando cioè i ragazzi si rivalgono con toni eccessivamente duri o volgari nei confronti del personale".
Da quando la nuova legge è entrata in vigore, da metà novembre, sono già state applicate venti multe, e sembra che gli episodi di comportamento scorretto stiano scendendo a dismisura, "segnale che dover pagare 103 dollari è un buon deterrente. Proprio questo pomeriggio - spiega ancora la preside - un ragazzi è venuto nel mio ufficio dopo aver ricevuto un ticket, ha chiesto scusa e ha promesso che non avrebbe più detto parolacce".
(16 dicembre 2005)
(Nella foto: L'esterno della Hartford Public High School)
La Finanziaria affossa gli atenei. La Crui: "Siamo troppo penalizzati"

Grido d'allarme dei Rettori: "Lo sviluppo è legato a ricerca e formazione, ma con il maxiemendamento alla Finanziaria il Governo taglia ancora le risorse"
La Finanziaria affossa gli atenei
La Crui: "Siamo troppo penalizzati"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Gli atenei italiani "non potranno garantire una risposta adeguata alle giuste aspettative dei giovani e delle loro famiglie" se le politiche del governo non cambieranno. A lanciare il grido d'allarme, ancora una volta, la Conferenza dei Rettori (Crui), che accusa: "Si sta affossando l'università".
Secondo l'Assemblea Generale della Crui dal maxiemendamento al disegno di legge Finanziaria presentato dal governo stanno per abbattersi "pesanti tagli" per formazione e ricerca. "Nonostante sia opinione da più parti condivisa che la ripresa dello sviluppo è legata alla ricerca e all'alta formazione, il Governo - fanno sapere dal Crui - non solo non investe in questi due settori, che sono le attività istituzionali delle università, ma ne decurta sensibilmente le risorse".
I rettori in particolare esprimono un profondo sconcerto per la chiusura dimostrata dal Governo rispetto ad alcune questioni come le richieste d'integrazione del finanziamento delle università, che congiuntamente Ministro e Rettori avevano avanzato nelle scorse settimane; gli adeguamenti automatici delle retribuzioni del personale docente e i costi aggiuntivi per il contratto collettivo di lavoro del personale tecnico-amministrativo, che aumentano di circa 200 milioni di euro gli oneri finanziari per gli atenei e che sono necessariamente privi di copertura sui bilanci delle università stesse. L'Assemblea denuncia anche le pesanti decurtazioni del fondo per l'edilizia universitaria e la mancata riduzione dell'Irap per i docenti e il personale che nelle università si dedica istituzionalmente alle attività di ricerca.
La Crui sottolinea anche che "questa situazione pesantemente negativa giunge al termine di un periodo in cui i provvedimenti legislativi cruciali per l'università sono stati approvati attraverso accelerazioni del dibattito e delle decisioni parlamentari conseguenti". "La grave penalizzazione subita dal sistema universitario con la presente legge Finanziaria - affermano i Rettori - renderà del tutto inapplicabili molte previsioni normative contenute negli stessi provvedimenti legislativi approvati".
L'allarme arriva a poca distanza da quello congiunto Crui-Confindustria di un mese fa. "L'Italia sta rinunciando a investire sul proprio futuro" aveva detto Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l'education, spiegando come "invece di riservare le risorse pubbliche aggiuntive al mondo accademico la Finanziaria prevede tre meccanismi in cui il risultato concreto è di ridurre di quattrocento milioni di euro il finanziamento per l'università".
(15 dicembre 2005)
giovedì 15 dicembre 2005
Ciampi: "Serve coesione sociale: è fattore di stabilità per il Paese"

Il Presidente della Repubblica, in un incontro con i Prefetti, chiede che si sappiano cogliere i segnali di disagio
Ciampi: "Serve coesione sociale
È fattore di stabilità per il Paese"
E dei ragazzi di Locri dice: "Da voi traggo motivo di ottimismo"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - "Si avverte la necessità di una più forte coesione sociale, che è fattore di stabilità politica e motore del progresso economico". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione di un incontro al Quirinale con i Prefetti e i nuovi Consiglieri di Prefettura per i 25 anni della Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno.
La coesione sociale, continua ancora Ciampi, "costituisce il risultato di un processo in continua evoluzione, che va quotidianamente sostenuto con un'intensa attività di raccordo istituzionale e con la puntuale affermazione del principio di legalità".
Il Presidente ha poi sottolineato che è importante che si "sappiano cogliere tempestivamente i segnali di disagio anche delle giovani generazioni, ovunque si manifestino, non di rado nelle zone periferiche e nelle grandi aree metropolitane, prima che si traducano in situazioni di crisi" e che "in questo modo possono essere progressivamente ridotti gli spazi di sfruttamento da parte delle organizzazioni malavitose e di strumentalizzazione da parte dei gruppi eversivi".
Rivolgendosi, poi, direttamente ai prefetti, Ciampi ha ricordato che il loro compito principale è "garantire la leale cooperazione tra i poteri pubblici che operano nel territorio" e li ha invitati a un lavoro "costante e paziente di mediazione per raffreddare le tensioni e favorire la convergenza di idee su punti comuni".
Il Presidente ha anche ricordato i ragazzi di Locri, a proposito dell'incolumità e della libertà dei cittadini che deve essere garantita: "Dall'atteggiamento di quei giovani che recentemente sono scesi in piazza per gridare il loro sdegno contro tutte le mafie e invocare la piena affermazione della legalità - ha detto - traggo motivo di ottimismo".
(15 dicembre 2005)
(Nella foto: Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)
"Colazioni gratuite o scontatissime". Scommessa contro fame e obesità

Con lo stomaco vuoto o inutilmente appesantito è difficile studiare: nelle scuole nasce un programma alimentare che aiuta gli studenti a nutrirsi bene
"Colazioni gratuite o scontatissime"
Scommessa contro fame e obesità
di DANIELE SEMERARO
WASHINGTON (Stati Uniti) - Sempre più studenti d'oltreoceano si avvalgono del "School Breakfast Program", il programma alimentare che prevede di offrire colazioni gratuite o a prezzi scontatissimi (in media 30 centesimi di dollaro) da consumarsi all'interno delle scuole prima dell'inizio delle lezioni.
"Nessun ragazzo dovrebbe iniziare le lezioni affamato - spiega James Weill, presidente del "Food Research and Action Center" -. Con lo stomaco vuoto è molto difficile studiare ed apprendere. Stessa situazione se si mangia troppo e male. Offrire ai ragazzi una colazione nutrizionalmente corretta li aiuta a raggiungere gli obiettivi scolastici e a comportarsi meglio, migliora la loro salute e dà loro la possibilità di sottrarsi dalla sempre più dilagante obesità".
Il programma alimentare, patrocinato dal Dipartimento statunitense per l'Agricoltura, raggiunge secondo le ultime stime due studenti su cinque tra coloro che hanno bisogno di una corretta alimentazione, ed è attuato all'interno di numerosissime scuole primarie e secondarie del Paese. Non esiste una legge nazionale che impone alle scuole di fornire la colazione ai propri studenti, ma centinaia di istituti, soprattutto quelli frequentati da ragazzi provenienti da fasce sociali medio-basse, hanno attuato questa politica.
Nel New Jersey, invece, questa iniziativa si è trasformata in una vera e propria legge, che impone alle scuole di offrire la colazione se almeno il 20% degli studenti s'iscrive al programma alimentare. E proprio il New Jersey ha avuto la crescita maggiore di adesioni: +39%, con 114mila ragazzi in più solo nell'ultimo anno.
In generale negli Stati Uniti nell'anno scolastico 2004-2005, ben sette milioni e mezzo di studenti hanno usufruito del pasto gratuito o a prezzo scontatissimo, a seconda della fascia di reddito a cui appartengono. La cifra rappresenta un incremento del 5,3% rispetto allo scorso anno, ed è la crescita maggiore degli ultimi dieci anni. "Dobbiamo lottare tutti insieme e sempre più, con gli stati e le scuole - ha dichiarato Weill - per non lasciare indietro i milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto".
(15 dicembre 2005)
La carica degli studenti universitari: quasi la metà si pente delle sue scelte

L'indagine di AlmaLaurea sulla carriera scolastica e le aspettative dei diplomati nell'ultimo anno. E il 47%, se potesse tornare indietro, cambierebbe scuola
La carica degli studenti disorientati
quasi la metà si pente delle sue scelte
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Disorientati, pronti a continuare a studiare ma con tanta ansia per il futuro. È la fotografia della generazione a cavallo tra scuola e università che - per la prima volta con una indagine approfondita - ha scattato AlmaDiploma con una indagine tra gli studenti un anno dopo essere usciti dalla scuola.
Sei ragazzi su dieci studiano all'università dopo la maturità. Ma quasi la metà di loro, se potessero tornare indietro, cambierebbero la scelta fatta per la scuola superiore. Con quali sogni per il futuro? Molto concreti: stabilità economica e affermazione professionale, a costo di fare lavori anche lontanissimi dalle proprie competenze e dagli studi fatti.
La valutazione dell'esperienza scolastica. Nel complesso i diplomati si dimostrano abbastanza soddisfatti della propria esperienza scolastica. Per quanto riguarda l'esperienza complessiva, il 55,3% degli studenti ammette di "essersi trovato bene". Dato che sale se consideriamo la soddisfazione nei confronti della competenza (76%) e della disponibilità al dialogo (82%) dimostrate dai docenti. C'è da segnalare anche un boom nei rapporti interpersonali all'interno delle classi: 9 studenti su 10 si ritengono contenti del rapporto con i propri compagni. Spesso deludenti, invece, le strutture scolastiche (adeguate per il 55% degli ragazzi) e l'organizzazione scolastica, che per sei studenti su dieci è da ripensare. L'iscrizione al Liceo è favorita per chi ha concluso la scuola media inferiore con risultati migliori rispetto a quanti scelgono un indirizzo tecnico o, in modo ancor più evidente, un indirizzo professionale.
Un orientamento sbagliato? Ma, accanto a questo, il grande allarme sul disorientamento. Alla domanda "se potessi tornare indietro negli studi, ripeteresti le scelte fatte?" quasi il 43% degli studenti ammette di non essere rimasto soddisfatto della scelta scolastica effettuata e cambierebbe indirizzo o tipologia di scuola superiore. Almeno 6 ragazzi su 10, comunque, confermerebbero la scelta fatta, tendenza che si riscontra soprattutto nei Licei e tra i diplomati del tecnico, mentre è inferiore tra i diplomati del professionale. Un dato - sottolinea AlmaLaurea - che deve far riflettere soprattutto i servizi e gli operatori dell'orientamento scolastico, che per molti ragazzi si è dimostrato "inutile" o "non adatto".
Ad aiutare i ragazzi nelle scelte spesso rimangono i genitori: la presenza di diplomati con genitori in possesso di titoli di studio elevati è massima fra i diplomati classici, scientifici e linguistici, si riduce fra i tenici ed è minima tra i professionali.
Continuare lo studio dopo il diploma? Quante volte abbiamo sentito i genitori dire ai figli: "Devi iscriverti all'università, altrimenti con il solo diploma non ci fai nulla"? Ebbene, sembra che il trend sia proprio quello di continuare a studiare, almeno per il 59% dei diplomati. In particolare, a voler continuare gli studi sono soprattutto i ragazzi usciti dai licei: 9 su 10 al Classico e allo Scientifico, 8 su 10 al Linguistico. Scelta che scende negli Istituti tecnici e professionali, dove si toccano punte di 4 studenti su 10 (un dato, comunque, questo, che non rappresenta una novità per il nostro Paese).
Per quanto riguarda la scelta della facoltà, i corsi scientifici, generalmente avvertiti come "più difficili", si confermano tra i meno gettonati: i liceali, infatti, preferiscono le facoltà di Lettere e Scienze Politiche, seguite da Medicina e Giurisprudenza. Scelte diverse invece per i ragazzi che escono dagli Istituti tecnici (tra le facoltà più apprezzate Ingegneria dell'informazione e Scienze economiche) e professionali (Farmacia, Medicina, Scienze della Formazione).
Sale sempre più, inoltre, anche il numero di chi prosegue gli studi non all'università ma sfruttando altre opportunità formative: sono circa il 25% dei diplomati.
A fronte di questa gran voglia di proseguire gli studi, però, c'è da segnalare come per 14 diplomati su 100 la scelta dell'indirizzo universitario non si sia dimostrata quella giusta: il 7% dei ragazzi infatti decide di abbandonare il mondo accademico già dal primo anno, e un altro 7% cambia facoltà nei primissimi mesi dopo l'iscrizione.
C'è da considerare infine che sono comunque ancora numerosi (35,5%) coloro che non vogliono proseguire gli studi.
Lo studio all'estero. I giovani, si sa, hanno sempre avuto voglia di mobilità, per cercare indipendenza, per farsi un'esperienza, per staccarsi, anche per poco tempo, da mamma e papà. E così sono sempre più coloro che chiedono di poter trascorrere un periodo di studio all'estero. Di questi la maggior parte, 7 ragazzi su 10, provengono dal Liceo linguistico. Seguono gli studenti dell'Istituto tecnico per periti aziendali e corrispondente in lingue estere (4 ragazzi su 10) e gli studenti dello scientifico. Poco interesse per i programmi di studio all'estero, invece, per i ragazzi del Liceo classico e degli Istituti professionali.
Il voto dell'Esame di Stato. Il voto medio di "maturità" ottenuto dai liceali al termine della loro carriera scolastica è superiore a 80/100, e più del 27% dei diplomati ottiene almeno 90/100. Come il voto dell'esame di terza media incide sulla scelta della scuola superiore, anche il risultato dell'Esame di Stato è importante, perché si attesta come uno dei fattori principali di indirizzo nella scelta della carriera accademica.
Esperienze e aspettative di lavoro. Ma un aspetto sembra essere comune a tutti: l'ansia di stabilità. Che abbiano deciso di continuare, o no, gli studi, alle domande sul futuro arrivano risposte univoche. E preoccupanti. Si cerca il "posto". Per la quasi totalità l'aspirazione fondamentale è la stabilità dfel posto di lavoro, seguita a ruota dalla crescita professionale. A quale prezzo? Anche alto: solo il 25% pensa che sia importante avere una attività coerente con gli studi fatti o con i propri interessi. Per avere un metro di valutazione, è al di sotto (e di molto) dell'aspettativa di "garanzie di tempo libero".
È la conferma che spesso le aspettative nei confronti del rapporto scuola superiore-lavoro sono state disattese, o che, ancora, durante il corso degli studi i ragazzi hanno cambiato idea sul tipo di attività lavorativa da svolgere in futuro. E, dietro, c'è lo "spettro dei call center", della crescente difficoltà di trovare una buona occupazione. Tra gli ambiti di lavoro i più gettonati sono sicuramente il mondo del marketing, della comunicazione, delle pubbliche relazioni, ma anche della ricerca e dello sviluppo e delle vendite.
Infine il lavoro durante gli studi. Una buona percentuale degli intervistati, oltre il 60%, ammette di aver avuto almeno un'esperienza lavorativa durante il corso degli studi medi. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di lavori saltuari, part-time, estivi, comunque leggeri e spesso in nero. Ad avere la voglia maggiore di iniziare a mettere un piede nel mondo del lavoro sono i ragazzi degli Istituti tecnici, seguiti però a brevissima distanza da tutti i "colleghi" delle altre tipologie scolastiche. A sorpresa invece gli studenti dello Scientifico si attestano sotto la media: solo il 50% di loro ha avuto durante il liceo almeno un'esperienza lavorativa. A volersi cimentare nel lavoro soprattutto i ragazzi appartenenti alla piccola borghesia (71%) seguiti dalla borghesia (65%), dalla classe operaia (62%) e da quella media impiegatizia (58%).
La ricerca. L'indagine è stata svolta durante lo scorso mese di ottobre su 3779 studenti di 31 istituti italiani. Gli studenti intervistati provengono da Istituti tecnici (due diplomati su tre), dai Licei (un quinto di loro) e dagli Istituti professionali (l'11%).
(15 dicembre 2005)
mercoledì 14 dicembre 2005
Senza il consenso dei genitori è reato tatuare un minorenne

La Cassazione ha condannato per lesioni un centro estetico che non aveva avuto dai genitori di una ragazzina il consenso ad effettuarli
Senza il consenso dei genitori
è reato tatuare un minorenne
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Tempi duri per i minorenni che vogliono farsi un tatuaggio da "esporre" tra gli amici, senza farlo vedere ai propri genitori. Da oggi, infatti, chi esegue tatuaggi su minori che non hanno l'autorizzazione dei genitori rischia una condanna per lesioni volontarie.
La decisione è della Corte Costituzionale (la sentenza è 45345 della IV sezione penale) che ha confermato la condanna per lesioni nei confronti della proprietaria di un centro tatuaggi di Torino, Carmela V., 35 anni, che aveva eseguito un tatuaggio di quattro centimetri ad un'adolescente, Giulia D.R., senza aver ottenuto il "valido consenso" di padre e madre della minore.
Ai fini della configurabilità del reato di lesioni, sottolinea la suprema Corte, sono infatti sufficienti anche dei "fatti lesivi di modesta entità" come "le ecchimosi, i graffi, le scalfiture, le abrasioni", tra i quali rientra anche il tatuaggio. Nel caso in questione, infatti, la perizia aveva stabilito che l'immagine che la ragazzina si era fatta tatuare all'insaputa dei genitori aveva "prodotto un'alterazione della funzione sensoriale e della funzione protettiva della cute, comportante, per la sua eliminazione, la necessità di un'intervento terapeutico, sia pure di modesta consistenza".
L'imputata aveva cercato di difendersi, senza successo, sostenendo che il tatuaggio effettuato nel 1999 era "assai tenue e molto localizzato". Per la Cassazione, però, si tratta comunque di lesione, e per questo chi lo esegue deve richiedere ai minorenni il consenso espresso "da chi esercita la potestà genitoriale".
Attualmente è possibile eliminare un tatuaggio quasi senza lasciare traccia, tramite la tecnologia laser, ma i costi non sono certamente accessibili quanto quelli di un tattoo: si aggirano infatti tra i 1000 e i 1500 Euro.
D'accordo con la sentenza, almeno in parte, il presidente dell'Associazione tatuatori italiani riuniti (Atir), che torna a chiedere una legge in materia: "È fuorviante, in generale, associare l'idea di lesioni volontarie ai tatuaggi, perché sono comunque abrasioni, lesioni seppur lievi. Ogni tatuaggio - spiega Serra - è sostanzialmente una lesione cutanea guaribile in sei giorni. Questo non significa deresponsabilizzare i tatuatori che, innanzitutto, non dovrebbero mai tatuare chi ha meno di quattordici anni e farlo con il permesso dei genitori tra i quattordici e i diciotto anni".
(14 dicembre 2005)
martedì 13 dicembre 2005
Gli sms che si cancellano da soli: il messaggio vive solo 40 secondi

Presentato in GB "Stealth Text": dopo la lettura da parte
del destinatario, i messaggini spariscono per sempre
Gli sms che si cancellano da soli
il messaggio vive solo 40 secondi
di DANIELE SEMERARO
LONDRA - "Questo sms si autodistruggerà entro 40 secondi". Non è uno scherzo né una rievocazione dei film di Mission Impossibile, ma un nuovo servizio, lanciato in Inghilterra dalla società Staellium, provider che opera nel settore delle telecomunicazioni.
Il servizio, chiamato "Stealth Text" (letteralmente "messaggio furtivo, nascosto") offre la possibilità di inviare un sms in tutta sicurezza sapendo che si autodistruggerà dal telefono del destinatario nel momento che questo avrà finito di leggerlo. "Ogni volta che premiamo il tasto 'invia' sul nostro cellulare - spiegano alla Staellium - perdiamo il controllo dell'informazione che inviamo, e spesso ci chiediamo se e in che modo quest'informazione verrà poi riutilizzata. Secondo le ultime normative europee inoltre tutti i messaggi di testo inviati e ricevuti sulle linee cellulari saranno conservati, per motivi di sicurezza, nei server degli operatori: se i governi pensano che le nostre comunicazioni siano così importanti da doverle controllare - conclude lo slogan del servizio -, probabilmente è ora che noi stessi iniziamo a prenderne il totale controllo".
Utilizzare il servizio è molto semplice: basta avere un cellulare registrato con un gestore inglese e abbonarsi.
"Stealth Text" funziona attraverso la tecnologia Wap, presente da qualche anno ormai su tutti gli apparecchi e che permette di vedere, dal proprio telefono, semplici pagine di testo. Quando viene inviato il messaggio "autodistruttivo", il destinatario riceve una richiesta, da parte del mittente, di collegarsi via Wap a un'apposita pagina. Una volta che la pagina si è caricata, il destinatario può leggere il messaggio una sola volta, dopodiché questo si cancella da solo e la pagina diventa inaccessibile. Il costo dell'abbonamento a Stealth Text è di 50 sterline, circa 75 euro, più il costo degli sms inviati.
Chi saranno i principali utilizzatori del servizio? Per adesso nessuno può identificare un target preciso, anche se dalla Staellium ammettono che "Stealth Text" è stato pensato per gli uomini d'affari con l'esigenza di non lasciare traccia della trasmissione di informazioni particolarmente riservate. Servirà, di certo, anche per l'invio di messaggi d'amore clandestini, oppure per celebrità del mondo dello spettacolo che vogliono inviare messaggi senza il rischio che questi vengano riutilizzati inopportunamente dai destinatari.
(13 dicembre 2005)
Burlone di Wikipedia: "Scusatemi". Aveva modificato una biografia

Per scherzo ha alterato la biografia di un famoso giornalista Usa
collegandolo all'assassinio dei Kennedy. Ma è stato scoperto
Burlone di Wikipedia: "Scusatemi"
aveva modificato una biografia
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Aveva pubblicato per scherzo su Wikipedia, la celebre enciclopedia online che vive del contributo degli utenti, notizie false sull'assassinio dei fratelli Kennedy, collegandoli a un famoso giornalista. Ora Brian Chase, impiegato in un'azienda di spedizioni a Nashville, chiede scusa: "È stato uno scherzo che è andato a finire terribilmente male", ha dichiarato in un'intervista al quotidiano "The Tennessean".
La vicenda è iniziata nel maggio 2005, quando Brian Chase aveva aggiunto alla biografia del giornalista John Seigenthaler delle notizie false sulla morte di John Fitzgerald Kennedy. Secondo quanto si poteva leggere fino a qualche settimana fa, il giornalista sarebbe stato direttamente collegato agli assassini di John e Robert Kennedy e avrebbe vissuto per oltre tredici anni nell'allora Unione Sovietica. Ma era tutto falso, ammette ora Chase: uno scherzo a un collega di lavoro che conosceva la famiglia del famoso editorialista.
Da parte sua Seigenthaler, rimasto sconvolto vedendosi collegare all'assassinio dei fratelli Kennedy, con i quali aveva anche lavorato, aveva scritto un articolo per Usa Today, il giornale per cui scrive, mettendo in dubbio la credibilità di Wikipedia. La notizia poi era stata subito corretta dai gestori dell'enciclopedia, ma l'evento aveva avuto un tale rilievo negli Stati Uniti da far nascere un vero e proprio dibattito attorno alla credibilità e all'autenticità delle notizie scritte nelle enciclopedie libere.
L'editorialista, comunque, ha annunciato di non voler intraprendere azioni legali nei confronti di Brian Chase, che ha anche rassegnato le dimissioni al proprio datore di lavoro.
Lo scherzo ha anche causato il cambiamento di rotta nella politica di Wikipedia: attualmente solo gli utenti registrati possono contribuire a inserire i nuovi articoli. C'è da dire però che nonostante le nuove restrizioni, il sistema di Wikipedia continua a essere potenzialmente vulnerabile: chiunque, infatti, può intervenire in modo anonimo e modificare gli articoli già pubblicati da altri.
(12 dicembre 2005)
(Nella foto: Il giornalista americano John Seigenthaler)
lunedì 12 dicembre 2005
Ici, Savona la provincia più cara. Seguono Roma, Bologna e Venezia

Studio della Cgia di Mestre: nel capoluogo ligure l'imposta sugli
immobili è la più alta d'Italia. Vibo Valentia città più economica
Ici, Savona la provincia più cara
Seguono Roma, Bologna e Venezia
di DANIELE SEMERARO
VENEZIA - I cittadini della provincia di Savona sono i più vessati d'Italia in materia di Ici: avrebbero pagato, in media, al proprio comune 335,57 euro. Dopo di loro i cittadini della provincia di Roma (304,37 euro pro capite) e Bologna (298,34 Euro). È quanto emerge, a pochi giorni dalla scadenza del saldo dell'Imposta Comunale sugli Immobili prevista per il prossimo 20 dicembre, da uno studio realizzato dalla Cgia di Mestre. L'indagine riguarda i dati del 2004 e le variazioni di gettito tra il 2001 e il 2004.
Dopo Savona, Roma e Bologna tra le città più care anche Genova (291.84 euro pro capite) e Rimini (284,35 euro). Chiude la classifica Vibo Valentia, la provincia più "economica", con 51,19 euro. La media nazionale si attesta sui 170,15 euro.
A registrare i maggiori incrementi, rivela ancora la ricerca, è stata la provincia di Pescara (tra il 2001 e il 2004 la variazione si attesta a +24,7%) seguita da Parma (+16,7%), Agrigento e Piacenza (+16,4%). A Cagliari, invece, il gettito è diminuito dell'1,3%.
"In molte città italiane - spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - le aliquote non sono state toccate e a livello nazionale l'aumento medio è stato del 4,6%". Questo aumento è dovuto, continua Bortolussi, a un "effetto combinato di almeno tre fattori. Il primo: una lotta più serrata all'evasione; il secondo: l'aumento del valore catastale degli immobili; il terzo: l'espansione delle aree edificabili".
(Nella foto: Cittadini in fila alle Poste per pagare l'Ici)
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Boom d'iscrizioni nelle università. Ma il 50% degli studenti è pendolare

Secondo l'indagine "Euro Student" ci sono oltre centomila nuove matricole nei nostri atenei. Sale però anche la richiesta di sussidi per il diritto allo studio
Boom d'iscrizioni nelle università
ma il 50% degli studenti è pendolare
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Sempre più ragazzi s'iscrivono all'università, allargando la base degli studenti con oltre centomila nuove matricole rispetto agli scorsi anni. La maggior parte di loro, però, è pendolare e viaggia costantemente da una città all'altra per studiare. Boom di richieste, inoltre, per sussidi di diritto allo studio. Sono i dati più interessanti che emergono dalla quarta indagine "Euro Student", un'inchiesta a tutto campo sul mondo dell'università in Italia realizzata dalla Fondazione Rui.
Centomila nuovi iscritti. Con la riforma del cosiddetto "3+2" il numero degli iscritti nei nostri atenei è salito di oltre centomila unità. Le nuove matricole fanno parte di due tipologie di studenti: coloro che, appena diplomati, hanno deciso di entrare nelle università attratti dalle nuove offerte dei corsi di laurea triennali e coloro che, invece, avevano già conseguito il diploma negli anni precedenti ma non si erano iscritti ai vecchi corsi, e che la riforma ha fatto rientrare. Secondo l'indagine, l'effetto positivo dell'allargamento della base studentesca è la premessa per far crescere la quota di laureati in Italia, che costituiscono appena il 10% della popolazione (la media dei Paesi Ocse, invece, è del 15%). C'è da registrare, però, come gli studenti denuncino limiti e incongruenze del nuovo ordinamento universitario: il 70% di loro, infatti, considera insufficiente la preparazione della laurea triennale e pensa di continuare gli studi dopo aver conseguito il titolo di primo livello. Il boom d'iscritti, poi, non coincide con il numero dei laureati: secondo la ricerca infatti i ragazzi studiano con difficoltà e con risultati inferiori alla media, il che li espone al rischio abbandono.
Oltre il 50% è pendolare. Continua ad essere elevato il numero di studenti pendolari: attualmente sono il 50,5% della popolazione studentesca. La maggior parte di questi ragazzi, spiega l'indagine, ha scelto un'università vicino casa non potendosi permettere il trasferimento in altra città (cosa che ha potuto fare solo il 22% dei colleghi). La scelta della facoltà per i pendolari, infatti, è stata determinata dalla presenza degli atenei nelle città più vicine o meglio collegate più che dall'offerta didattica e dalla qualità dei docenti, che invece risultano determinanti per chi si trasferisce. La ricerca, poi, mette in luce anche come sia necessario migliorare le condizioni e i servizi per assicurare agli studenti la presenza all'interno degli atenei, come ad esempio l'insegnamento a distanza di tipo "Nettuno" e le forme di diritto allo studio (Dsu), che spesso risultano determinanti nella scelta di continuare gli studi: borse di studio e contributi per gli alloggi e i trasporti vengono utilizzati da oltre il 25% degli studenti, con una domanda spesso superiore all'offerta.
L'indagine, che verrà presentata mercoledì a Roma, è stata svolta nel 2004 su un campione di 5.023 studenti, in maggioranza all'inizio della carriera universitaria.
(12 dicembre 2005)
(Nella foto: Il 50,5% degli studenti è pendolare)
Parigi, operazione antiterrorismo. Decine di arresti nelle banlieue

Secondo gli investigatori si tratterebbe di persone "appartenenti alla criminalità comune" che finanziavano gli integralisti islamici
Parigi, operazione antiterrorismo
decine di arresti nelle banlieue
di DANIELE SEMERARO
PARIGI (Francia) - Tra le 20 e le 30 persone sono state arrestate, questa mattina, nella regione parigina e nell'Oise, a nord della capitale, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo.
Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi nell'ambito di un'inchiesta sul finanziamento del terrorismo e su progetti di attentati. Secondo fonti della polizia, fra gli arrestati figurano "persone conosciute come appartenenti al grande banditismo" e sospettate di aver commesso rapine a mano armata per "finanziare la causa degli integralisti islamici".
Secondo gli investigatori, che stavano indagando da settimane, una parte delle persone arrestate pensava di compiere "azioni violente" sul territorio francese. L'operazione, coordinata dal magistrato antiterrorismo Jean-Louis Bruguiere che sta indagando sull'ipotesi di accusa di "associazione a delinquere finalizzata al terrorismo", è stata compiuta dal controspionaggio francese (Dts), in collaborazione con l'Ufficio centrale per la repressione del banditismo (Orcb) e la Brigata di ricerca e d'intervento (Bri).
(12 dicembre 2005)
(Nella foto: L'arresto di una donna, a Parigi, sospettata di aver preso parte a rapine a mano armata per finanziare il terrorismo islamico)
mercoledì 7 dicembre 2005
Cina, nuova esplosione in miniera. 96 dispersi nel nord-ovest

Il 27 novembre 171 minatori erano stati uccisi in un incidente
Oggi la nuova sciagura. E il bilancio è destinato a salire
Cina, nuova esplosione in miniera
96 dispersi nel nord-ovest
di DANIELE SEMERARO
PECHINO (Cina) - Almeno 96 persone sono disperse a causa di un'esplosione che si è verificata all'interno di una miniera di carbone nella provincia di Hebei, nella parte nord-occidentale della Cina, a 164 chilometri da Pechino. Si tratta del quarto grave incidente in un mese nell'industria mineraria.
L'esplosione è avvenuta alle 15.30 ora locale (le 8.30 italiane) nella miniera Liuguantun, nella città di Tangshan. Inizialmente l'agenzia di stampa Nuova Cina aveva indicato un bilancio di 123 dispersi. Poi la rettifica: dei 123 minatori presenti al momento dell'esplosione, 27 sono riusciti a mettersi in salvo e sono illesi. Degli altri 96 lavoratori, invece, non si hanno notizie. E le cifre, spiegano i responsabili dei soccorsi, non sono ancora definitive. Il vice-governatore provinciale Fu Shuangjian si è recato sul posto per coordinare le operazioni e avviare un'inchiesta sull'incidente.
Solo il 27 novembre scorso un'esplosione di grisù in una miniera di carbone dalla provincia di Heilongjiang (nel nord-est del Paese) aveva causato la morte di 171 persone, uno dei bilanci più pesanti per una sciagura mineraria negli ultimi anni in Cina.
(7 dicembre 2005)
(Nella foto: Il 27 novembre scorso 171 minatori persero la vita a causa di un esplosione)
martedì 6 dicembre 2005
Ore 3.20: il blitz contro i No-Tav. La lunga notte della Val di Susa

A sorpresa le forze dell'ordine irrompono nel presidio di Venaus
Sorpresi nel sonno i manifestanti. Decine di feriti. La Valle si sveglia bloccata
Ore 3.20: il blitz contro i No-Tav
La lunga notte della Val di Susa
di DANIELE SEMERARO
VENAUS (Torino) - È stato un blitz, un attacco improvviso e inaspettato. Almeno un migliaio di agenti di polizia e carabinieri, attorno alle 3.20 di questa notte, hanno accerchiato il presidio di Venaus, 70km dal capoluogo piemontese, istituito dai cittadini della Val di Susa per protestare contro la costruzione della ferrovia ad alta velocità tra Torino e Lione e hanno caricato i manifestantanti, molti dei quali dormivano nelle tende. Durante l'operazione sono rimaste ferite diverse persone tra i manifestanti e le forze dell'ordine.
Alle 3.20 il presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa, Antonio Ferrentino lancia l'allarme: è partita l'offensiva delle forze dell'ordine per sgomberare il presidio di Venaus. Il fotografo Alessandro Contaldo racconta: "Sono arrivati circa trenta automezzi che hanno scaricato un migliaio tra agenti e carabinieri in assetto antisommossa. È iniziata subito una carica e anch'io sono stato colpito da alcune manganellate".
Durante l'operazione, raccontano i manifestanti, le ruspe travolgono tutto ciò che incontrano sul loro passaggio: tende, barricate e anche una cucina da campo. I contusi sono più di venti tra i manifestanti, 12 tra le forze dell'ordine. Le ambulanze del 118 iniziano a fare la spola tra Venaus e Susa anche se, fanno sapere dalla sala operativa, "nessuna delle persone portate al pronto soccorso ha riportato gravi lesioni".
All'alba la questura di Torino conferma: l'operazione è stata compiuta "per prendere possesso degli 82 lotti di terreno su cui la società Cnc, per conto della Ltf, dovrà compiere i lavori per la costruzione di un tunnel al servizio della futura linea Torino-Lione".
Televisioni, radio e siti Internet dalle prime ore della mattina rilanciano la notizia degli scontri e inizia uno scambio frenetico di sms sui telefoni cellulari. Partono, così, blocchi spontanei di strade statali e stazioni ferroviarie ad opera dei manifestanti: moltissimi gli studenti, gli operai e i lavoratori che questa mattina non si sono recati sul posto di lavoro.
(6 dicembre 2005)
Ferilli: "Io e Cattaneo ci frequentiamo, e lui non è capace di corteggiarmi"

Per la prima volta, l'attrice romana, in una intervista
a "Gente", ammette una simpatia per l'ex dg della Rai
Ferilli: "Io e Cattaneo ci frequentiamo
e lui non è capace di corteggiarmi"
E su una possibile candidatura per i Ds: "Non m'interessa"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Sabrina Ferilli, dopo che alla fine di agosto era stata vista in compagnia dell'ex direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, adesso ammette: "È vero, ci frequentiamo". L'attrice romana, in un intervista rilasciata al settimanale "Gente", in edicola domani, aggiunge: "È stata la mia anima 'maschile' a mettersi in contatto con la concretezza lombarda di Flavio, che ha un pragmatismo esemplare, paradigmatico. Di lui - continua la Ferilli - mi hanno colpito la pazienza ferma, il carattere forte, la sua incapacità a corteggiarmi". Sabrina è separata da Angelo Perone, che aveva sposato due anni fa.
Durante questo periodo, stando a quanto rivela l'attrice, non ci sarebbero stati né fiori né regali, perché "la seduzione in un rapporto paritario, come il nostro, è il rispetto delle promesse. Le relazioni vere e profonde - continua - non si possono impostare sul gioco, ma sulla voglia di costruire un futuro insieme. Flavio e io siamo in questa situazione, Dio solo sa cosa succederà domani. Gli amori, i matrimoni sono evoluzioni continue, non assiomi di indissolubilità. Però bisogna crederci e impegnarsi, perché i sentimenti possano crescere, mettere solide radici, provare a diventare eterni".
"L'essere un po' maschile - ammette poi Sabrina - cioè poco schiava della passione erotico-sentimentale, che divora molte donne e le rende fragili, è stata la mia salvezza. Ma non potrei mai diventare l'amante di un uomo, perché se decido di offrirmi lo faccio seriamente e in modo totale, non pongo limiti né confini".
E a proposito di una candidatura nelle fila dei Ds alle politiche del 2006 la Ferilli risponde: "Rispetto troppo la politica per prenderla sotto gamba. La mia tradizione familiare e il mio cuore battono a sinistra, ma la mia carriera è un'altra. Gli attestati di stima dei Ds mi hanno fatto piacere, però la politica attiva non m'interessa".
(6 dicembre 2005)
(Nella foto: Flavio Cattaneo e Sabrina Ferilli)
E gli studenti riscoprono la radio. Dall'Fm al Web, i network di ateneo

Ascoltate da migliaia di ragazzi: un boom in tanti atenei. E ieri il via all'ultima nata da un accordo tra "La Sapienza" e la Rai. Il caso storico di Siena
E gli studenti riscoprono la radio
dall'Fm al Web, i network d'ateneo
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Ne nasce una quasi ogni mese e sono ascoltate, ogni giorno, da migliaia di ragazzi in tutta Italia. Sono le radio di ateneo, realizzate spesso all'interno dei corsi di laurea in comunicazione. Negli ultimi anni, dopo un periodo di stallo, la radio ha ricominciato a far parte della vita di tutti i giorni dei giovani. E allora, si sono chiesti in tanti, perché non creare delle radio fatte dagli studenti per gli studenti? Le difficoltà nell'avere a disposizione un'intera frequenza Fm 24 ore su 24 sono ormai state superate, nella maggior parte dei casi, tramite accordi con radio locali per avere qualche ora di trasmissione o con le web radio: queste ultime sono le più gettonate, perché con un computer e un investimento minimo è possibile creare una vera e propria emittente.
Il panorama italiano delle radio d'ateneo è talmente vasto che a maggio a "Radioincontri", il festival della radio di Riva del Garda, si è tenuto addirittura un congresso dal titolo "Università on air". Andiamo ora a vedere quali sono le principali e più attive radio universitarie italiane. A cominciare dal nastro tagliato ieri a Roma, alla presenza di rettore e presidente della Rai.
Radio Sapienza (Roma). Radio Sapienza nasce da un accordo tra la Rai e la facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università "La Sapienza" di Roma. Le trasmissioni, che inizialmente partiranno sul web, andranno in onda anche su un canale Fm. Le attrezzature saranno fornite da Radio Rai, che offrirà non solo il know-how tecnologico, ma anche l'accesso all'archivio storico "Radioscrigno". Gli studenti di Scienze della Comunicazione, invece, saranno i protagonisti, e cureranno palinsesti e programmi dalla redazione alla messa in onda. "L'accordo stipulato tra La Sapienza e la Rai è un accordo tra grandi realtà di massa", ha detto ieri durante la presentazione dell'iniziativa il direttore di produzione di Radio Rai Francesco De Domenico. "Siamo due realtà totalmente affini, servizio pubblico e servizio di formazione", gli fa eco il preside di Scienze della Comunicazione Mario Morcellini, che sottolinea come creare un network culturale reciproco sia un patrimonio importante soprattutto per i giovani. Pur essendo l'ultima arrivata nel panorama delle radio universitarie, l'iniziativa della Sapienza è unica nel suo genere proprio perché si avvale dell'esperienza della Rai.
Facoltà di Frequenza (Siena). La prima e più importante radio italiana interamente gestita dagli studenti è "Facoltà di Frequenza" dell'Università di Siena. L'emittente - organizzata come un vero e proprio network - è unica in Italia perché va in onda tutti i giorni, oltre che su Internet, anche su una frequenza Fm (99.40 Mhz, nell'area di Siena e provincia). Il progetto, sperimentato fin dal 1998, è partito nel 2000 da un'idea di un docente, Maurizio Boldrini, che ha creato un laboratorio di comunicazione fatto dalla comunità universitaria per la comunità stessa, con informazione, approfondimenti culturali, notiziari di servizio per la comunità e intrattenimento. Il tutto realizzato totalmente dagli studenti. "Noi siamo parte di un'entità universitaria - spiega Mattia Nocchi, 26 anni e una laurea in Scienze della Comunicazione, che da semplice studente è diventato il direttore dei programmi della radio - e i contenuti e le trasmissioni hanno una duplice funzione: quella di parlare alla comunità studentesca, di informarla, e quella di far partecipare la comunità alla radio.
In questi 5 anni oltre 400 studenti si sono avvicendati al mixer e al microfono - spiega - e i nostri programmi piacciono anche perché puntano sempre a un pprofondimento culturale, elemento spesso mancante nelle altre emittenti". La radio vanta ben otto notiziari di servizio e locali al giorno con finestre informative sull'attualità dall'Italia e dal mondo. Punto forte sono anche le tramissioni musicali, nelle quali gli studenti possono dar vita alle loro propensioni: la musica che viene trasmessa è infatti alternativa rispetto alle altre emittenti, e c'è un rapporto costante con la scena della musica indipendente italiana, degli artisti emergenti. "Abbiamo diversi tipi di programmi - spiega ancora Mattia - come ad esempio 'L'operaio', un programma che parlava di opera lirica da un punto di vista fresco e ironico, oppure un programma sulle musiche sudamericane". L'elemento più interessante di questa radio è anche il fatto che non vi siano professori o "tecnici" che aiutano i ragazzi, ma tutto viene spiegato e tramandato tra gli studenti da un anno all'altro.
Radio Frequenza (Teramo). Un'altra radio d'ateneo particolarmente attiva nel panorama italiano è "Radio Frequenza", l'emittente dell'Università di Teramo. La radio è in onda tutti i giorni dalle 8 alle 10 e dalle 18 alle 20 sul sito dell'ateneo, e sulle frequenze abbruzzesi (102.00 Mhz) di una radio locale, e vanta una grande offerta con venti rubriche settimanali, due notiziari quotidiani e trentacinque studenti impegnati nella conduzione e venti nella redazione. Anche in questo caso i ragazzi seguono tutto il percorso del confezionamento di ogni singolo programma. Tra gli appuntamenti più seguiti "Pausa caffè", programma storico che svolge la funzione di approfondimento su argomenti sociali, "Discrepanze cinematografiche", "La fasenda", programma satirico, "F come fumetto", "Ver, veterinari in prima linea", ma anche programmi di musica, viaggi, sport, controinformazione, diritti dei consumatori. "L'idea dei fondatori della radio - spiega Alessandra Campanile, 27 anni, conduttrice fin dal primo anno di 'Pausa caffè' - è stata quella di creare uno studente che non si fermasse al libro, ma che mettesse in pratica quello che studiava. E così abbiamo svolto prima dei corsi teorici, tra cui anche quello secondo me molto importante di dizione, e poi siamo partiti. I programmi nascono giorno per giorno, e i responsabili cercano di offrire a tutti gli spazi che desiderano. Il mio sogno era quello di lavorare in radio, e devo dire che grazie a quest'iniziativa l'ho realizzato. Sono stata anche inviata al concerto del Primo Maggio a Roma, ho imparato anche cosa singnifichi lavorare 'sul campo' e interagire con i personaggi del mondo dello spettacolo".
RadioLumsa (Roma). L'esperienza del laboratorio di radiofonia ha portato alla creazione, già dallo scorso anno, di Radio Lumsa. Il progetto "è un'opera collettiva - spiega il responsabile del laboratorio e già inviato della Rai Francesco Mattioli - e risponde a un'esigenza fortissima della popolazione studentesca: quella di mettere in pratica le nozioni studiate all'interno delle singole lezioni. Non vogliamo darci delle arie, anzi invitiamo sempre i nostri ragazzi a leggere il giornale, ascoltare le altre radio, anche universitarie, a guardare la Tv. E così nascono gli argomenti". Per adesso la radio va in onda sul sito dell'Università, ed è costituita da un notiziario informativo, nel quale, attraverso lo slogan "Gli studenti per gli studenti. E non solo", si parla delle notizie "must", che tutti devono sapere, che provengono dal mondo dell'attualità, della cultura, della cronaca. Poi ci sono gli approfondimenti, gli interviste, il filo diretto con il campus, attraverso il quale gli studenti possono telefonare e interagire con la radio, gli appuntamenti universitari da non dimenticare e, non poteva mancare, la musica. "Credo che sia molto importante - continua Mattioli - anche il rapporto con gli studenti Erasmus, di cui ci occupiamo spesso nelle nostre trasmissioni. Ultimamente ci siamo collegati con la Spagna e abbiamo intervistato gli studenti del nostro stesso corso di laurea, e abbiamo confrontato i due sistemi universitari. E poi, giornalmente, ci occupiamo dei piccoli problemi degli studenti, dalle sedute di laurea troppo affollate al caro affitti e alla carenza di alloggi. Ci presentiamo come servizio pubblico universitario". Appena entrerà in vigore il Dab, la radio digitale, la Lumsa richiederà una frequenza per ospitare la sua emittente.
Fuori Aula Network (Verona). Un'altra importante realtà radiofonica universitaria è "Fuori Aula Network" dell'ateneo veronese. Il palinsesto della radio, che trasmette sul web dal proprio sito, prevede una serie di trasmissioni in diretta dal lunedì al venerdì su tematiche diverse tra cui l'informazione, la tecnologia, il cinema, la letteratura, lo sport (ma non il calcio, tengono a precisare gli studenti!), l'arte, la storia della musica,senza dimenticare le band emergenti della musica italiana. "L'esperienza è nata nell'aprile del 2002 - spiega la coordinatrice Tiziana Cavallo -, e fino al 2004 abbiamo fatto esperienze radiofoniche appoggiandoci a una radio locale. Gli studenti, però, sentivano sempre più l'esigenza di autoprodursi e di non sottostare ai paletti degli editori, e così abbiamo creato una vera e propria web-radio, attiva tutti i giorni dalle 10 alle 24. Tra i programmi più seguiti c'è la rassegna stampa dei quotidiani online, un programma di fiabe, uno di scoperte e invenzioni e un programma di cucina". I programmi vanno quasi sempre in diretta e, anche in questo caso, sono completamente prodotti dagli studenti.
F2 (Napoli). C'è da segnalare che da gennaio 2006 partirà un'altro network, quello dell'Università Federico II di Napoli. "La radio, che si chiamerà 'F2' - spiega la preside della facoltà di Sociologia Enrica Amaturo - sarà gestita interamente dagli studenti, che inizialmente seguiranno un corso di formazione per fonici, speaker, addetti alla produzione e alla postproduzione e programmatori musicali, poi passeranno alla pratica vera e propria, guidati da un giornalista professionista e da un team di docenti". Anche in questo caso la radio andrà in onda sul sito dell'università e poi, una volta avviata, anche in Fm.
Esistono ovviamente anche altre categorie di radio universitarie, tra cui quelle gestite direttamente dai settori comunicazione degli atenei, e che fungono, nella maggior parte dei casi, da canali di servizio istituzionali rivolti all'autopromozione. È il caso, ad esempio, dell'Università di Torino, in cui si sono avviati dei progetti per spiegare all'esterno del mondo universitario tutte le attività dell'ateneo, per divulgare le ricerche scientifiche, le testimonianze degli studenti e dei docenti. Stessa iniziativa è stata avviata all'Università di Camerino, nella quale viene prodotto un appuntamento settimanale di 40 minuti (chiamato "Gr Unicam") in cui vengono raccontate le attività degli studenti, le notizie sull'ateneo, le iniziative extracurriculari ricreative. La radio va in onda su Radio C1 del Network Inblu. A Pisa dall'aprile scorso è nato "Quarto d'ora accademico", in cui il personale dell'università e gli studenti collaborano per realizzare un programma, della durata di 15 minuti, sull'attività dell'ateneo. Anche qui dall'anno prossimo sarà creata una vera e propria redazione in cui i ragazzi produrranno da soli un notiziario.
Infine c'è da considerare come la proliferazione delle radio d'ateneo sia stata anche promossa da un'iniziativa della Rai chiamata UNIRai, un progetto di sperimentazione radiofonica, attivo anche in quest'anno accademico, che permette agli studenti universitari che frequentano corsi di laurea in comunicazione di poter realizzare programmi originali che verranno poi ritrasmessi all'interno di alcune trasmissioni di Radio2.
(6 dicembre 2005)
(Nella foto: "Radio Frequenza", l'emittente dell'Università di Teramo)
venerdì 2 dicembre 2005
Bimbo sbranato dai cani a Zurigo. Omicidio colposo per il proprietario

Il padrone, un quarantunenne italiano, era proprietario di sei pitbull; tre di essi ieri mattina, vicino a un asilo, hanno sbranato un bambino
Bimbo sbranato dai cani a Zurigo
omicidio colposo per il proprietario
di DANIELE SEMERARO
ZURIGO (Svizzera) - Il proprietario italiano dei tre pitbull che ieri hanno attaccato e ucciso un bambino di sei anni a Oberglatt, in Svizzera, è indagato per omicidio colposo. Il procedimento è stato avviato anche contro un conoscente e la compagna dell'uomo. Attualmente i due, proprietario e conoscente, si trovano in detenzione preventiva.
Secondo la ricostruzione del giudice istruttore Susanne Steinhauser, l'italiano di 41 anni proprietario dei cani aveva lasciato i suoi sei pitbull in uno sgabuzzino provvisorio sul terrazzo di un conoscente nella cittadina di Oberglatt, cinquemila abitanti, nei pressi di Zurigo, mentre assieme alla compagna puliva il locale in cui allevava gli animali.
Ma tre dei cani sono riusciti a scappare e hanno poi attaccato il bambino, sei anni, di origine turca. Subito dopo l'attacco mortale i tre cani sono stati soppressi.
Questa mattina il ministro dell'Economia Joseph Deiss ha annunciato un inasprimento dei requisiti per possedere cani pericolosi.
(2 dicembre 2005)
La vela entra negli atenei. "In regata con i nostri prototipi"

L'iniziativa, della facoltà di Architettura di "Roma Tre", permetterà agli studenti di costruire interamente una barca e di gareggiare con le altre università
La vela entra negli atenei
"In regata con i nostri prototipi"
di DANIELE SEMERARO
ROMA - Dal prossimo anno potrebbe nascere una nuova gara tra gli atenei italiani e del Mediterraneo. Non stiamo parlando di una competizione su una materia prettamente di studio, ma su uno sport, la vela, che non ha mai trovato grande spazio all'interno delle università. Non solo, una competizione che unisce sport, appunto, alla tecnica ingegneristica e architettonica degli studenti. Il Laboratorio Plastici della facoltà di Architettura del terzo ateneo romano ha presentato oggi "Una barca a vela per Roma Tre", l'iniziativa che si propone di far realizzare agli studenti una barca a vela di limitate dimensioni, con tecnologie accessibili e costi contenuti, facilmente trasportabile via terra e manovrabile in acqua. Il natante, della lunghezza di 4,30 metri, dovrà essere progettato e costruito in legno (che è un prodotto ecologico, facilmente lavorabile dagli studenti), con l'obiettivo finale di far gareggiare barche di diversi atenei in una regata.
"Il progetto è nato per caso - spiega Maurizio Ranzi, architetto, responsabile del Laboratorio Plastici -. Mi piace dare delle alternative agli studenti e inserire nella loro formazione la progettazione e la manualità. Credo sia importante, considerato che al giorno d'oggi nessuno lavora più con le mani e sembra che tutto sia più facile perché si usa il computer, e noi architetti subiamo molto l'influsso della virtualità".
All'iniziativa, che è già alla fase della progettazione, partecipano una quarantina di studenti suddivisi in otto gruppi di lavoro. Una volta ultimati i progetti, una giuria di esperti sceglierà la barca fatta meglio, ma anche più competitiva, e una squadra di venti studenti, da gennaio, inizierà la realizzazione vera e propria. Il tutto sotto la guida esperta di Massimo Paperini, velista e progettista di barche, che coordina le diverse fasi di realizzazione e che ha anche stilato un regolamento preliminare. "Quella che proponiamo è una sfida nuova - ha detto Paperini - perché vogliamo costruire una barca competitiva di alto livello, andando così a far sviluppare nei ragazzi l'aspetto tecnico e anche quello sportivo". Dello stesso avviso anche Mauro Pelaschier, skipper noto in tutto il mondo che ha partecipato numerose volte all'America's Cup e che ha patrocinato l'iniziativa: "Credo che per noi uomini, soprattutto per i ragazzi e le ragazze di questa età, sia molto importante l'aspetto della sfida, perché crea degli obiettivi forti e, soprattutto, fornisce un risultato del modo in cui si è lavorato".
"Dal prossimo anno accademico vorremmo organizzare una vera e propria regata interuniversitaria - continua ancora Ranzi - e abbiamo già avuto l'adesione di tanti atenei tra cui in primis Genova, ma anche Firenze e Napoli. Noi forniremo il regolamento come base sulla quale costruire la barca in modo che tutti potranno gareggiare con le stesse potenzialità, poi passeremo all'addestramento dell'equipaggio (che sarà formato da un ragazzo e una ragazza della stessa università) e poi organizzeremo la gara vera e propria. Il mio sogno - conclude - è quello di una regata del Mediterraneo nel quale poter sfidare altri importanti atenei come Barcellona, Marsiglia, Il Cairo, Tel Aviv, Istanbul".
(2 dicembre 2005)
(Nella foto: il prototipo della barca)
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