lunedì 18 dicembre 2006

Cafebabel.com: studenti in redazione, il giornale è europeo


Ventidue redazioni, quattordici Paesi collegati e articoli in sette lingue
"Il nostro sogno? Un giornalismo di qualità con un sito creato dagli studenti"


Parigi, effetto Cafebabel.com
l'informazione è senza frontiere


La sfida di Adriano, il direttore 26enne partito dalla Campania
"Tutto è cominciato con Erasmus. L'Italia? Sempre in ritardo...."

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Ventidue redazioni locali, quattordici Paesi europei, sette lingue, oltre trecento tra giornalisti e traduttori. E un sogno: fare un giornalismo partecipativo di qualità in una rivista scritta da europei per gli europei. È Cafebabel. com, il primo sito internet creato da un gruppo di studenti, Erasmus e francesi, all'Institut d'études politiques di Strasburgo. Dal 2001 il sito si è velocemente trasformato in un grande portale con una media di trecentomila visitatori al mese.

"Un giorno una persona mi ha detto che siamo il più bel progetto che l'Erasmus ha fatto scaturire", spiega il direttore Adriano Farano, 26 anni e originario di Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, che dal 2001 insieme ai suoi tanti collaboratori sparsi per l'Europa racconta l'attualità europea. E in effetti senza l'Erasmus, che in questi giorni ha festeggiato i vent'anni di età, l'idea non sarebbe mai partita. "Nella primavera del 2000 - racconta Farano - studiavo Scienze politiche alla Luiss di Roma e avevo fatto una domanda per poter studiare un anno a Strasburgo. All'epoca avevo già il mio piccolo giornale e una volta a Strasburgo ho iniziato, insieme a un altro ragazzo, Nicola dell'Arciprete, attuale presidente dell'associazione, a incontrare persone della mia stessa età e con i miei stessi interessi. Avevamo pensato - continua - di fare dell'Erasmus non solo un anno di feste, ma anche di costruzione di qualcosa d'importante. E così abbiamo avuto una piacevole sorpresa: il direttore dell'Institut d'études politiques ha accettato subito di riceverci e dopo aver ascoltato le nostre idee per un quarto d'ora ci ha mostrato una sala con un computer, dicendo: 'Ecco la vostra redazione'. Da allora tutti i nostri pregiudizi sull'università sono svaniti: non si trattava più solamente di studio e esami, ma di una dimensione di approfondimento cultrale che avremmo dovuto sfruttare a fondo".

"Tornati a Roma - continua - abbiamo molto sofferto dell'immobilismo e dell'appiattimento italiano. In sei mesi di lavoro ci è stata offerta solamente una piccola stanza, che avremmo dovuto condividere con altre associazioni. Guardando all'estero, soprattutto in Scandinavia, dove ai giovani vengono date moltissime possibilità, abbiamo capito che in Italia non c'era altro da fare e abbiamo gettato la spugna. Ci siamo trasferiti a Parigi e abbiamo deciso, con altri ragazzi, di fare del progetto studentesco la nostra vita. Anche lì all'inizio non è stato facile, basti pensare che abbiamo lavorato nove mesi gratis. Piano piano, però, siamo riusciti a trovare i finanziamenti e dal settembre del 2003 abbiamo potuto stipendiarci in dieci".

"Il nostro giornale è andato in linea per la prima volta il primo febbraio del 2001, e da lì è iniziato a crescere sempre di più". Attualmente il sito è pubblicato in sette lingue (catalano, francese, inglese, italiano, polacco, tedesco e spagnolo) e propone approfondimenti dell'attualità in una prospettiva transnazionale: "Nel momento in cui si assiste all'allargamento dell'Unione Europea e alla crescita dell'importanza delle sue istituzioni - si legge su Cafebabel. com - la costruzione di un'identità europea non è che agli inizi. Noi invitiamo i lettori in un sito che non è solo una realtà istituzionale, ma anche un luogo di scambio, di scoperta di culture, di scoperta dell'attualità dei differenti paesi dell'Unione, in uno spazio di analisi e riflessione senza frontiere". La redazione centrale, cosiddetta "europea", si trova a Parigi, ed è il fulcro del network. Lì c'è il vero e proprio desk che coordina le redazioni locali e gli articoli. Durante le riunioni i responsabili delle varie lingue mettono sul tavolo le differenti idee che arrivano dai collaboratori sparsi sul territorio, che sono il vero motore della rivista. Nella capitale francese, poi, si effettua anche il lavoro di controllo sulle traduzioni, anch'esse svolte da altri ragazzi.

Chiunque può scrivere (in modo volontario) su Cafebabel, sia giornalisti che ragazzi predisposti a parlare ad altri ragazzi europei. L'importante è che i pezzi proposti non siano completamente radicati in una realtà nazionale, ma che abbiano un ampio respiro. "Come media aperto - si legge nel sito - incoraggiamo e rispettiamo le divergenze d'opinione, anche se l'angolo europeo per affrontare i differenti temi è indispensabile". Gli articoli di Cafebabel non sono dei semplici articoli d'informazione, ma tendono ad offrire un approccio critico e un'analisi approfondita dell'attualità. Si passa, per fare qualche esempio, dalla letteratura europea (attualmente in linea c'è un articolo sull'"Uomo europeo secondo Villepin & Semprún") alle interviste (come "Masha, la ribelle siberiana": colloquio con una giovane giurista che si scaglia contro lo stereotipo della donna russa sexy e materna), dai reportage ("Avere figli in India. A dodici anni", scritto in occasione del sessantesimo anniversario dell'Unicef) alle discussioni sulle politiche europee.

Cafebabel può contare su partner, pubblici e privati, di rilevante importanza, come il ministero degli Esteri francese, il Comune di Parigi, la Commissione europea - direzione generale educazione e cultura.

(18 dicembre 2006)

giovedì 7 dicembre 2006

Quando l'Europa è senza frontiere. Vent'anni in giro con l'Erasmus

Il programma per gli universitari ha già portato in giro per la Ue oltre un milione e mezzo di studenti, fino a ispirare film e racconti. Oggi il via alle celebrazioni. Leggi su Repubblica.it l'inchiesta di Federico Pace. Di seguito il mio approfondimento sulle storie degli studenti.


Tra esperienze indimenticabili e problemi pratici della vita di tutti i giorni
Una delle prime borsiste: "Sono passati 19 anni, mi sembra ancora ieri"


Gli studenti Erasmus raccontano
"Un viaggio che apre la mente"


Le tante storie dall'Europa. E c'è chi, per caso, è finito a lavorare nell'ufficio di Napolitano

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Lasciare famiglie e amici, conoscere coetanei di tanti paesi, affrontare situazioni difficili in una terra straniera, vivere esperienze indimenticabili. Tutto questo è l'Erasmus e tutto questo l'hanno vissuto, dal 1987, anno di nascita del programma, circa un milione e mezzo di studenti in tutta l'Unione Europea. Un progetto che all'inizio riguardava poche persone, ma che poi negli anni Novanta, e soprattutto dopo il boom del film "L'appartamento spagnolo", è diventato quasi un "must" tra gli studenti universitari più meritevoli.

Racconta Giovanna Graziani su un sito internet interamente dedicato al progetto Erasmus che lei è stata una delle prime studentesse italiane a partire per un'esperienza di studio in un paese straniero: "Era il 1987, studiavo Lingue all'università di Pisa e per un anno sono stata all'università di Tübingen, in Germania. L'accordo prevedeva la frequenza di un determinato numero di seminari e il superamento dei relativi esami, che poi sarebbero stati riconosciuti dal Consiglio di facoltà italiano. Quell'anno ha segnato la mia vita, e ne vivo ancora un ricordo fortissimo, continuo. Quando sono partita avevo più o meno in testa quello che tutti i ragazzi e le ragazze di vent'anni si prefiggono: imparare la lingua, conoscere nuova gente, nuovi ambienti e divertirsi il più possibile. Il tutto condito da una bella dose di paura per il mondo 'straniero' che ci aspetta e che ci metterà alla prova. E poi - si legge nella sua lunga lettera - la realtà, le difficoltà di ambientamento, le prime lezioni incomprensibili".

"Io - racconta - vivevo in un villaggio studentesco, e dovevo condividere la cucina con due tedeschi (una dell'Est, che allora era ancora Ddr), due americani, una vietnamita, un peruviano e un colombiano. E ad altri piani c'erano turchi, e addirittura un israeliano e un palestinese insieme. Dopo un anno all'estero si torna con dei legami più o meno forti, ma soprattutto con la sensazione che di quel paese straniero abbiamo fatto parte anche noi. Adesso sono una 'brava impiegata', sposata con due bambine. Ma quell'anno in Germania resta una parte di me".

Partire di punto in bianco, andare in una città a migliaia di chilometri di distanza lasciando genitori, amici e la vita tranquilla non è cosa semplice, racconta Giulia, studentessa romana che sta studiando all'università di Friburgo, in Germania: "Sono partita all'inizio di settembre ed ero molto contenta, desideravo questo viaggio da anni. Andare via significava mettermi alla prova e vedere come avrei reagito in una situazione totalmente diversa dal solito. Da studentessa di lingue, la prima cosa che ho pensato è stata quella di eliminare qualsiasi contatto con la lingua italiana. La Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo è molto grande, ma purtroppo s'incontrano moltissimi ragazzi provenienti dall'Italia. Così innanzitutto mi sono cercata un appartamento con una ragazza tedesca, in modo da essere costretta a parlare tedesco in ogni situazione, e poi ho cercato di inserirmi in diversi corsi, da quello teatrale al coro dell'università a quello di balli latino-americani".

"Riuscire a frequentare tutte le lezioni - continua - è molto difficile, soprattutto perché il monte ore di lezione dei corsi tedeschi è inferiore a quello dei corsi italiani, e così noi studenti stranieri siamo spesso costretti a salti mortali pur di vederci convalidati gli esami al ritorno nelle nostre città. L'esperienza però è bellissima, sto facendo tante amicizie e soprattutto credo di aver assunto una padronanza della lingua che non avrei mai potuto avere studiando solamente in Italia. Le difficoltà - aggiunge - non mancano: io, per esempio, ho avuto un problema di salute e sono dovuta ricorrere a uno specialista. Era uno dei primi giorni, e mi sono trovata a dover parlare di malattie e termini medici in una lingua straniera".

Di storie di ragazzi Erasmus ce ne sono tantissime: da quella di Line, una ragazza olandese che ha studiato per un anno all'università di Valladolid, in Spagna, e che ha fondato, insieme a coetanei di altri paesi, un gruppo jazz che ora è diventato famoso a quella di Gianna, 24 anni e laureata in Scienze internazionali e diplomatiche che ha fatto l'Erasmus a Bruxelles e dopo pochi mesi è tornata nella capitale belga per uno stage all'Unione Europea, il sogno di tanti suoi colleghi. Ci sono poi le storie di Lucia, che dopo un periodo di studio in Svezia si è trasferita lì con un contratto a tempo indeterminato in una società informatica e quella di Michele, che dopo l'Erasmus a Berlino ha fatto una tesi di laurea proprio sulla capitale tedesca ed è rimasto a lavorare lì come guida turistica.

Federica, 21 anni di Gaeta e studentessa di Scienze Politiche a Siena, ha invece avuto un'esperienza molto particolare: "Ho fatto l'Erasmus a Strasburgo, all'Institut d'Etudes Politiques nel 2000. Era un anno molto particolare, l'anno della Conferenza intergovernativa di Nizza, che avrebbe portato al trattato di Nizza in vista dell'allargamento ad est dell'Unione del 2004. Durante la mia permanenza, un po' come tutti, sono andata a 'bussare' a tante porte per cercare stage e esperienze lavorative. Alle tante mi ha risposto l'assistente di Giorgio Napolitano, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che mi ha proposto uno stage presso la segreteria della Commissione. Chi l'avrebbe detto - continua - che avrei lavorato per il futuro presidente della Repubblica!".

I paesi che vanno nella maggiore sono quelli più vicini a noi: Spagna, Francia, Germania, Inghilterra. Ma c'è anche chi ha scelto di andare più lontano. È il caso di Silvia, studentessa di Economia e commercio all'università di Perugia, che ha vissuto cinque mesi a Czestochowa, in Polonia: "Volevo fare un'esperienza diversa - racconta - e ho scelto di andare a studiare per alcuni mesi in un paese dell'Est europeo. Sono capitata in una città non molto grande, ed eravamo in tutto in dieci a fare un'esperienza del genere, per questo ho vissuto sempre insieme ai ragazzi polacchi. All'inizio - continua - ho avuto qualche problema, soprattutto con la lingua: l'inglese non lo sanno in molti, e per necessità ho dovuto imparare a parlare qualche parole di polacco. E poi faceva molto freddo, mi chiedevo continuamente dove fossi capitata. Dopo poco, invece, ho conosciuto tante persone simpatiche, e alla fine non volevo più andar via".

martedì 5 dicembre 2006

Repubblica.it vince il premio WWW del Sole 24 Ore

Assegnati a Milano i prestigiosi riconoscimenti de "Il Sole 24 Ore"
Il giornale online vince tra i "Siti e portali d'informazione"


Repubblica.it e Radio Deejay.it
Due premi "WWW" per i siti Gruppo Espresso


Il sito della radio ottiene il riconoscimento per radio, tv, cinema e film
Google.it giudicato il miglior nella categoria generale


MILANO - Doppio riconoscimento per i siti internet del Gruppo Espresso nel prestigioso Premio WWW assegnato oggi a Milano in base alle classifiche de "Il Sole 24 Ore" stilate con i 184 mila voti di oltre 78 mila navigatori registrati. Repubblica.it ha vinto nella categoria "Siti e portali d'informazione e Community", Radio Deejay.it è stato giudicato il miglior sito nella categoria speciale radio, tv, cinema e film.

Per Repubblica.it, che a novembre ha raggiunto il record di 7,2 milioni di utenti unici con oltre 34 milioni di sessioni e 300 milioni di pagine scaricate (3 miliardi e mezzo di pagine è la previsione finale per il 2006), è la seconda volta dopo il premio ottenuto nel 2002.

Nella motivazione si sottolinea il valore dei contenuti multimediali insieme alla completezza e la velocità dell'informazione: "Il sito si distingue per la vasta e puntuale informazione ampiamente integrata da una sezione multimediale che offre numerosi contributi video di attualità, sport spettacoli e tecnologia". Fondamentale "la capacità di cogliere per primi l'importanza dell'approccio televisivo anche su internet unita alla ricchezza e alla qualità dei contenuti multimediali".

Per Radio Deejay, un prestigioso "esordio" nel premio. Il sito, rinnovato nella grafica e nei contenuti ha totalizzato nel mese di novembre 803 mila visitatori unici (+25,3%). Dal 15 novembre ha inaugurato il negozio virtuale on line Deejay Store per scaricare musica in formato digitale. Sul sito gli utenti possono riascoltare in streaming e scaricare in podcast sul proprio mp3 il meglio dei pogrammi andati in onda.

Ed ecco la motivazione: "Il sito si caratterizza per una grafica giovane e frizzante, per una grande varietà di contenuti e per una forte multimedialità. Le chat, i blog e i forum permettono agli utenti di sentirsi veramente parte del mondo della radio, facendo dell'interattività con gli utenti la carta vincente del sito".

Il premio WWW è arrivato alla nona edizione. La giuria di esperti, presieduta da Mattia Losi (Chief Contents Officer del Sole 24Ore.com) e composta da Luca De Biase, Enrico Pagliarini, Layla Pavone, Ezio Viola, Michele Ficarra Manganelli ha scelto a partire dalle classifiche dei 14 settori definite dal voto "popolare".

Nella categoria generale, il sito più votato è risultato Google.it. Tra le categorie di nuova istituzione vi è quella dei "Blog", che ha visto primeggiare il sito del giornalista Claudio Sabelli Fioretti che ha battuto quello di Beppe Grillo.

Notevole il successo dei siti legati alla grande editoria nazionale. Oltre a Repubblica.it, hanno vinto, nelle rispettive categoria, anche "Quattroruote.it" (nella categoria "Auto&Motori") e "Glamouronline.it" (nella categoria "Home, Fashion & Lifestyle").

Tra gli altri vincitori figurano eBay.it, miglior sito di "Commercio elettronico", e Emergency.it che vince nella categoria "Istituzioni, P.A. & Non Profit", Yahoo.it nei "Motori di ricerca", Enel.it per le "Imprese", Fineco.it per "Finanza, banche e assicurazioni", Expredia.it nei "Viaggi e tempo libero".

(5 dicembre 2006)

Record a novembre: oltre un navigatore su tre legge Repubblica.it

A novembre il record: più 41% rispetto al 2005, oltre 7,2 milioni di utenti unici
In crescita gli indicatori di consumo. Bene anche le altre property internet del Gruppo


Internet, un navigatore su tre
sceglie Repubblica.it


Più lettori di Repubblica.it grazie anche a RepubblicaTv e Star Control

ROMA - Crescono del 41% in un anno i lettori di Repubblica.it. A novembre gli utenti unici sono stati 7,2 milioni, contro i 5,1 del 2005. E' un record assoluto, che porta l'audience online di Repubblica a oltre un terzo degli utilizzatori italiani della rete (19,8 milioni a ottobre 2006 secondo le stime di Nielsen NetRatings).

Un primato nel settore delle news confermato dai risultati delle altre property internet del Gruppo Editoriale L'Espresso: il network totalizza 10,2 milioni di utenti contro gli 8,1 di novembre 2005 (+26%), Kataweb 4,1 (+20,6%), L'espressonline mette a segno un +34% e arriva a quota 512mila, Deejay registra 803mila visitatori unici (+25,3%). Oltre al numero dei lettori totali, sono in crescita anche gli indicatori di consumo di Repubblica.it: le pagine viste a novembre hanno sfiorato i 300 milioni, il numero complessivo di visite ha superato i 34,5 milioni. Nel giorno medio i visitatori unici sono stati oltre 664mila.

Numeri che dimostrano quanto l'utilizzo del sito sia un'abitudine consolidata dei navigatori italiani. Merito anche delle nuove sezioni e servizi che hanno arricchito il prodotto: da RepubblicaTv, che offre in diretta e in podcast collegamenti e dibattiti con i protagonisti della cronaca e della politica, a Star Control, il borsino con le quotazioni della popolarità di oltre 6 mila personaggi: nel primo mese di attività ha raccolto l'attenzione di oltre 615mila utenti unici. Repubblica.it ha anche introdotto recentemente una sezione dedicata all'ambiente.

(5 dicembre 2006)

lunedì 4 dicembre 2006

Soldi e sicurezza, i sogni dei giovani studenti


L'indagine Almalaurea su 159mila ragazzi traccia il profilo della popolazione studentesca
Gli interessi maggiori restano la sicurezza contrattuale, la carriera e il guadagno


Università, identikit della matricola
venti su cento lasciano al primo anno


Boom di contatti sul sito Repubblica.it per il questionario di autorientamento: sfiorata quota 200mila

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Su cento studenti che s'iscrivono al primo anno di università, la maggior parte è interessata alla sicurezza contrattuale più che all'indipendenza e alla flessibilità nel mercato del lavoro ed ha una propensione per statistica, ingegneria e economia. Peccato che poi venti, di questi cento, abbandonino i libri prima del secondo anno. Sono alcuni dei risultati che emergono da uno studio condotto dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea su un campione di oltre 159mila studenti e che verranno discussi domani, martedì 5 dicembre, presso l'aula magna della facoltà di Economia dell'Università di Bologna in un convegno dal titolo "Costruire il futuro: l'orientamento alla scelta degli studi universitari".

"L'ingresso in università - spiega il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli - spesso disorienta la giovane matricola. La recente riforma degli orientamenti didattici universitari ha rappresentato un ulteriore elemento di incertezza in virtù della moltiplicazione dei corsi di studio introdotti. Anche se la riforma ha contribuito a ridurre gli abbandoni, purtroppo oltre venti matricole su cento si ritirano dopo il primo anno: un costo sociale, familiare e personale davvero troppo elevato".

Secondo le stime di AlmaLaurea, il maggior numero di abbandoni, con quasi il 27 per cento di studenti del primo anno che non s'iscrivono a quello successivo, si verifica nell'ambito geo-biologico. A seguire, quello scientifico (23,8 per cento) e giuridico (23,1 per cento). Record positivo, invece, per l'ambito psicologico: solo il 9,8 per cento non prosegue oltre il primo anno.

Grazie al boom di contatti del test di autorientamento realizzato da AlmaLaurea in collaborazione con il nostro sito (il questionario è stato compilato da quasi duecentomila studenti con una media di 1200 persone al giorno e più di un milione di pagine visitate), il consorzio, avvalendosi di alcuni psicologi, è riuscito a stilare un'indagine sui desideri e i profili dei ragazzi che si sono iscritti a settembre, o che si iscriveranno l'anno prossimo, a un corso di studi universitario.

All'interno del test erano presenti domande sul funzionamento del sistema accademico e quesiti che permettevano ai giovani di valutare le proprie attitudini e capacità di studio e di conoscere gli sbocchi occupazionali alla luce delle scelte compiute da laureati in anni precedenti.

Alla fine del test, per ogni studente è stato possibile tracciare un profilo personalizzato più o meno distante da uno dei dieci profili base, divisi per lavoro svolto e percorso formativo scelto. Per raffigurare le varie tipologie sono stati scelti degli "animaletti", ognuno con caratteristiche diverse: dal "lupo d'appartamento" al "leone rampante", dalla "formica ambiziosa" al "gatto sornione".

"In linea di massima - spiegano gli psicologi - chi esprime competenze 'elevate' in merito a uno dei profili, tende a distinguersi positivamente anche negli altri. È particolarmente forte, ad esempio, l'associazione tra la focalizzazione degli obiettivi e l'efficacia del metodo di studio. In secondo luogo, la consapevolezza delle proprie preferenze e interessi esprime un legame debole con le altre competenze e gode di una certa autonomia rispetto ad esse".

Entrando in particolare nel merito delle risposte relative alle aspirazioni e ai valori degli studenti spicca, ad esempio, che la maggior parte dei ragazzi (il 70 per cento) ha una forte consapevolezza delle proprie preferenze e interessi; ancora, il 66 per cento dà un valore elevato alla formazione, contro il 29 per cento che ne dà un valore medio e una piccola parte (5 per cento) che pensa che essa non sia fondamentale per assicurarsi un futuro. La stragrande maggioranza, inoltre, è disponibile nei confronti delle novità. Risultati diversi, invece, sulla capacità di affrontare gli imprevisti: si sentono sicuri solo 40 ragazzi su 100.

L'analisi di queste competenze trasversali, spiegano da AlmaLaurea, ha permesso di individuare cinque gruppi distinti e stabili di giovani: il primo gruppo è quello degli eccellenti, che incidono del 22 per cento sul totale. La maggior parte di essi proviene dal liceo classico, è di sesso femminile, risiede al Sud ed è relativamente giovane. I ragazzi di questo gruppo hanno manifestato un livello di conoscenza del sistema universitario e del mercato del lavoro relativamente elevato.

Il secondo gruppo è quello degli "ottimi un po' mediani", che incidono per il 16 per cento e si caratterizzano per le elevate competenze in merito al metodo di studio, alla focalizzazione sugli obiettivi e ai risultati scolastici, per una relativamente scarsa consapevolezza delle proprie preferenze e interessi per il futuro formativo e professionale e per un profilo intermedio per quanto riguarda l'apertura al nuovo. Hanno maggiore probabilità di provenire da un liceo scientifico, di essere di sesso femminile e vivere al nord.

Ci sono poi i "medi operativi", categoria in cui ricade la maggioranza degli studenti italiani: si distinguono per le elevate competenze in merito alla disponibilità al nuovo, per i risultati scolastici e la consapevolezza delle proprie preferenze e interessi. Hanno maggiori probabilità di provenire da un liceo linguistico o da un istituto tecnico industriale e di vivere al nord. In loro si può notare anche un orientamento pratico connotato da un certo ottimismo verso il mercato del lavoro con una tendenza a valutare positivamente l'efficacia del tirocinio formativo come canale d'inserimento occupazionale.

Quarto gruppo è quello dei "volenterosi" (19 per cento del totale), cui appartengono ragazzi che si distinguono per bassi livelli di competenza in generale, ma alta capacità di analisi. Hanno maggiori probabilità di provenire da un istituto tecnico commerciale, di essere maschi, di vivere in Italia centrale e di essere relativamente adulti (quindi in ritardo negli studi). Ultimo gruppo è quello dei "deboli" (8 per cento): si distinguono per bassi livelli di competenza in generale. Hanno maggiori probabilità, così come il gruppo precedente, di provenire da un istituto tecnico commerciale, di essere maschi, di vivere nel Nord-Est e di avere poche conoscenze sul sistema universitario e i suoi legami col mondo del lavoro.

Parlavamo prima degli animaletti con cui sono raffigurati i profili dei ragazzi. Ebbene, quello che rappresenta la maggior parte degli studenti italiani che stanno per iscriversi al primo anno di università è quello della "formica ambiziosa". I ragazzi di questo profilo, spiegano i resposabili della ricerca, cercano la stabilità del lavoro, la coerenza tra questo e gli studi universitari compiuti, la possibilità di acquisire professionalità, fare carriera e guadagnare. Allo stesso tempo, però, la formica non è appagata dalla possibilità di essere autonomi e indipendenti, dalla flessibilità dell'attività lavorativa, dal coinvolgimento nelle decisioni aziendali, dalla possibilità di svolgere un lavoro utile per la società.

"La formica ambiziosa", e così dunque la maggioranza degli studenti italiani, ha una propensione per il settore economico-statistico e l'ingegneria; l'ambito lavorativo in cui trova generalmente lavoro è nel credito e nelle assicurazioni, nella metalmeccanica, nella chimica, nella manifattura o nell'informatica. Il guadagno mensile netto a cinque anni dalla laurea è di poco superiore alla media (1430 euro contro i 1300), con tempi di attesa inferiori rispetto alla media.

(4 dicembre 2006)

venerdì 1 dicembre 2006

Internet veloce, comuni in trincea: "È come l'acqua"


Dalle Marche l'idea di fondare una società pubblica. Oltre 40 i paesi coinvolti
L'iniziativa porterà a prezzi molto bassi internet veloce nei centri non raggiunti


Comuni contro il digital divide
"L'Adsl? Per noi è come l'acqua"


Dopo l'esperienza di Verrua Savoia si moltiplicano le iniziative in tutta Italia

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Superare il digital divide, cioè il divario nell'accesso alle nuove tecnologie, dei piccoli comuni nei confronti delle grandi aree urbane e industriali. Nelle Marche ci sta provando una società pubblica, Sic1, che propone alle amministrazioni locali di consorziarsi per fornire a prezzi molto bassi l'accesso a internet ad alta velocità (Adsl) a tutti i cittadini laddove non arrivano le compagnie telefoniche tradizionali. Il problema della scarsa copertura Adsl in alcune zone apre nel nostro Paese ciclicamente discussioni e malumori. Gli ultimi proprio a inizio ottobre, quando l'Unione Europea ha ammonito l'Italia per essere una delle nazioni più arretrate d'Europa: solo l'87 per cento della popolazione ha accesso alla tecnologia Adsl, e la maggior parte degli "sfortunati" abita nelle zone rurali. Un divario che diventa ormai sempre più inaccettabile non solo per chi lavora, ma anche per chi utilizza internet per motivi di studio o di svago.

"L'idea - spiega Luca Vincenti di Sic1 - è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all'interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po' come quello dell'acqua, che dev'essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini".

La società è partita da un singolo comune, Chiaravalle in provincia di Ancona, e via via si è allargata riscuotendo molto successo anche in altri 42 comuni. "Sic1 - continua Vincenti - è completamente di proprietà delle amministrazioni comunali, che forniscono poi a pioggia ai cittadini i servizi che noi proponiamo, con prezzi assolutamente competitivi. Il nostro traguardo più importante è quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori".

Il nostro progetto principale si chiama "A9 Adsl" e funziona pressappoco così: Sic1 s'impegna a far arrivare internet ad alta velocità nel comune socio, il quale a sua volta elargisce la rete ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora viene installato il servizio di Adsl wireless, senza fili. "La connessione che proponiamo ai cittadini - aggiunge Vincenti - viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell'anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari".

"La linea si chiama A9 - aggiunge il direttore di Sic1, Stefano Ricci - perché oltre al fatto che la forniamo nove euro, 'A9' è anche la sigla di un modello economico di ottimizzazione e di allocazione delle risorse in modo da contenere i costi e ridurre gli sprechi mantenendo l'efficienza e l'efficacia dei servizi all'interno delle pubbliche amministrazioni. Il modello è stato applicato prima al management dell'area informatica del comune di Chiaravalle, poi nel 2005 quando è nata effettivamente la società, la metodologia del risparmio è stata profusa a tutti gli aderenti. L'intento principale è sicuramente quello di avvicinarli all'innovazione tecnologica e di restringere la forbice del digital divide. Noi per fornire questi servizi non ci rivolgiamo a un'unica azienda, ma tentiamo di realizzare, attraverso procedure pubbliche, un'aggregazione di aziende a carattere nazionale o internazionale. Tra tutti i prodotti o servizi di ciascun'azienda, si sceglie quello che meglio la rappresenta in termini di qualità, contrattando per quel singolo prodotto le migliori condizioni di offerta a fronte dell'avere una massa critica costituita dall'aggregazione dei comuni. L'insieme dei singoli prodotti porterà a un sistema di eccellenza in termini di costo e modalità di erogazione". "Abbiamo la consapevolezza - aggiunge Ricci - che oltre al digital divide esiste anche un altro divario, quello della formazione. Per questo abbiamo lanciato progetti orientati alla formazione delle figure della pubblica amministrazione (dalla conoscenza dei software base fino a quelli più specialistici) e del cittadino. Non siamo dei fanatici del computer, ma cerchiamo di far capire al cittadino come la tecnologia possa aiutarlo nelle faccende di tutti i giorni".

Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche, da Sassoferrato a Sant'Elpidio a Mare, da Camerata Picena a Pergola, solo per citarne alcuni, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l'accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione. All'interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato "Silver Age", rivolto alla fascia più debole della popolazione, che prevede l'utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.

"Sic1 - conclude Ricci - è attualmente l'unica società pubblica non a scopo di lucro che opera concretamente al fine di abbattere il digital divide, fornendo servizi e connettività ai cittadini dei comuni soci. I nostri bilanci sono pubblici, e nella prospettiva dei ricavi vengono reinvestiti nella medesima società. Entro la fine del 2007 prevediamo che la cordata pubblica arrivi ad oltre 100 comuni, consentendo a sempre più utenti che fino al giorno prima abitavano in zone non coperte dalla connessione Adsl di poter navigare in rete a un prezzo pubblico".

Sic1 è solo l'ultima di una serie di numerose iniziative che puntano al superamento del digital divide. Precursore è stato il progetto del Politecnico di Torino, che ha portato nel piccolo paese di Verrua Savoia una copertura Adsl senza fili utilizzando ripetitori sparsi in tutto il territorio comunale. Un progetto molto simile a quello che partirà fra poco nel basso Friuli, dove è in fase di costituzione "Ajarnet", una società per azioni controllata da otto comuni (tra cui Cervignano del Friuli e Ruda), che andrà a fornire la banda larga a un territorio di cento chilometri quadrati e 25mila abitanti. "Riteniamo internet ad alta velocità un servizio di pubblica utilità - spiega Mauro Rizzo, consigliere delegato all'innovazione del comune di Ruda - in un territorio non appetibile ai provider tradizionali. Insieme al Politecnico di Torino realizzeremo l'infrastruttura e gestiremo i servizi. Oltre alla connettività wi-fi lavoreremo in sinergia con il progetto 'Hermes' della regione Friuli Venezia Giulia, che prevede, tramite una Spa regionale, 'Mercurio', di portare la fibra ottica in tutti i comuni della regione".

Altri interessanti servizi si trovano in provincia di Piacenza, nella Val Tidone, che è una vallata a forte rischio di spopolamento, in cui si sta cercando d'investire sulle possibilità del telelavoro per favorire il ripopolamento. Un altro progetto simile partirà tra poco anche nelle Isole Egadi, che d'estate sono molto frequentate ma che in inverno sono semideserte. Ancora, altre esperienze analoghe, senza la pretesa di citarle tutte, da San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, a Vicopisano, in Toscana, da Gorla Maggiore, vicino Varese, alla comunità montana delle Valli Stura e Olba, in Liguria, da Castelbelforte (Mantova) a Rivarolo del Re (Cremona) alla Comunità montana della Valle Cannobina, in provincia di Verbania, dalla provincia di Napoli alle valli dell'alto biellese a quelle bergamasche.

(1 dicembre 2006)

(Nella foto: un ripetitore wi-fi)